La rete non dimentica” diceva sempre Gianroberto Casaleggio l’ideatore del Movimento 5 Stelle. E la storia che stiamo per raccontarvi lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Per raccontarla e per addentrarci nei meandri della Rete abbiamo chiesto la consulenza di un esperto di cyber-sicurezza Fabio Pietrosanti.

Perché questa è una storia di siti internet che scompaiono, di manipolazione del pubblico e di fake news. Questa è la storia segreta della consulenza che Philip Morris ha affidato alla Casaleggio Associati per l’importo di quasi 2 milioni di euro netti in tre anni. A cosa sono serviti quei due milioni di euro? Nessuna delle parti in causa vuole rivelarlo.

L’“investigazione digitale” di Pietrosanti – che pubblichiamo integralmente – dimostra cosa faceva l’azienda milanese per promuovere il tabacco riscaldato targato Philip Morris, a cui come è noto, i governi Conte hanno dimezzato la tassazione. Partiamo da una data, il primo dicembre. Sui media è già esplosa la vicenda Casaleggio-Philip Morris.

La trasmissione Le Iene denuncia che ci sono alcuni siti riconducibili a Casaleggio Associati che fanno pubblicità al tabacco riscaldato. Tra questi siti se ne cita uno, I furiosi.

Cosa succede a questo punto, Pietrosanti?
La mia attenzione viene catturata da quella denuncia ma il sito I Furiosi è sparito. Da qui parte l’inchiesta e ricostruisco un archivio documentale di questo sito, i suoi collegamenti e autori. L’archivio con tutte le evidenze di indagine è liberamente consultabile e scaricabile dal mio profilo github https://github.com/fpietrosanti/ifuriosi/.

Iniziamo da qui. Di cosa si occupava questo sito? Cosa c’entra con la vicenda Casaleggio Philip Morris?
Il dominio internet ifuriosi.it risulta registrato il 17-04-2018 da Matteo Blandford.

Di chi si tratta?
È un web designer. Il suo curriculum indica la realizzazione di I Furiosi dal 2017 per Casaleggio Associati. Il suo rapporto con la Casaleggio Associati pur presente nel curriculum non risulta invece menzionato negli altri profili pubblici dell’autore. Di certo lavora per alcuni grandi progetti per l’azienda milanese, tra i quali le due edizioni di SUM, il convegno dedicato a Casaleggio padre, e la campagna a favore di Moby, un cliente di Davide.

Come fa a dire che il sito scomparso era gestito per conto della Casaleggio?
Lo dice lo stesso web designer. Ed è l’indirizzo IP, una sorta di targa che identifica ogni sito, che ce lo dice: nello stesso blocco di indirizzi IP risultano presenti altri siti riconducibili a Casaleggio Associati Srl, Associazione Rousseau, Movimento 5 Stelle, Marco Travaglio, siti di altri clienti dell’azienda.

Entriamo nel dettaglio: di cosa si occupava I Furiosi?
L’homepage del sito raccoglie vari articoli sul tema del fumo, del tabacco, enfatizzando le sigarette con tabacco riscaldato, criticando il consumo di sigarette tradizionali ed elettroniche criticando la validità dei report OMS sui danni del fumo, enfatizzando aspetti del fumo quali l’emancipazione delle donne.

Insomma, un caso di manipolazione dell’opinione pubblica?
Esattamente. Ma con un’aggravante: qui si parla di salute pubblica, di pubblicità ingannevole.

Pietrosanti volta lo schermo e appaiono in sequenza una decina di pagine web provenienti dal sito scomparso. I titoli sono indicativi. Si va dalle accuse all‘OMS, ai minori danni del tabacco riscaldato rispetto alle sigarette tradizionali, al confronto tra due tipi di tabacco riscaldato (di cui uno è IQOS di Philip Morris).

IQOS (CLICCA QUI PER IL DOCUMENTO)

La caffeina crea più dipendenza del tabacco (CLICCA QUI PER IL DOCUMENTO)

Dicono che l’OMS si sbaglia in merito ai rischi della salute delle sigarette elettroniche (CLICCA QUI PER IL DOCUMENTO)

Cos’altro hai scoperto?
I Furiosi aveva una forte presenza sui social. Tutti i profili sono spariti o resi privati. A partire da un account YouTube da 38.000 iscritti, dal quale ho reperito una preview di tutti i titoli dei video. Un account Facebook che alla data della sospensione aveva 103.882 likes, numero significativo da cui si può ipotizzare un ingente investimento pubblicitario che qualcuno avrà pagato.
Anche l’account Twitter – @WeAreFuriosi – viene sospeso ma come si può notare dalle conversazioni c’è un peculiare intervento della Philip Morris International a seguito dei suoi post.

L’account Instagram è stato cancellato e non è stato possibile reperirne copie.

Cosa contenevano i video?
Nel sito c’era l’anteprima di un video che sembrerebbe voler dimostrare la differenza fra sigarette normali, elettroniche e riscaldate ma che non è più visibile, è stato reso privato all’indirizzo. Tale video è nella intestazione a piè di pagina del sito, in tutti i contenuti navigazionali. Ovviamente non ha nessuna validità scientifica.

Perché secondo te questo sito e tutti i suoi canali social sono stati cancellati?
Perché è vietata la pubblicità di sigarette elettroniche comprese quelle a tabacco riscaldato, secondo l’articolo 21 comma 10 del decreto legislativo 12 gennaio 2016. Sono vietate le comunicazione commerciali che abbiano anche l’effetto indiretto di promuovere le sigarette. E questo vale anche per la comunicazione “nei servizi della società dell’informazione” cioè siti web e social media. Aldilà dell’aspetto etico e morale, tale pubblicità può prevedere sanzioni da 30.000 a 150.000 euro.

Quindi essendo vietata questo tipo di pubblicità andava fatto sparire tutto, giusto?
Certo perché questo reticolo di informazioni riporta al caso Philip Morris Casaleggio. Ecco la risposta alle vostre domande. Questo era ciò che faceva Casaleggio per Philip Morris.

Cosa intendi fare di questa tua indagine?
Quello che va fatto, consegnarla all’AGCOM, all’agenzia delle Dogane e Monopoli e all’autorità giudiziaria. Che siano loro a decidere se questo tipo di comunicazione è legale.