«Fino a quando non rivoluzioneremo il modo di pensare e non ci sarà un cambiamento culturale le donne in politica rappresenteranno sempre una minoranza. È dimostrato che i governi guidati dalle donne offrono risultati migliori. Bisogna dare alle donne l’opportunità di esprimersi e lavorare. Come? Creando una rete di servizi efficienti». Armida Filippelli, assessore regionale all’Istruzione e vicesegretario campano del Partito democratico, analizza con il Riformista l’origine e della disparità di genere in politica e traccia la strada per superarla.

Come mai le donne in politica sono ancora poche?
«C’è un problema culturale. Dobbiamo combattere il privilegio maschile che suggerisce l’idea che la politica sia fatta per gli uomini. Dobbiamo avere più consapevolezza delle nostre competenze e capacità. Occorre mettere in atto una rivoluzione culturale che parta in primis da noi donne: dobbiamo essere solidali e supportarci di più le une con le altre».

Nel corso della sua carriera ha avuto difficoltà a emergere?
«Direi di no, sapevo di essere competente e dedita alla mia professione. Il mio lavoro è stato sempre compreso e riconosciuto».

Quindi, secondo lei, anche alla luce delle polemiche scoppiate nei ranghi del Pd, non crede ci sia stata una “discriminazione” verso le donne?
«Credo di no. Molto spesso le donne sbagliano quando scelgono il capocorrente. Scegliendo un uomo può succedere che, alla fine, venga riconosciuto più il lavoro maschile che non quello femminile che è altrettanto importante e strutturato. La questione della nomina dei tre ministri uomini è responsabilità del governo Draghi, non del partito. Sicuramente ci batteremo affinché ci sia un’assoluta parità».

In che modo si può uscire da questa situazione e abbattere definitivamente le disparità di genere?
«Facendo valere le nostre competenze e la passione politica. La società ha bisogno del lavoro delle donne, l’abbiamo visto nei Paesi nordeuropei guidati: lì le donne hanno gestito la pandemia con più empatia e attenzione. Tutto ha funzionato meglio. Ma dobbiamo anche dare a tutte la possibilità di esprimersi e di lavorare. È per questo che bisogna creare un welfare solido e servizi efficienti. Penso agli asili nido che ridurrebbero la povertà educativa e le disuguaglianze e solleverebbero le donne da imperativi spesso silenziosi che suggeriscono loro di stare a casa e badare solo alla famiglia».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.