Intervista a Mahmoud Hakamian

Quali sono le dinamiche del potere oggi all’interno dell’Iran?
«Il regime ha subito colpi gravi e nessuno è in grado di sostituire Ali Khamenei. Nessuna figura appare capace di colmare tale vuoto. Tuttavia, la natura del regime resta immutata nei suoi fondamenti: un sistema basato sul principio del velayat-e faqih, ovvero una dittatura religiosa assoluta. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) continua a svolgere un ruolo sempre più determinante in diversi ambiti, in particolare nella repressione interna. Ciò che è del tutto evidente, tuttavia, è che il regime si trova in un vicolo cieco: non dispone di alcuna via d’uscita strategica credibile».

Ci sarà un cambio di regime?
«Dopo la rivolta del gennaio 2026 il mondo è stato testimone della collera del popolo iraniano e della sua chiara richiesta di un cambiamento di regime e dell’instaurazione di una repubblica democratica. La questione non è più se il regime cambierà o meno, bensì quando e in che modo. Il regime dei mullah è oggi più debole che mai e, nel corso dei suoi 47 anni di esistenza, non si è mai trovato in una posizione così fragile. Contestualmente, la Resistenza non è mai stata così forte come oggi. Il cambiamento non avverrà né attraverso politiche di appeasement nei confronti del regime, né tramite un intervento militare esterno. Esso nascerà dall’interno dell’Iran, grazie all’azione del popolo e di una resistenza organizzata che ne costituisce il fulcro. È precisamente questo il compito svolto dalle Unità di Resistenza del Mojahedin del Popolo (MEK), attive oggi in tutte e 31 le regioni del Paese».

Quali sono le formazioni politiche che potrebbero porsi come alternativa al regime teocratico dei pasdaran?
«In Iran esiste un’alternativa democratica credibile e affidabile rappresentata dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI). Si tratta di una coalizione di forze e personalità democratiche che respinge tanto il sistema monarchico quanto quello teocratico e che da oltre 45 anni lotta per l’instaurazione di una repubblica democratica. Maryam Rajavi, Presidente eletta per il periodo di transizione verso la sovranità popolare, ha elaborato un programma in dieci punti per il periodo di transizione. Tale programma prevede la separazione tra religione e Stato, la garanzia delle libertà individuali, la parità di genere, il diritto all’autonomia per le diverse etniche — in particolare per i curdi — l’abolizione della pena di morte e la creazione di un Iran non nucleare».

Questa resistenza è stata oggetto di numerose accuse, tra cui l’etichetta di “terrorismo” o la presunta mancanza di una base sociale. Qual è la causa di tali accuse?
«Queste accuse fanno tutte parte di una vasta campagna di demonizzazione orchestrata dal regime dei mullah e del ministero dell’informazione contro il suo principale avversario. Quando il regime ha compreso di non essere in grado di eliminare questa alternativa democratica — radicata profondamente nella società — attraverso una repressione brutale e disumana, ha affiancato al proprio apparato repressivo una campagna propagandistica su larga scala, finanziata con ingenti risorse. A tal fine, oltre agli organi ufficiali, sono stati mobilitati numerosi canali informali e reti di lobbying».

Il Mek è favorevole alla sharia? Oppure ha una visione societaria liberale?
«Uno dei dieci punti del programma di Maryam Rajavi è la separazione tra religione e Stato. Negli anni, il suo slogan è stato: “No alla religione, no al velo imposto e no al governo imposto”. Per quanto riguarda la questione del velo, è opportuno ricordare un episodio storico significativo. Reza Shah Pahlavi (nonno del Reza Pahlavi), una volta giunto al potere, impose con la forza la rimozione del velo alle donne iraniane, e molte di coloro che desideravano mantenerlo furono escluse dal lavoro. Allo stesso modo, Khomeini, una volta al potere, impose con la forza l’obbligo del velo. Per questa ragione, la resistenza iraniana si oppone a entrambi questi modelli e ritiene che la scelta debba spettare liberamente alle donne stesse».