La riforma della giustizia slitta. Anche lo sciopero dei magistrati contro la riforma della giustizia slitta. Forse sarà sostituito da una notte bianca durante la quale – si suppone – chi aderirà dovrà stare sveglio fino alle ore piccole. La riforma slitta solo di pochi giorni, ma in questi giorni sarà cassata la norma che prevedeva un minisorteggio tra i meccanismi che avrebbero dovuto regolare l’elezione del Csm. Il minisorteggio è stato valutato, evidentemente come un danno, seppur minuscolo, per le correnti, e le toghe hanno chiesto allo Stato di eliminarlo.

Torna il sistema-Palamara. Lo Stato ha accettato. E così la trattativa Stato-Toghe si è conclusa rapidamente, con la capitolazione dello Stato e la vittoria delle toghe. Ora staremo a vedere se qualcuno vorrà aprire una inchiesta su questa trattativa. Ingroia non può occuparsene perché è diventato avvocato. Di Matteo neppure perché fa parte del Csm. Può darsi che l’inchiesta non ci sarà…

Comunque il risultato è quello. Come in tutte le precedenti occasioni, nelle quali qualche governo tentò di realizzare piccole riforme della giustizia, compresi i governi di Berlusconi e di Prodi, alla fine salta tutto. Le Procure si mettono di traverso, minacciano fuoco e fiamme (e, eventualmente, avvisi di garanzia) e i politici, buoni buoni, si arrendono. Pensate un po’, la riforma partiva dall’idea che siccome in questi 25 anni la magistratura aveva invaso molti campi non suoi e aveva assunto un potere debordante e una capacità devastante di sopraffazione sulla vita delle persone, occorreva correre ai ripari per riportare in funzione lo stato di diritto.

Come? Per esempio con la separazione delle carriere, con la responsabilità civile, con la riforma del Csm, con la riduzione ai minimi termini della detenzione preventiva, con l’autonomia della polizia giudiziaria (che oggi è agli ordini del Pm) e altre cose simili.

Nessuna di queste questioni è stata presa in esame. La riforma è rimasta un fantasma. Nei prossimi giorni andrà ai voti un fantasma e proprio perché è un fantasma riceverà un sacco di voti. L’ultima volta che si provò a riformare la giustizia (il ministro era Mastella) il ministro si beccò un avviso di garanzia e gli arrestarono la moglie. Stavolta lo stop alla riforma è stato meno cruento.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.