Il Governo Draghi non esiste. Un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. E Marco Travaglio non ci credeva a tal punto da sbandierarlo senza troppi giri di parole, soltanto qualche settimana fa, in televisione. A Otto e Mezzo, ospite di Lilly Gruber, su La7. L’eventualità non era nemmeno in considerazione, “non è disponibile”, esisteva solo Conte, e il Movimento 5 Stelle e Rocco Casalino e Conte, sempre Conte, ancora Conte.

Era il 17 dicembre 2020. In studio, insieme con il direttore de Il Fatto Quotidano, il leader di Azione ed ex ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda. Lo stesso Calenda ha riproposto il simpatico siparietto sulla sua pagina Facebook. “Ci vuole tanta pazienza”, ha scritto nel suo post Calenda. Un po’ come la profezia al contrario di Piero Fassino che nel 2009 aveva sentenziato: “Se Grillo vuol fare politica fondi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende”. Ecco.

Si agitava, il direttore del Fatto. Visibilmente spazientito. La crisi politica si sarebbe aperta meno di un mese dopo, il 13 gennaio, con il ritiro dalla delegazione di governo delle ministre di Italia Viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Una crisi già ampiamente annunciata dagli attriti espressi dal partito di Matteo Renzi a dicembre, in particolare sulle bozze del cosiddetto piano Next Generation EU che in Italia ci ostiniamo a chiamare Recovery Fund.

Ebbene, Travaglio la piazzava lì, la sua non-profezia, senza troppi complimenti: “Se qualcuno vuole fare il governo Draghi lo lanci, chiamano Draghi così scopriranno subito che non è disponibile, e la piantano visto che è un anno che parlano di una cosa che non esiste”. E di Draghi infatti si parlava sempre più spesso dall’esplosione della pandemia da coronavirus, da quell’editoriale sul Financial Times che tutti hanno citato e ripreso in questi giorni.

Per Travaglio non c’era altra via e credo che Giuseppe Conte, sempre Conte, incommensurabilmente Conte. Martedì la convocazione in Quirinale del Presidente Sergio Mattarella, l’incarico accettato con riserva da Mario Draghi e, infine, il punto stampa dall’esterno di Palazzo Chigi del compianto premier Conte. L’“avvocato del popolo”, Conte, proprio quel conte, non Paolo Conte o Antonio Conte, quello caro a Travaglio: il premier uscente che ha aperto e lanciato un appello ed esortato tutta la vecchia maggioranza a sostenere l’ex Presidente della Banca Centrale Europea. Che doccia fredda.

Vito Califano