Nei palazzi di Washington regnano sentimenti contrastanti. L’avvicinamento del primo incontro di domani tra delegati iraniani e statunitensi viene letto da qualcuno come un ottimo passo in avanti (su tutti, il vicepresidente JD Vance, stato scelto per guidare la delegazione a Islamabad). Per altri, i cosiddetti “falchi”, la decisione di Donald Trump di accettare il cessate il fuoco e negoziare è invece ritenuto un errore. Un passo falso che, agli occhi dei critici, servirebbe a dare ossigeno alla Repubblica islamica, a rafforzare il regime e a indebolire Israele. In questa fase di attesa e incertezza, il vero punto interrogativo resta però proprio il presidente, che da quando ha accettato la tregua, ha deciso di spostare ancora una volta il mirino e di puntare dritto sulla Nato.

Trump è scontento di come i partner del Vecchio Continente si siano comportati riguardo alla guerra scatenata contro Teheran. Dopo l’incontro con Mark Rutte, lo stesso segretario generale della Nato ha ammesso che il tycoon “è chiaramente deluso da molti alleati”. L’ex premier olandese ha elogiato la leadership del presidente Usa, ormai un mantra delle sue dichiarazioni, e detto di comprendere la posizione di The Donald. Ma la diplomazia di Rutte non ha placato l’irritazione della Casa Bianca. Il segretario generale ha sentito diversi governi europei e ha avvertito che “gli Stati Uniti si aspettano impegni e azioni concrete per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. Queste le parole della portavoce della Nato, Allison Hart. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, alle cancellerie del continente sarebbe arrivato un vero e proprio ultimatum. Le fonti del Wall Street Journal hanno riferito che Washington starebbe studiando misure punitive contro gli alleati che non hanno seguito le richieste americane durante il conflitto contro l’Iran (guerra fuori dal quadro di riferimento dell’Alleanza atlantica). The Donald, che non ha nascosto anche la minaccia di fare uscire gli Usa dal blocco per poi ritrattare, starebbe pensando a un ritiro delle forze statunitensi dai Paesi finiti nella sua lista nera.

Negli States, i media parlando soprattutto della Spagna di Pedro Sanchez, che si è opposto alle iniziative di Trump e di Benjamin Netanyahu, ha chiuso lo spazio aerei ai voli militari diretti nel Golfo Persico e non vuole raggiungere il traguardo del 5% del Pil per la difesa. E il pressing è tornato anche sui social. Su Truth, Trump ha prima scritto che “la Nato non c’era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo ancora bisogno. Ricordate la Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito!!!”. Poi, con un altro messaggio sulla stessa piattaforma, è stato ancora più duro: “Nessuna di questa gente, compresa la nostra deludentissima Nato, ha capito nulla finché non è stata messa sotto pressione!”. E così, torna il tema dell’intervento degli alleati nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran prosegue di fatto la chiusura e dove, secondo la Tass, sarà consentito il passaggio di sole 15 navi al giorno durante tutto il periodo del cessate il fuoco. L’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha ribadito che qualsiasi pedaggio imposto da Teheran sarà ritenuto inaccettabile. Ma tutto dipenderà da due fattori: le volontà di Trump e quella della Repubblica islamica. La prima è imprevedibile. La seconda, invece, è chiara. Il cessate il fuoco ha rafforzato Teheran e i Pasdaran, che ormai hanno la guida del Paese.

Sopravvivere dopo quasi 40 giorni di bombardamenti di Israele e Stati Uniti, per il regime è una vittoria. E così ha celebrato l’accordo di tregua. Come ha spiegato il Wall Street Journal, nonostante le perdite umane, militari e infrastrutturali, l’Iran ha raggiunto due risultati: mantenere il controllo di Hormuz e dimostrare di avere un’ottima deterrenza contro attacchi su larga scala. E il cessate il fuoco è entrato in vigore senza che Trump e Netanyahu abbiano raggiungo i veri grandi obiettivi che si erano prefissati: rovesciare il regime, smantellare il programma nucleare e la fine della forza militare dei Pasdaran.