E adesso, pover’uomo? Ci mancava anche che John Bolton, con quella sua faccia e quei baffi spioventi alla Mark Twain, con il suo libro-pugnalata-alle-spalle, The Room Where it Happened, gli desse l’ultimo – in ordine di tempo – bacio di Giuda. E poi lo scherzo tremendo dei ragazzini – se è vera la storia – che hanno fatto finta di comprare tutti i posti del comizio del presidente, senza pagarli e mandando deserto lo stadio, centinaia di sedie vuote, che figura. Povero, povero, vecchio panzone zazzeruto Donald Trump, viene da dire. Trump è odiato, come ogni presidente e candidato repubblicano. Trump è additato al disprezzo mondiale esattamente come lo fu, George W. Bush, trattato come un imbecille guerrafondaio. E suo padre, il presidente George Bush Senior? Altro farabutto, per le piazze internazionali: ex capo della Cia, non dico altro, autore insieme al generale nero Colin Powell dell’attacco all’Iraq che si era annesso il Kuwait, e collaboratore di Ronald Reagan. La fine è nota. Ma, proviamo – giusto per giocare – a guardare se per caso Trump fosse il minor male possibile.

Fino al Coronavirus la presidenza Trump aveva queste caratteristiche. Primo: l’economia non era mai volata così in alto senza perdere un colpo; Wall Street sfondava i suoi record storici e – questa la grande novità – gli afroamericani per la primissima volta nella loro storia di poco più di mezzo secolo di vera crescita nella scala dei diritti e del benessere, avevano piena occupazione, reddito, scuole, sanità. Sì, certo: George Floyd e le altre vittime della polizia hanno mostrato un grande marcio. Ma non un nuovo marcio. Anzi, lo slogan “Black Lives Matter” significa proprio che la morte di Floyd ha solo riaperto una vecchia piaga secolare: la brutalità poliziesca letale prevalentemente con i discendenti degli schiavi rapiti in Africa dagli inglesi. Verissimo, ma queste porcherie poliziesche non sono una novità dell’era Trump.

La novità dell’era Trump è che un solo episodio, delle centinaia e anche migliaia che accadono in un anno, ha scatenato la rivolta globale dell’America contro l’America e degli antiamericani fuori dall’America, sempre contro l’America. Chi scrive ricorda per averli vissuti e accompagnati questi sentimenti molto forti contro gli Stati Uniti almeno dal 1958 quando Eisenhower fece sbarcare i Marines a Beirut e fu il primo gesto imperiale, dopo la fine della guerra di Corea. Tutti in piazza. Poi tutti in piazza contro Kennedy per la crisi dei missili a Cuba, poi tutti in piazza contro Lindon Johnson, poi tutti in piazza contro Nixon e la guerra del Vietnam e poi tutti zitti con Jimmy Carter che perdeva e le prendeva sempre, ma tutti odiavano Ronald Reagan – il cow boy, l’attorucolo di serie B che ci voleva portare alla guerra mondiale contro l’Urss, e poi grande comprensione per Bill Clinton che bombardava Belgrado dalle piste di casa nostra, e di nuovo furia iconoclasta prima contro i già citati Bush e ora contro il perfetto “The Donald”, così scorretto, odioso, abominevole, com’è mai possibile che qualcuno lo abbia eletto. E, invece, lo hanno proprio eletto. E, benché le probabilità siano in netto calo, potrebbero ancora rieleggerlo.

Tuttavia: avete notato che questo Presidente, ora al termine del suo primo mandato che probabilmente resterà l’unico, non ha fatto male a una mosca? Non fatto guerre, né sbarchi? È vero: mentre aveva a cena a Mar A Lago il presidente cinese Xi, fece partire una sventagliata di missili su un campo d’aviazione siriano vuoto, senza fare una sola vittima. Ma, e questo ci sembra un punto centrale, doveva sempre lottare contro il suo consigliere personale alla sicurezza, che sarebbe proprio il baffuto John Bolton, il quale voleva sempre spingerlo all’azione militare. Per Bolton, l’America avrebbe dovuto attaccare la Corea del Nord, l’Iran, la Siria, prepararsi a fare a botte con la Turchia e anche con la  Russia, mentre consigliava di avere l’arma al piede per la Cina, E poi, voleva assolutamente l’invasione immediata del Venezuela di Chavez. Oggi racconta che Trump era un po’ attratto dall’idea: «Sarebbe fico – cool – andare in Venezuela e buttare fuori quel Maduro», diceva.

Ma non l’ha fatto. Ma Bolton l’ha scritto, col dente avvelenato per essere stato messo alla porta da Trump che non ne poteva più di un consigliere che aveva come unica proposta la guerra. Trump non vuole una guerra. E l’ha dimostrato proprio con la sua campagna, poco capita in Europa, dell’America First. A noi europei è stata tradotta come una arrogante manifestazione di supremazia, mentre invece – se leggete bene – il significato è un altro: gli Stati Uniti si sono svenati dalla Seconda guerra mondiale fino a ieri mattina per proteggere con le loro armi e con i soldi dei loro contribuenti, i loro alleati. I cimiteri di guerra di tutto il mondo sono pieni di soldati americani morti a decine di migliaia di chilometri da casa e il risultato economico è stato quello che a molti sfugge: la Germania, colpevole di aver scatenato per il proprio egoismo due devastanti guerre mai conosciute prima dall’intera umanità, dopo aver perso anche la seconda, ha detto di aver capito: risparmiando una grossa fetta del suo budget che sarebbe andato alle spese militari, ha investito sui prodotti d’eccellenza a partire dalle auto in concorrenza con quelle americane, prodotte con fatica da un Paese che si svena per pagare anche la protezione della Germania.

Risultato: Trump ritira in questi giorni dalla Germania – che detesta – circa ventimila soldati americani con tutte le loro costosissime attrezzature, militari che stavano a fare la guardia al tesoro tedesco. Trump inoltre se ne sta andando dall’Afghanistan, vale a dire dal posto in cui gli americani si trovavano per riparare l’onta dell’Undici Settembre, dalla Siria, dal medio e lontano Oriente, oltre che dall’Europa.
Ma, attenzione, c’è la Cina. Il vecchio titolo del film di Marco Bellocchio “La Cina è vicina” è Disneyland a confronto della situazione di oggi. Ma prima di tornare alla Cina vogliamo ricordare che John Bolton, si è trasferito armi e bagagli nel campo di Agramante, ovvero si è schierato con Joe Biden, l’avversario di Trump alle prossime elezioni di Novembre, ex vice presidente di Barack Obama e padre di Hunter (strano nome che vuol dire cacciatore) con cui faceva affari molto importanti in Ucraina. Ricordate la storia dell’Impeachement chiesto dalla speaker democratica Nancy Pelosi?

Trump secondo la Pelosi, si sarebbe rivolto al presidente ucraino per estorcergli gli atti della procura di Kiev che indagava sui due Biden padre e figlio, che non devono essere proprio mammolette. È un fatto che la Procura di quel Paese indagasse su molte “bribes”, mazzette elargite in una campagna affaristica di vendita di armi e altri beni strategici all’Ucraina, in funzione antirussa, dopo l’annessione dell Crimea da parte di Putin. L’impeachment non ha avuto altro effetto che quello di aprire la campagna elettorale di novembre e Trump ne è uscito illeso grazie ai voti repubblicani del Senato che lo ha difeso in modo compatto. Poi sono accadute le cose che sappiamo: Covid ha fatto saltare la borsa e l’economia americana. E poi la terribile e molto istruttiva vicenda di George Floyd, seguita da altri casi simili e preceduta da migliaia di altri casi.

Il Paese che ha più profittato, per non dire goduto, di quel che accadeva, è stato certamente la Cina. Che si è mangiata Hong Kong e dà chiari segnali di voler fare altrettanto con l’isola di Taiwan. Ma questa vicenda ci riporta a Bolton e al suo libro in cui si racconta “ciò che succedeva in quella stanza”, perché l’ex guerrafondaio che consigliava continuamente a Trump l’intervento militare e che per questo fu licenziato, si è vendicato rivelando un dettaglio atroce, terribile per il presente e per il futuro di Trump. Infatti, ha raccontato che il Presidente, prima che scoppiasse la pandemia, aveva fatto al presidente cinese Xi un’offerta indecente: «Io la sosterrò sempre, come unico e più autorevole cinese di tutti i tempi, ma le chiedo in cambio di qualcosa per me, sostenendo la mia rielezione alla Casa Bianca con ogni mezzo possibile».

Nero su bianco e purtroppo, o per fortuna, quelle parole non erano smentibili: Trump ha formalmente protestato contro il malcostume di pubblicare libri dopo aver coperto posizioni delicate nel governo, ma sono chiacchiere. Intanto, Trump si è messo di traverso alla Cina, benché tutte le analisi economiche garantiscono che i due grandi Paesi, Stati Uniti e Cina, non potranno farsi alcuna guerra perché hanno un disperato bisogno l’uno dell’altro. Washington sta puntando tutto sull’India, premendo affinché questo secondo Grame Paese si sbrighi ad occupare la posizione di eccellenza cinese e i risultati già si vedono: le truppe cinesi sparano sui soldati indiani lungo una frontiera che non è mai stata garantita da nessuno. Adesso, che cosa farà lo zazzerone ferito? Trump è per ora ai minimi termini, anche se quattro mesi sono lunghi da passare. Ma l’America è ancora arroventata dalla rivolta, Biden canta vittoria nei sondaggi e molti topi repubblicani già saltano dalla nave.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.