“Sono briciole. Il governo ha stanziato per il turismo 4 miliardi di euro di cui 2,4 per i buoni vacanza, uno strumento totalmente inutile. Se confrontiamo queste cifre con quelle che per il turismo ha appena stanziato il governo francese (18 miliardi di euro), si capisce che siamo di fronte a una differenza di proporzioni bibliche. In Italia non c’è stato coraggio, si è pensato a tanti piccoli aiuti a pioggia che non risolveranno niente e a settembre e ottobre ci ritroveremo con milioni di disoccupati e gravissime tensioni sociali”. È deluso Sergio Maione, patron dell’hotel Vesuvio sul Lungomare di Napoli. “Con il decreto Liquidità nessun imprenditore ha visto un euro e la delusione resta con il decreto Rilancio, tra l’altro composto di 500 pagine e di articoli, come il 29 sulla ricapitalizzazione delle medie imprese, per interpretare i quali non basterebbe un avvocato ma uno stuolo di studi legali. La situazione – ragiona Maione – è farraginosa, il decreto è scritto in maniera complicata e poi si parla tanto di togliere la burocrazia… ma la burocrazia parte già da chi compila queste leggi”.

“Per il turismo c’è poco o niente: succederà che le aziende più grandi e strutturate si indebiteranno maggiormente ma sopravviveranno mentre per le piccole e medie imprese sarà difficile se non un disastro e ci saranno molti licenziamenti”. Il decreto del governo non convince. “Un’altra assurdità è quella della responsabilità penale e civile dell’imprenditore in caso di dipendente positivo al Covid: ma come si fa a dimostrare dove il dipendente possa aver contratto il virus? È tutto molto deludente – commenta Maione – E non si parla mai di riforme strutturali che invece servirebbero, come la sburocratizzazione, le grandi opere, la riforma fiscale”. A ciò si aggiunge il rebus delle linee guida per la riapertura. “Per gli albergatori ancora non ci sono eppure gli alberghi di fatto non hanno mai chiuso”, conclude Maione.

Sulla stessa linea Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania. “È un decreto imponente, 500 pagine con 280 articoli di legge, ma la cosa che ci spaventa è il tempo che si perderà per poter attuare tutto quello che è stato messo per iscritto, perché ci sono delle opportunità per le imprese a fondo perduto e anche di finanziamenti per rilanciare le attività ma spaventano i tempi con i quali verranno attuate”. “Altri palliativi – aggiunge Schiavo – che fanno perdere tempo alle imprese non servono, altrimenti ci sveglieremo sui cadaveri delle imprese che nel frattempo saranno morte”. La riapertura, prevista per lunedì prossimo per molte attività, inclusi ristoranti e parrucchieri, è vicina ma si teme una ripresa solo sulla carta, perché nei fatti un’impresa su quattro rischia di non ripartire. “Ancora mancano le linee guida e quelle indicate dall’Inail sono inattuabili. Lunedì – spiega Schiavo – è prevista una riunione per discuterne con il governatore della Regione Campania”.

La sensazione è che ancora si navighi a vista. “È tutto ancora in work in progress, ma tutto ancora una volta sulle spalle degli imprenditori”, osserva Schiavo criticando la gestione di questa fase da parte delle istituzioni. “Non possiamo immaginarci di poter governare un processo così delicato come la riapertura delle imprese in questo modo” conclude. Critico anche Agostino Ingenito, che guida l’associazione di bed & breakfast e affittacamere della Campania: “Il governo svolge un’azione di contenimento dell’epidemia, ma non una vera e forte iniezione di energia che sarebbe stata necessaria per il nostro settore dopo la fase 2. Auspichiamo tempi rapidi per comprendere la modalità di ristoro per le imprese rispetto al fatturato dello scorso anno, ma abbiamo bisogno di certezze anche in relazione al tax credit vacanze che avremmo voluto fosse un ticket spendibile subito e utilizzato in forma diffusa. Temiamo tempi incerti e burocrazia”.