Quando Roberto Baggio ha smesso di giocare a calcio ha tirato un sospiro di sollievo. Al contrario di Francesco Totti, di Zlatan Ibrahimovic, di Gianluigi Buffon. Di campioni che al contrario non riescono a smettere, che posticipano l’addio. “Lasciare mi ha ridato vita e ossigeno, stavo soffocando, troppo male, dolore fisico, quando da Brescia rientravo a casa, non riuscivo a uscire dall’auto, chiamavo Andreina, mia moglie, che mi aiutava ad aggrapparmi al tetto e poi a far passare il corpo. Ho sempre saputo che il calcio aveva una fine”. Queste le parole de Il Divin Codino in un’intervista a Il Venerdì di Repubblica.

Baggio è stato tra gli italiani più forti di sempre, ultimo attaccante a vincere il Pallone d’Oro, il premio individuale più prestigioso nel mondo del calcio. La sua carriera e la sua vita le racconta il film Il Divin Codino, dal suo soprannome, diretto da Letizia Lamartire e interpretato da Andrea Arcangeli. Una carriera costantemente sotto la minaccia di infortuni gravi, spesso drammatici, fin dall’inizio, da quando Baggio aveva solo 18 anni. “La sua era una battaglia quotidiana, settimanale, che non l’ha mai abbandonato. Roberto ha giocato con una gamba sola per tutta la sua carriera. Giocava sostanzialmente senza le ginocchia. Chiunque avrebbe deciso di smettere di giocare, ma non Roberto Baggio”, ha raccontato nella 18esima puntata di Ossi di Seppia – Il rumore della memoria su RaiPlay il suo storico manager Vittorio Petrone.

VICENZA – Il Vicenza si è aggiudicato Baggio a 13 anni per 500mila lire. Il primo goal in campionato su rigore contro il Brescia – coincidenza fenomenale: visto che smetterà proprio con le “Rondinelle”.  Baggio contribuisce nella stagione 1984/1985 con 12 reti alla promozione in Serie B del Lanerossi Vicenza. In una delle ultime partire, il 5 maggio 1985, con il Rimini allenato da Arrigo Sacchi – altra coincidenza fenomenale – Baggio rincorre un avversario, scivola, cade male. Si rompe crociato anteriore, capsula, menisco e collaterale della gamba destra. Un incidente che può compromettere una carriera.

FIORENTINA – Solo due giorni prima dell’infortunio la Fiorentina lo aveva acquistato per 2 miliardi e 800 milioni di lire. La Viola si preoccupa della riabilitazione nonostante possa rinunciare all’acquisto da contratto. L’operazione in Francia, dal chirurgo dei fuoriclasse Gilles Bousquet. “Durante l’intervento mi hanno bucato la testa della tibia col trapano, poi hanno tagliato il tendine, lo hanno fatto passare dentro quel buco, lo hanno tirato e lo hanno fissato con 220 punti interni. Quando mi sono svegliato dall’anestesia, ho avuto paura. La gamba destra era diventata così piccola che pareva un braccio”, ha raccontato nella sua autobiografia Una porta nel cielo.

220 punti di sutura. Alla madre, quando si sveglia dice: “Mamma, se mi vuoi bene uccidimi, perché io non ce la faccio più”. Perde 12 chili, fino a 56. A 18 anni è costretto a un anno di assenza.  È in questo periodo che si avvicina alla fede buddhista. Nella stagione 1985/1986 solo cinque presenza in Coppa Italia. Esordisce in Serie A con la Viola il 21 settembre 1986, contro la Sampdoria.

Il 28 settembre il ginocchio destro, quello operato, subisce una nuova lesione. Di nuovo in Francia, di nuovo Bousquet. Tornerà in campo soltanto a fine stagione, a quasi due anni dal primo infortunio. Il 10 maggio 1987 il primo goal nella massima Serie, contro il Napoli, il 10 maggio 1987. Su punizione. È la rete che dà la salvezza automatica alla Fiorentina.

JUVENTUS – Firenze è in rivolta quando nel maggio 1990 viene annunciato il passaggio di Baggio alla Juventus per 25 miliardi di lire più Buso, valutato due miliardi. Tifosi in piazza, incidenti, scontri e proteste, arresti. La prima stagione in bianconero del Divin Codino è da dimenticare, la Juventus di Maifredi è deludente. L’anno dopo Baggio segna 18 gol. A settembre 1991 uno stiramento lo tiene fuori tre settimane.

Nella stagione 1992/1993 si rompe una costola in una partita contro la Scozia in Nazionale e resta fuori un mese. Alla fine della stagione saranno 21 i gol. Con la Juventus, nel 1993, vince il Pallone d’Oro. Prima dei mondiali negli Stati Uniti nel 1994 – quelli della consacrazione a icona internazionale del Pallone e del rigore sbagliato nella lotteria della finale – una nuova operazione al menisco destro. Un’altra ancora dopo un altro infortunio il 27 novembre 1994 – una specie di maledizione. Torna in campo solo nel marzo 1995.

BRESCIA – Le stagioni al Milan, al Bologna e all’Inter passano senza gravi infortuni o drammatici. “Passava più tempo sul lettino dei massaggi a curare le sue ginocchia che ad allenarsi, così ogni tanto lo lasciavo in panchina”, dice comunque il suo allenatore con i nerazzurri Gigi Simoni. La sua nuova giovinezza, Baggio, la vive al Brescia, dove arriva nel 2000. Alla sua seconda stagione, il 21 ottobre 2001, contro il Piacenza, si scontra con Cristante. Distorsione. La settimana dopo un’altra distorsione con il Venezia. Dopo tre mesi, a febbraio, torna in campo nella semifinale di Coppa Italia contro il Parma. Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e lesione del menisco interno. Nuova operazione.

La riabilitazione è straordinaria: 81 giorni prima di rientrare, soprattutto per un motivo: il Mondiale in Corea del Sud e Giappone. Un recupero lampo. Quando torna, contro la Fiorentina, fa due goal. Il Brescia è salvo. Giovanni Trapattoni, arrivato sulla panchina degli azzurri al posto di Cesare Maldini, però la pensa diversamente. E sfuma il sogno del quarto Mondiale per Il Divin Codino. “Sarebbe stato il quarto Mondiale, se Trapattoni mi avesse chiamato. E io dovevo esserci. Era giusto, era sacrosanto – dice a Vanity Fair – Per la carriera che avevo avuto ne avevo diritto. Anche se fossi stato in carrozzella mi dovevano portare. E poi avevano appena allargato la rosa dei convocati a 23. E l’avevano fatto perché potessimo partecipare anche io e Ronaldo, che venivamo da infortuni e potevamo essere a rischio. Un uomo in più, che problema c’era? Invece Ronaldo andò, risorse e vinse. Io, a casa”. Baggio smise due anni dopo a 37 anni, l’addio il 16 maggio 2004 a San Siro.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.