C’è un momento in cui l’ordine crolla non con un’esplosione ma con un’abitudine. L’abitudine di cedere, di rinviare, di sperare che passi. È quello che sta succedendo al sistema economico internazionale, e un report appena pubblicato dal think tank londinese Chatham House – uno dei più autorevoli al mondo – lo dice con chiarezza.

L’autore, Creon Butler, già consigliere del primo ministro britannico per le questioni economiche globali, parte da una constatazione: le politiche economiche di Trump rappresentano la rottura più profonda con l’ordine multilaterale dai tempi della Seconda guerra mondiale. I dazi sono quasi settuplicati rispetto all’inizio del 2025. Gli Stati Uniti si sono ritirati dagli accordi sul clima, dall’OMC come arbitro credibile, dal sostegno ai beni pubblici globali, mostrando ostilità verso gli alleati storici. Come sottolinea il rapporto, la prima trappola è l’attendismo: aspettare che Trump passi, che l’America torni. Butler smonta questa speranza con argomenti tecnici oltre che politici. I dazi sono diventati una voce di bilancio federale. Intere filiere produttive si stanno ristrutturando attorno alle nuove protezioni. Il sistema si sta calcificando, indipendentemente da chi vincerà nel 2028. La seconda trappola è quella delle coalizioni variabili: alleanze tematiche, flessibili, caso per caso. Nessuna di queste, però, produce la massa critica necessaria per resistere alla pressione di Washington o Pechino.

La proposta di Butler è invece strutturale: un terzo polo permanente nell’economia globale, costruito attorno all’alleanza tra Unione Europea e i dodici paesi del CPTPP – l’accordo trans-pacifico progressivo di cui fa parte anche l’Italia. Un blocco che rappresenterebbe il 32% del PIL mondiale e quasi il 50% del commercio globale di merci, più grande degli Stati Uniti e della Cina presi singolarmente. Quello che rende il report rilevante anche per il dibattito italiano ed europeo è il nodo della dipendenza dalla sicurezza americana. Finché i Paesi europei – e giapponesi, e coreani – sanno che Washington può ritirare le garanzie militari, ogni mossa economica autonoma ha un tetto. Il rapporto non elude il problema: lo chiama con il suo nome e indica, per l’Europa, una strada – costosa, lunga, ma praticabile – verso un’autonomia difensiva che non sia vassallaggio rinominato. L’urgenza è reale. Il dialogo tra UE e CPTPP esiste già – un primo incontro ministeriale si è tenuto in Australia nel novembre 2025, un secondo è previsto nel 2026. Ma trasformare un tavolo commerciale in un’architettura politica richiede una cosa che i governi europei sembrano ancora esitare a fare: decidere che questo è il terreno prioritario, non una delle tante piste parallele da coltivare senza sceglierne nessuna.

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Curo AI voglia!, un podcast sull’intelligenza artificiale in collaborazione con Il Riformista. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Dirigo Healthcare Policy rivista sulle politiche della salute e le sue industrie, del gruppo Formiche.