Black Lives Matter. Le vite dei neri contano. Ma anche quelle dei bianchi e dei latinos. Se infatti è certo che nella polizia americana il razzismo e la mano pesante nei confronti delle minoranze siano merce comune è altrettanto comprovato che esiste un problema di violenza e grilletto facile che travalica la linea del colore. Il quadro emerge nitido dai dati raccolti dall’associazione Nessuno tocchi Caino, che da anni ormai pubblica un report annuale sugli omicidi ascrivibili alle forze dell’ordine, incrociando i dati ufficiali diffusi dall’Fbi con quelli di molti altri istituti di ricerca, come Fatal Encounters, il più preciso e dettagliato o Fatal Force, del Washington Post, spesso anche sensibilmente diversi.

I morti per diversi tipi di “Incontri Fatali” con le forze dell’ordine sono stati nel 2019, secondo Fatal Encounters e secondo i dati riportati da Nessuno Tocchi Caino, 1798. All’11 giugno di quest’anno le vittime erano 928. La grande maggioranza è stata colpita da armi da fuoco: 1346 persone l’anno scorso, 670 quest’anno. La seconda voce in ordine di letalità recita un laconico “Veicolo” e rinvia di solito agli inseguimenti: 361 morti nel 2019, 212 quest’anno. Ha mietuto vittime anche il Taser, l’arma elettronica che dovrebbe limitarsi a stordire: 31 perone uccise l’anno scorso, 14 nei primi mesi del 2020.

La divisione delle vittime per gruppo etnico è meno semplice: nel 2019 i bianchi son stati 628, i neri 424, i latinos 233. Ci sono vittime di diverse origini etniche, ma in quantità poco rilevante mentre i 455 morti “di razza non specificata” incidono sulla possibilità di trarre conclusioni inoppugnabili. La stessa cosa si verifica del resto nell’anno in corso: i bianchi sono 292, i neri 184, i latinos 88 ma le vittime “non specificate” sono ben 349. Anche in mancanza di dati completi sembra possibile affermare che la percentuale di neri uccisi e senza dubbio esorbitante, essendo questi ultimi solo l’11% della popolazione totale ma anche che nel complesso la tendenza delle forze dell’ordine a uccidere non si arresta infatti ai confii dei ghetti neri o latini.

La fascia d’età nella quel si contano più casi di incontri fatale è quella fra i 31 e i 50 anni seguita da quella tra i 22 e i 30 anni ma l’anno scorso son stati uccisi anche 14 bambini al di sotto dei 12 anni. La sproporzione tra machi e femmine, nel macabro Body Count, è massiccia: nel 2019 sono periti 1606 maschi e 176 femmine, quest’anno, per ora, 828 maschi e 88 femmine. Nonostante casi sporadici di vittime delle quali la polizia non ha comunicato il genere e di un paio di transgender, il dato è in questo caso definitivo ed esaustivo.

Un numero così esorbitante di persone uccise dalla polizia non sarebbe possibile senza il tacito appoggio alla politica del pugno duro da parte di una percentuale alta della popolazione, tanto più che negli Usa i comandanti della polizia, come i Procuratori, cioè i rappresentanti dell’accusa, sono elettivi. Dunque non stupisce che il numero degli agenti inquisiti e condannati per questi omicidi sia inversamente proporzionale a quello delle vittime. Tra il 2008 e il 2018 sono stati accusati di omicidio 54 agenti. Tra questi 23 sono stati assolti, 12 condannati e 19 sono in attesa di giudizio. Per i condannati, la pena media è stata di 4 anni.

Nessuno tocchi Caino cita anche la ricerca del sito mappingpoliceviolence.org, secondo cui nel 99% dei casi di uccisioni da parte della polizia non viene intentata alcuna azione legale. Tra gli inquisiti finisce con la condanna una causa penale su 4. Sulla base di questi dati si possono trarre due conclusioni certe. La prima è che all’origine dell’uso spregiudicato delle armi e della violenza da parte della polizia c’è una sensazione fondata di impunità. La seconda è che senza la complicità di una parte importante della popolazione questa impunità non potrebbe aver luogo a procedere. Le manifestazioni di queste settimane sembra abbiano almeno incrinato, ma con il forte rischio di una parentesi destinata a richiudersi una volta spenti gli incendi. Ma la questione decisiva è la seconda e da questo punto si vedrà presto se le manifestazioni, come già successo negli ani ‘60, incideranno sulla mentalità diffusa e di conseguenza sulla licenza di uccidere per la polizia.