Si è discusso in queste settimane della legittimità costituzionale della vaccinazione obbligatoria anti Covid-19. Il Presidente della Corte costituzionale Coraggio ha espresso parole definitive: con legge si può. Ora deve decidere la politica se impostare la campagna di “liberazione” del Paese con un obbligo ope legis a sottoporsi alla somministrazione oppure se far leva sullo spirito volontaristico del Paese e sui fiorellini viola sparsi per l’Italia. L’efficacia del vaccino è tutta un tema tecnico scientifico, non potendo la legge abolire i virus come non può abolire la povertà; l’efficienza della vaccinazione invece è solo un tema politico e di bilanciamento di valori e diritti costituzionali. Riusciremo a liberarci delle costrizioni all’esercizio delle nostre libertà allorché il virus non costituirà più un rischio per il nostro corpo, ma perché si possa raggiungere questo obiettivo ci sono due strade: quella di gregge e quella individuale.

Se puntiamo all’immunità di gregge infatti dovremmo arrivare a numeri alti di vaccinazioni (60-70-80%… ognuno ha un numero): siamo sicuri che ci arriveremo e ci arriveremo presto per permettere a tutti di tornare ad esercitare pleno iure i diritti costituzionali? Se la risposta è di tipo pessimistico allora le soluzioni sono due: o si rende obbligatorio il vaccino reprimendo quindi chi rema contro il bene comune oppure si premia chi si vaccina e si punisce chi non si vaccina in termine di esercizio dei diritti. Visto che i rischi di una campagna vaccinaria che punta a “più fiori nei vostri cannoni” sono evidenti, per di più in un Paese in cui una delle forze più rappresentate in Parlamento e che sostiene il Governo ha assunto spesso posizioni critiche sui vaccini, dobbiamo decidere come affrontare i ritardi della campagna. Non solo i ritardi amministrativi di approvvigionamento (Stato) e di somministrazione (Regioni). Su questi ultimi è facile ricostruire le responsabilità nella linea di comando e pensare anche a possibili poteri sostituivi del Governo sulle Regioni lente a somministrare quanto si spera sia messo velocemente a loro disposizione.

L’idea potrebbe essere premiare chi si vaccina con una patente di libertà non ammessa per chi non si vaccina. D’altronde, tra cash back e lotteria degli scontrini, non sembra impossibile consentire a chi si vaccina di liberarsi del peso del populismo e del buio di chi nega la scienza. Il rischio è che un certo egualitarismo già sperimentato tra marzo e giugno (tutti a casa prescindere da numeri e condizioni regionali) si proietti sulla campagna vaccinale mettendola nelle mani di pochi e con essa consegnando a sacche minoritarie di soggetti scettici la libertà di tutti. Anche di chi riprendendo a vivere contribuisce a mantenere i servizi pubblici erogati anche agli scettici. Vaccini inclusi.