Un intervento a gamba tesa sull’atteso ballottaggio previsto domenica. A Verona le elezioni si fanno incandescenti dopo l’ingresso nella partita della locale Diocesi guidata dal vescovo della città scaligera, monsignor Giuseppe Zenti.

In una missiva datata 18 giugno in occasione del decesso di padre Flavio Roberto Carraro, pubblicata oggi dall’AdnKronos, il vescovo coglie l’occasione per rivolgersi ai confratelli della diocesi e fare quello che appare un evidente endorsement a Federico Sboarina, sindaco uscente e candidato di Fratelli d’Italia e Lega, fresco di rifiuto di apparentamento ufficiale col ‘terzo incomodo’ Flavio Tosi, già primo cittadino e giunto terzo al primo turno con l’appoggio di Forza Italia e Italia Viva.

Nella lettera il vescovo, 75 anni e prossimo al congedo dal suo incarico, scrive che spetta “ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia”. Per Zenti ai cittadini il dovere “non è schierarsi per partiti o persone, ma segnalare presenze o carenze di valori civili con radice cristiana“.

Ecco dunque il passaggio integrale riservato alle elezioni nel testo del vescovo: “Nelle varie tornate elettorali, di qualsiasi genere, è nostro dovere far coscienza a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender; al tema dell’aborto e dell’eutanasia; alla disoccupazione, alle povertà, alle disabilità, all’accoglienza dello straniero; ai giovani; alla scuola cattolica, a cominciare dalle materne. Queste sono frontiere prioritarie che fanno da filtro perla coscienza nei confronti della scelta politica o amministrativa“.

Parole che ovviamente non è stato apprezzato al Partito Democratico, che spera di soffiare al centrodestra la città grazie all’ex calciatore Damiano Tommasi, candidato di Dem, 5 Stelle e civiche, in testa a sorpresa nel primo turno.

Ma le parole del vescovo di Verona non devono sorprendere. Monsignor Zenti già in passato era stato protagonista di episodi che hanno fatto discutere. In una lettera riservata ai docenti di religione, il vescovo sostenne una candidata vicina al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, mentre in un’altra occasione invitò l’allora sindaco Tosi ad intervenire dal pulpito durante la celebrazione pasquale.

Me le parole più forti sono state spese da Zenti sul ddl Zan. Nel giugno 2021, mentre infuriava il dibattito sul disegno di legge, il vescovo disse che con quella legge c’era “il rischio di bavagli, se non di carcere: sono residuati da Gestapo”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.