I governatori, da Zaia a Fontana, non ne sanno nulla. I gruppi parlamentari, alla Camera e al Senato a cui lui stesso aveva annunciato “la missione” nella chat interna, non sanno cosa dire. Lo staff del segretario non è disponibile a dare informazioni. La missione in Russia di Matteo Salvini ambasciatore di pace grazie alla mediazione dello sherpa Antonio Capuano, avvocato napoletano ed ex parlamentare di Forza Italia, è un enigma che imbarazza tutti. A cominciare dai suoi più stretti collaboratori che a domanda diretta allargano le braccia in un sconsolato “non sappiamo e quindi nulla di più possiamo dire”.

Imbarazza il centrodestra con Silvio Berlusconi, “sospettato” in quando l’unico a poter avere rapporti diretti con Putin di essere il vero mediatore, costretto a scrivere una lunga lettera al Corriere della Sera per ribadire concetti che ogni tanto tentennano nel vivace dibattito quotidiano: “Forza Italia sta con l’Europa e con gli Usa, l’Ucraina è il paese aggredito e dobbiamo aiutarla a difendersi”. Imbarazza soprattutto palazzo Chigi e il governo, di cui Salvini fa parte, che si presenta a Bruxelles al Consiglio straordinario europeo dove devono essere prese importanti decisioni su questa maledetta guerra con l’ingombro di un ex ministro dell’Interno che senza dire niente a nessuno ha lavorato e preso contatti per consegnare a Putin un piano per la pace in quattro punti in cui si coinvolge anche il Vaticano. Un delirio in tutti i sensi, politico, diplomatico e strategico.

Della missione di Salvini, che avrebbe dovuto iniziare tra domenica e lunedì, non si sa più nulla. Congelata? Rinviata? Cancellata? Eppure venerdì sera era stata data per certa e ieri mattina spiegata nei dettagli dal consulente diplomatico Antonio Capuano, ex parlamentare di Forza Italia. «Il senatore Salvini – ha spiegato in varie interviste Capuano – avverte la responsabilità di non esporre il governo e il suo partito a divisioni e polemiche». Quindi, la partenza è al momento rinviata, «per ora, nelle prossime ore vedremo. Il senatore non intende fermarsi». Nei capannelli leghisti ieri, alla Camera e al Senato, la rabbia per le interviste di Capuano era forse superiore allo sbigottimento per l’ennesima fuga in avanti del segretario.

Il problema è che il danno è stato fatto. La macchina del Cremlino sta sfruttando ogni pertugio per indebolire la compattezza dell’Europa e della Nato messa alla prova dopo tre mesi di guerra con penuria di materie prime, inflazione galoppante e la prospettiva di un autunno problematico. Giovedì scorso Putin ha provato persino a sfruttare la telefonata di Draghi finalizzata a trovare un accordo per liberare i 22 milioni di tonnellate di grano ferme nei porti ucraini spacciandola per un via libera alle forniture di gas per l’Italia. Così diceva, giovedì, il primo resoconto della telefonata veicolato dall’agenzia di stato russa Tass. Quasi un trattamento di favore all’amica Italia. Il nostro premier, intuita la mistificazione, è stato lesto nel ripristinare la verità dei fatti nell’ufficialità di una conferenza stampa. E in una lunga telefonata il giorno dopo con il presidente Zelensky.

Figurarsi cosa avrebbe potuto raccontare e distorcere il Cremlino se Salvini, informando palazzo Chigi praticamente a cose fatte (“per non bruciare il piano”, ha spiegato Capuano) fosse andato a Mosca consegnando a mano il piano di pace in quattro punti che prevede come special guest la mediazione del Vaticano come “sede neutrale dei negoziati” e del Pontefice come “garante morale”. Un disastro diplomatico rispetto alla tenuta del blocco Ue e Nato. Una coltellata alle spalle della povera Ucraina. Niente di tutto ciò a questo punto succederà. Ma il tentativo di macchiare l’affidabilità dell’Italia in politica estera c’è stato. Salvini inconsapevole? Se fosse, non si sa cosa sia peggio. «Salvini a Mosca con la sceneggiatura dell’avvocato Antonio Capuano sembra il film di un Totò crepuscolare, tristemente sulla via del tramonto», ha sintetizzato il senatore Pd Andrea Marcucci. «Iniziativa strampalata», l’ha definita il segretario dem Enrico Letta che ora pretende che il leader della Lega vada in Parlamento a spiegare cosa sta succedendo. Soprattutto che tipo di contatti ha avuto con Mosca visto che Capuano assicura che siano “contatti diplomatici ufficiali e di livello”. Ma chi? E per conto di chi?

Nulla è trapelato da palazzo Chigi. E piacerebbe poter sentire come ieri pomeriggio il premier Draghi avrà cercato di glissare sulla mediazione di Salvini una volta arrivato al Consiglio Ue derubricando l’iniziativa in qualcosa di personale di cui nessuno era stato informato. Forse non è neppure un caso che la “missione” di Salvini sia trapelata proprio alla vigilia del Consiglio che deve approvare il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Embargo del petrolio compreso. Pacchetto su cui solo oggi capiremo se è stato trovato un accordo tra i 27 e che ieri, a sentire Orban ma anche la Germania, le distanze sembravano incolmabili. «La situazione è critica, servono altre armi, fate presto e soprattutto restate uniti», è stato l’appello di Zelensky ai 27 riuniti. Il sesto pacchetto di sanzioni risale al 4 maggio. Ancora non è stato trovato l’accordo perché i meccanismi decisionali della Ue (è necessaria l’unanimità) bloccano ogni decisione. Basta il veto di un paese, in questo caso l’Ungheria di Orban, e tutto si ferma. Così sul petrolio. Le opzioni parlano di embargo ma solo per le forniture che arrivano via mare. Restano in funzione le pipeline. Esenzioni che creano nei fatti una disparità di costi e prezzi ingestibile. I paesi falchi antirussi (Polonia e baltici) non ci stanno perché, all’opposto, si tratterebbe di un embargo troppo soft.

I 27 avrebbero invece trovato l’accordo su altre importanti questioni. Sul fronte dell’energia, ad esempio. Oltre a confermare il sostegno alla difesa dell’Ucraina (“rafforzare la capacità dell’Ucraina per tutelare la propria integrità territoriale e sovranità aumentando il sostegno militare nell’ambito del Fondo europeo per la pace”), per la prima volta si parla di un fronte comune europeo nelle politiche energetiche. Si mettono in conto “scarsità di forniture” o addirittura black-out di forniture dalla Russia. O su decisione Ue. O per vendetta del Cremlino. In entrambe le eventualità, serve un Piano di emergenza per l’interruzione del gas. Nelle bozze si parla esplicitamente di “accordi di solidarietà bilaterali e di un piano coordinato di emergenza”. Accordo anche sullo stoccaggio del gas che “che va accelerato prima del prossimo inverno”. Accordo raggiunto – la conferma arriverà solo nella nottata o stamani – anche su misure temporanee per frenare i prezzi e il ricatto delle forniture dalla Russia. È il price cap, il tetto al prezzo dell’energia, che il governo Draghi chiede dallo scorso autunno, ben prima che iniziasse la guerra e quando la speculazione sul gas era già in atto. Adesso sono d’accordo anche la Germania e i paesi baltici. Sarà una misura “temporanea e in accordo con i partner internazionali”.

Il punto di caduta è che le bollette dovrebbero subire un taglio consistente. «La Commissione – si legge nella bozza – dovrà proseguire rapidamente i lavori per l’ottimizzazione del funzionamento del mercato dell’energia elettrica europea in modo da resistere alla futura volatilità dei prezzi». Si tratta della prima timida apertura al decoupling (distacco) dei prezzi dell’elettricità da quelli del gas. Un altro dossier su cui Draghi lavora da molto tempo. Così come è centrale al tavolo dei 27 il tema di come sbloccare il grano ostaggio nei porti ucraini bloccati dalle mine russe. “C’è poco tempo, fate presto” ha chiesto Zelensky accusando Mosca di provocare una crisi alimentare che presto diventerà umanitaria.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.