Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire sui vitalizi. Dopo una giornata parlamentare pirotecnica, in cui si sono rivisti cartelli e tensioni da stadio, nessuna decisione è stata presa dal Consiglio di garanzia del Senato che sta discutendo del taglio dei Vitalizi agli ex parlamentari. Palazzo Madama deve decidere se avallare la sentenza che ha annullato la delibera del 2018 sul ricalcolo in via retroattiva dei Vitalizi agli ex senatori a partire dal 2019 con il sistema contributivo, sentenza poi impugnata. La vicenda è delicata, resa ancor più incandescente dalla decisione del Consiglio di Garanzia di Palazzo Madama di restituire il vitalizio all’ex-presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, condannato in via definitiva per reati contro la Pa, che aveva innescato una serie di vibranti polemiche politiche tra le forze che sostengono il governo Draghi.

Le tre mozioni presentate in aula suddividono l’emiciclo senatoriale in tre aree rappresentative della fotografia politica del presente: il centrosinistra con Leu, Pd e M5S insieme; Italia Viva con una mozione a firma del Senatore Cucca; il centrodestra con una mozione che ha riunito Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Tre direzioni diverse ma convergenti, tanto che diverse forze politiche stabiliscono di votarsi l’un l’altra: tutte e tre le mozioni finiscono approvate, benché le astensioni siano numerose. La conta è vanificata. Ma la mozione degli ex-giallorossi, che evoca la Legge Severino, ha il merito di rimettere insieme l’ex maggioranza di governo. Una prova tecnica di intergruppo tra i tre che sbanda alla prima curva sul populismo.

E chiede ai competenti organi del Senato di «adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, tenendo conto dei principi posti dalla normativa vigente in materia di incandidabilità, volte a disciplinare i casi di revoca del vitalizio dei senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità»: la loro mozione è stata approvata con 122 voti a favore, 40 contrati e 68 astenuti, mentre quella del centrodestra, che chiede di valutare «nel rispetto dei principi dell’articolo 54 della Costituzione, la disciplina dei Vitalizi dei senatori in caso di irrogazione di condanne definitive per reati di particolare gravita», ha ottenuto 120 voti favorevoli, 3 contrari e 108 astensioni. Via libera con 113 sì, nessun no e 117 astensioni anche alla mozione di Iv che impegna invece il Senato «ad adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, volte a disciplinare i casi di revisione o revoca del vitalizio dei Senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità».

Non è mancato, nel corso del dibattito in aula – che per la prima volta affrontava questo tema – qualche momento polemico, in particolare nel corso dell’intervento dell’esponente di M5s Paola Taverna, che ha parlato del Parlamento come di un «bunker antiatomico, altro che scatoletta di tonno» e ha attaccato direttamente Formigoni, chiedendosi «dove sta la disciplina e l’onore nell’aver rubato i soldi della sanità pubblica per pagarsi vacanze in luoghi da sogno». Sempre nel corso del suo intervento, i senatori pentastellati hanno esposto dei cartelloni con la scritta “stop Vitalizi”, che sono poi stati rimossi dagli assistenti parlamentari, su indicazione della presidente di turno Rossomando. Il Senatore Giuseppe Cucca, IV, parla con il Riformista al termine della giornata: «Resto allibito quando vedo certi atteggiamenti. È una materia talmente delicata che discuterne intorno a un tavolo sarebbe forse più maturo, qui sembra invece che si parli per lanciare dei messaggi all’esterno». Siamo in pre-campagna elettorale e anche sui vitalizi si parla per titoli, solo per guadagnare una posizione sui giornali.

«Su questi temi c’è chi ragiona e chi parla alla pancia. Sul tema delle indennità dei parlamentari ho detto che andrebbero ripresi in mano i documenti della Costituente. Vogliamo abolire l’autodichia? Aboliamola, ma finché c’è va rispettata, perché è il dettato costituzionale», aggiunge il senatore. Che infine rivela: «I Cinque Stelle chiedono l’insindacabilità quando siamo chiusi nella Giunta delle immunità, poi in aula votano a prescindere contro. C’è troppa attenzione agli umori e poca ai diritti maturati, e io da avvocato non lo posso mandare giù», conclude. La palla, alla fine, torna nelle mani del Consiglio di Garanzia, che potrà rivalutare le proprie determinazioni: Luigi Vitali, il senatore forzista che presiede il Consiglio di Garanzia del Senato, a un certo punto ha scrollato le spalle. E dato appuntamento tra due settimane: «Dovremo trovare una sintesi, dopo aver constatato ogni componente ha rappresentato la sua posizione, ci sono state cinque posizioni, tanti quanti sono i componenti. Le posizioni non sono molto lontane ma partono da presupposti un po’ diversi che vanno approfonditi in base alla normativa costituzionale. Alla fine si deve trovare una sintesi».

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.