Esteri
A Parigi le minacce dei monarchici iraniani smascherano il fronte contro la resistenza
Oltre 50mila iraniani provenienti da tutta Europa hanno raggiunto Parigi il 20 giugno per partecipare alla manifestazione “Iran Libero 2026 – Verso una Repubblica Democratica”, nonostante il divieto imposto dalle autorità francesi poche ore prima dell’evento.
La mobilitazione era stata organizzata per denunciare l’escalation delle esecuzioni in Iran, esprimere solidarietà al popolo iraniano e sostenere il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e il Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi per una futura repubblica democratica, laica e fondata sul rispetto dei diritti umani. La giornata si è svolta in un clima di forte tensione, segnato da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, arresti, feriti e allarmi legati a possibili minacce terroristiche. Ed è proprio la vicenda che ha portato al divieto della manifestazione ad aver fatto emergere uno degli aspetti più significativi e inquietanti dell’intera vicenda. Secondo la sentenza del Tribunale Amministrativo di Parigi, basata sulle informazioni fornite dai servizi di intelligence francesi, il rischio di un attacco non proveniva soltanto dal regime iraniano, ma anche da gruppi monarchici radicalizzati.
Si tratta di un elemento che mette in discussione la narrazione di chi presenta i sostenitori della monarchia come una credibile alternativa democratica all’attuale regime teocratico. La sentenza evidenzia infatti che la manifestazione era esposta al rischio di un attacco terroristico di grande portata sia da parte del regime dei mullah sia da parte di ambienti monarchici. Ancora più significativo è il riferimento a una struttura identificata come SAVAK, lo stesso nome della famigerata polizia segreta dello Shah, responsabile per anni di torture, repressioni e persecuzioni contro gli oppositori politici. Secondo quanto riportato nella decisione giudiziaria, tale organizzazione sarebbe attiva in Europa e avrebbe minacciato di collocare una bomba nel caso in ci la manifestazione del 20 giugno fosse stata autorizzata. Accuse di estrema gravità che gettano una luce diversa su gruppi che cercano di presentarsi come difensori della libertà e della democrazia. Se confermate, dimostrerebbero il ricorso a metodi intimidatori e violenti non molto diversi da quelli impiegati dalle dittature che dichiarano di voler combattere. La sentenza richiama inoltre episodi verificatisi nei mesi precedenti a Londra e a Ratisbona, in Germania, dove durante manifestazioni pubbliche sarebbero stati esibiti simboli e riferimenti riconducibili alla SAVAK. Circostanze che alimentano le preoccupazioni sulla crescente aggressività di alcune frange monarchiche nei confronti dell’opposizione democratica iraniana.
Mentre migliaia di iraniani continuano a mobilitarsi per un Iran libero, la vicenda di Parigi lascia una domanda fondamentale: chi teme davvero una repubblica democratica in Iran? La risposta che emerge dagli atti giudiziari francesi è tanto semplice quanto scomoda. Non soltanto il regime dei mullah, ma anche coloro che sognano di riportare il Paese sotto l’ombra di una restaurazione monarchica. E quando due dittature, quella del passato e quella del presente, individuano lo stesso nemico, significa che quel nemico rappresenta probabilmente la più concreta speranza di cambiamento per il futuro dell’Iran.
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