“Dal marciapiede al cielo” è il suo slogan: non è retorica, è concretezza, è competenza. Funziona: per candidarsi alle Primarie di Coalizione del centro- sinistra l’indipendente Giovanni Caudo ha ottenuto in soli 10 giorni 4862 firme, quando ne sarebbero bastate 3.000. Senza nessun’apparizione su tv e quotidiani nazionali. La sua strada e’ stata proprio il marciapiedi: dal 15 ottobre, quando il Covid aveva ricominciato ad imperversare , ha incontrato la cittadinanza dei 15 Municipi capitolini costantemente, all’aperto dei bar, nei giardini pubblici e privati, ovunque fosse stato chiamato. L’ascolto e’ nelle sue corde : gia’ Assessore della Trasformazione Urbana di Roma Capitale nella giunta Marino, e’da tre anni Presidente del Terzo Municipio dove da subito nel palazzo di Piazza Sempione ha inaugurato l’appuntamento “ Porte aperte”. Indispensabile, nella sua attivita’ di amministratore, la partecipazione dei cittadini, ed il coinvolgimento delle moltissime Associazioni che nella Capitale agiscono: da Libera a Metrovia, ma senza mai interrompere il dialogo con i partiti a lui ideologicamente vicini. Il PD, certo – dal quale pero’ancora si attendono le scuse per il dimissionamento di Marino il “Marziano” – ma anche le piccole e vitalissime formazioni di sinistra come Volt ( composta da giovanissimi, e pan- europea) , e Possibile. La sua proposta, civica e di sinistra, si offre al “fermento sociale che non trova rappresentanza e a chi crede che occorra un enzima per rigenerare la politica, riavvicinandola alle persone, ai loro problemi, ai loro desideri. Perché Roma è – appunto-un fermento di soggetti e di attività autopromosse, che riempiono lo spazio dell’infra tra pubblico e privato e si fanno carico di rendere accessibili a tutti i servizi necessari, a volte anche quelli indispensabili”.
UNO STUDIO SULLA CITTA’
Il territorio di Roma Capitale si espande per 128.530,60 ettari. Giovanni Caudo lo sa bene, lo ha studiato per una vita: e’ docente di progettazione urbanistica alla Facolta’ di Architettura di Roma Tre. E il cielo del suo slogan e’ la prospettiva della Capitale: “Per governare Roma occorre una lettura impietosa della crisi e di una debolezza di sistema che si trascina ormai da più di un decennio e che si è aggravata con la pandemia- dice. – Allo stesso tempo occorre una visione prospettica per coniugare gli sforzi rivolti al funzionamento dei servizi essenziali – rifiuti, pulizia, trasporti, acqua e luce – con l’ambizione internazionale della Capitale, con le rappresentanze culturali delle ambasciate straniere, i centri di ricerca, le università straniere, le gallerie d’arte dei circuiti internazionali, capitale del Paese che rilancia l’economia attraverso attività che creano ricchezza coniugando sostenibilità economica, ambientale e sociale (i turismi, invece del turismo, l’innovazione nei servizi rari, la ricerca scientifica, il mutualismo sociale). E ancora, come non si stanca di ripetere: “ A Roma c’e’ bisogno di un Osservatorio sulle mafie: e se non si parla di queste Primarie- formidabile strumento democratico che invece ora sembra rispondere ad uno schema prestabilito- e’ un silenzio colpevole”. Sono le uniche note polemiche, prima di enunciare il suo programma: che non è “scritto nella pietra”, non risponde alle logiche di chi tratterebbe la Capitale come un’azienda. Secondo l’urbanista i il programma si costruisce nel quotidiano, come in quell’Officina delle Idee che per due giorni ha visto il confronto con 40 interlocutori diversi, tra associazioni, comitati e attenti osservatori.
IL SUO PROGRAMMA
Più che un manifesto, una “trama” , che preveda intanto il decentramento amministrativo: “trasferire tutte le competenze e le risorse possibili ai Municipi affidando loro le decisioni sulle questioni più prossime ai cittadini, È il primo modo per occuparsi del marciapiede, della qualità delle strade, dell’illuminazione, del verde pubblico, dei servizi nei quartieri “ e magari guardare all’ultimo fenomeno, pericolosissimo per i non vedenti: i monopattini. Proporremo che le societa’ che li gestiscono individuino dei parcheggi, altrimenti, in assenza di stalli autorizzati, la carta di credito dovrà  continuare a correre”. Ma la questione che piu’ spesso si e’ sentita ripetere e’ quella dei rifiuti: sembra un paradosso, ma e’ la nostra piu’ grande risorsa. “Il tema non e’ dove li mettiamo, ma cosa farne. E’ la mia proposta storica, ormai acquisita anche dagli altri candidati a queste primarie: far lavorare in sinergia Ama ed Acea, insieme alla partnership di Eni per il biofuel”. E’, la sua, una visione di sviluppo economico, un contesto che sappia sfruttare anche l’enorme patrimonio edilizio delle Pubbliche Amministrazioni per dare opportunita’ alle categorie piu’ deboli, gli immigrati, le donne, i giovani. Che si rifugiano nella cosiddetta movida per mancanza di alternative: “ Deve essere la cultura a fare da collante, ma bisogna accedervi anche nelle e dalle periferie. E non puo’ che essere una mobilita’ nuova e diffusa a consentirlo”.
ROMA DOPO LA PANDEMIA
La pandemia ci ha insegnato molto, e questa esperienza modifichera’ inevitabilmente tutte le citta’ : Caudo, oltre a rilanciare la necessita’ di una Sanita’ di prossimita’, e’ al lavoro con i colleghi – docenti universitari, amministratori- europei, per un concreto confronto e scambio di vedute dettate da esperienza e soprattutto da competenza. Roma avra’ un Piano Strategico 2030-2050 : e’ il suo futuro, la sua traiettoria. Ci sono le opportunita’ del Giubileo 2025 e l’anno successivo le risorse del PNRR. Intanto pero’ occorre continuare a rimboccarsi le maniche. Come i suoi volontari che, in vista delle Primarie del 20 giugno, hanno appena aperto sette presidi territoriali, i Caudo Point: Piazza Fiume, Piazza Gimma, Conca d’Oro, Cola Di Rienzo, Giulio Agricola, Alberone , Roma Libera e Trastevere sono i loro marciapiedi.

Silvia Mauro