A Maria Spena, deputata uscente di Forza Italia, il centrodestra ha affidato la missione di espugnare lo storico fortino della sinistra “Ztl”: il collegio Roma 1 alla Camera, quello che comprende il centro storico, i Parioli ed un quartiere storicamente dem come la Garbatella. Gli ultimi sondaggi, però, dicono che mai come questa volta la distanza tra centrodestra e centrosinistra – inseguite dal Terzo Polo di Carlo Calenda che alle ultime comunali fece il pieno – è risicata. A differenza di altre zone di Roma, l’astensionismo ha sempre avuto terreno meno facile. Lo si è visto anche per i recenti referendum sulla giustizia.

Onorevole Spena, crede che per fare un buon risultato servirà anche parlare di giustizia?
Nei tre quesiti sui quali c’era la convergenza di tutti i partiti del centrodestra, i SI hanno prevalso con oltre il 70 percento dei votanti nel territorio del collegio in cui sono candidata. Un dato significativo.

Pensa che siano potenziali vostri elettori?
Non significa che tutti quelli che hanno votato per il SI saranno elettori del centrodestra, ma evidentemente condividono con noi l’idea che il sistema della giustizia, così com’è, non va bene e va cambiato. Sono temi che non sentiranno certamente dal Pd e dai suoi alleati, i più conservatori quando si parla di giustizia insieme ai grillini.

E Calenda? Non la convincono i suoi proclami garantisti?
Sono i fatti a contraddire quei proclami. Ricordo che se Matteo Salvini si trova ad affrontare un processo per il caso Open Arms è per il voto favorevole che i partiti del Terzo Polo diedero al Senato alla concessione dell’autorizzazione a procedere contro di lui per fatti avvenuti quando si trovava ad operare da ministro dell’Interno e condivisi con il resto del governo dell’epoca. Inoltre, anche recentemente, Calenda ha tirato giù la sua maschera di finto garantista attaccando un candidato sindaco di centrodestra (Pietro Vignali a Parma, ndr) non per le sue idee, ma per una passata vicenda giudiziaria, utilizzando toni da grillino.

In che modo il tema della riforma della giustizia può giocare un ruolo nell’esito dell’elezione del collegio uninominale di Roma 1 alla Camera?
Io mi rivolgo ai circa 40mila romani del collegio in cui sarò candidata che il 12 giugno scorso, nonostante la poca copertura mediatica e il prevedibile non raggiungimento del quorum, hanno scelto di recarsi alle urne e votare SI per chiedere la separazione delle carriere, una più equa valutazione dei magistrati e la riforma del Csm. Questi sono temi che non troveranno altrove, ma che sono presenti nel programma del centrodestra.

Quali sono i punti principali del programma di Forza Italia a proposito di giustizia?
La riforma del processo civile e penale perché tutti abbiano diritto ad un giusto processo e di ragionevole durata. Lo diciamo da sempre, è anche l’ora di dire basta ai processi mediatici. Nel nostro Paese troppo spesso ci si dimentica che fino alla sentenza definitiva si ha diritto ad essere trattati da innocenti.

In una delle sue pillole quotidiane, Silvio Berlusconi ha promesso processi più brevi.
In Italia ci vogliono fino a 1200 giorni per un processo penale di primo grado, mentre la media europea è di circa 400 giorni. È evidente che c’è qualcosa che non va, ma per Pd e M5s diventa quasi un’eresia affermarlo. Roma, peraltro, è la città italiana più interessata: un processo penale nei tre gradi arriva a durare fino a 2.241 giorni, più di sei anni! Una realtà che conoscono bene, ad esempio, i tanti avvocati e magistrati che vivono nei municipi centrali di Roma e che sono i primi a chiedere interventi più incisivi sulla giustizia.

Cosa rappresenta per Forza Italia la candidatura di Silvio Berlusconi in Parlamento?
È la testimonianza più forte dell’identità garantista del nostro partito. D’altra parte, il garantismo è uno dei valori fondanti di Forza Italia insieme al liberalismo, all’europeismo e al cristianesimo. Il presidente tornerà a Palazzo Madama, dove lo avevano voluto gli italiani e da dove era stato fatto decadere dal Pd con l’applicazione retroattiva della legge Severino. Un voto accolto senza dispiaceri dall’allora premier di un governo di unità nazionale, l’attuale segretario dem Enrico Letta. Per questo, torno a ribadire, chi si sente garantista deve guardare a Forza Italia perché non può fidarsi della sinistra e del presunto Terzo Polo ma ha una sola scelta: votare centrodestra.