Garantista ed apolide come i liberali di oggi, il deputato ed ex ministro Enrico Costa ha lasciato Forza Italia e si è unito ad Azione, il movimento politico dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, diventandone il primo rappresentante alla Camera. E ieri a Montecitorio è comparso in una conferenza stampa, affiancato dallo stesso Calenda e dal senatore Matteo Richetti. «Sono coerente con le mie idee e con le mie battaglie di sempre, in primo luogo sulla giustizia. Quando ho capito che su questi temi eravamo coincidenti, ho capito che potevo dare il mio contributo alla crescita di un progetto importante, che guarda non ai prossimi giorni ma ai prossimi anni», dichiara Costa al Riformista. Ex ministro per gli affari regionali e le Autonomie nel governo Renzi, ha mantenuto l’incarico anche con il governo Gentiloni. Transitato da Forza Italia al Ncd di Alfano, diventato poi Alleanza Popolare, ne è uscito per aderire a Noi con l’Italia insieme con Fitto, Lupi, Romano, Zanetti, Tosi; nell’aprile 2019 era rientrato in Forza Italia, assumendo la guida del dipartimento Giustizia.

Perché con Calenda?
Noi dobbiamo cercare di accendere la luce dei liberali, far nascere la grande casa dei liberaldemocratici, e per farlo dobbiamo avere degli interpreti come Carlo Calenda. Questo è lo spirito della mia scelta e io spero che questa mia decisione consenta a Forza Italia di fare un passo in questa direzione. Per rappresentare l’area liberaldemocratica è fondamentale avere un interprete, una persona preparata che quando fa delle considerazioni le fa con un metodo pragmatico e serio: è il metodo che riconosco in Calenda ed questo lo spirito che ha caratterizzato la mia attività.

Vede in Calenda quello che avrebbe dovuto essere Berlusconi?
Berlusconi è stato un grandissimo federatore, ha saputo fare sintesi tra esperienze molto diverse tra loro. Ma quello che ambiva a diventare il partito liberale di massa sta diventando un’altra cosa, anche per le proporzioni che oggi assume.
Le forze sovraniste sono in maggioranza nella coalizione di centrodestra. Alle ultime politiche FI ha rappresentato i 2/5 della coalizione, alle Europee ha rappresentato 1/5, adesso rappresenta 1/7 del centrodestra. È dunque necessario rivedere la proposta politica. Forza Italia deve guardare con interesse all’iniziativa di Calenda, perché FI ha un’anima liberale e deve avere il coraggio di svincolarsi, di puntare a una formazione di liberali liberi.

Lei farà da apripista, ci saranno altri che la seguiranno?
Io parlo per me, poi ciascuno farà ciò che ritiene. In Forza Italia vedo due tendenze contrapposte: una ad adagiarsi verso Lega e Fdi, l’altra ad andare verso il governo. Due posizioni diametralmente opposte. Penso che ci possa essere una via di mezzo, quella che io vorrei rappresentare: liberali coerenti e congruenti, in opposizione a questo governo e ben diverso dalla Lega. Il bipolarismo ha disperso i liberali in mille rivoli, ci vuole il coraggio di un nuovo progetto.

Ma ha invitato altri a seguirla?
Ho grande rispetto per il percorso di ciascuno. Sono convinto che molti guardino con attenzione alle politiche di Azione e a questo nostro percorso comune. Sono convinto che un talent scout come Berlusconi non possa che guardare con attenzione alla potenzialità di Calenda.

È un suo wishful thinking o vuole dirci qualcosa? Berlusconi punta su Calenda per il dopo-Conte?
È un mio pensiero. Penso che ci sia una certa stima e un certo apprezzamento. Io penso e spero che questa novità di oggi possa servire per costruire un ponte con Forza Italia. Una strada verso il futuro che possiamo attraversare insieme.

Ma se in autunno ci fosse la necessità di ricorrere a un governo di solidarietà nazionale per affrontare la crisi e fare le riforme chieste dall’Europa, lei con Azione dareste disponibilità?
Oggi abbiamo il governo Conte e siamo all’opposizione. Tutto il resto appartiene alle ipotesi e su queste non è mio costume fantasticare.

Allora andiamo per gradi. Alla prossima fiducia alla Camera, come voterà?
Voterò contro la fiducia a questo governo, sempre. Senza sorprese.

I liberaldemocratici possono avere un senso uniti? Come guarda al partito di Renzi?
Renzi è stato un ottimo premier e con lui ho fatto una bella esperienza di governo. Tra lui e questo governo c’è lo stesso rapporto che può esserci tra una fuoriserie e una carriola. Ma anche lui, che ha rappresentato una fuoriserie, oggi si trova a dare il suo supporto a questo governo, con il naso turato. Ricordo solo che a stare con il naso turato a lungo, non si respira più. Con Italia Viva al momento abbiamo fatto scelte strategiche diverse, ognuno per adesso segue il suo percorso.

Quali priorità per la giustizia italiana indicherà come Azione?
Faccio un discorso che va oltre le riforme di sistema: siamo un Paese che ha troppe leggi, circa sessantamila. Se hai tutte queste leggi che si intersecano e si contraddicono, chi decide? Sempre il giudice. Perché serve fisiologicamente qualcuno che interpreta questo ginepraio normativo che implica l’esigenza di rivolgersi ai tribunali.

Siamo incartati. E dunque?
Serve un disboscamento normativo. E non è facile. Ho fatto parte della commissione per la semplificazione normativa. In quella commissione ne abbiamo individuate migliaia da abolire. Le abbiamo evidenziate ai ministeri per chiedere un parere sull’abrogazione, e cosa è successo? Che la burocrazia ha opposto resistenza. Ci hanno risposto che ciascuna di quelle leggi era necessaria.

Un Paese che ha devoluto il potere politico a quello giudiziario.
Ieri ho visto la bozza della riforma Bonafede che dice “il pm stabilisce nella sua organizzazione la priorità degli affari da trattare”. Sulla base di che cosa, mi domando? Della sua cultura, della sua sensibilità? E poi il Pm deve stare al suo posto. Recuperare il suo ruolo di avvocato dell’accusa. I giornalisti devono capire che quel che dice, non è oro colato. È una tesi accusatoria che si scontra con la presunzione di innocenza. I pm fanno conferenze stampa che suonano come sentenze, mentre poi magari cinque anni dopo arriva l’assoluzione. A reputazione rovinata.

A proposito di reputazione, adesso c’è la pubblicabilità dell’ordinanza di custodia cautelare, che ne pensa?
Ti gettano addosso il marchio d’infamia. La pubblicazione dell’intera ordinanza di custodia cautelare è il contrario di quel che deve avvenire in una società basata sul rispetto fondamentale della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Abbiamo rimesso in discussione uno dopo l’altro tutti i principi di civiltà giuridica su cui era fondato il nostro stato di diritto.