L’incendio è spento. Le braci restano vive ma non dovrebbero essere più stuzzicate nel falò del ddl Concorrenza. Che andrà a buon fine nei tempi previsti, come voleva Draghi. E come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con una formulazione per cui tutti potranno dire di aver vinto la battaglia della lobby dei balneari. Sarà il tempo a dire e verificare come andranno veramente le cose.

Al momento, poiché nella politica italiana le partite hanno sempre la contropartita interna, la mediazione sui balneari aiuta Forza Italia a congelare anche la sua faida interna tra filoleghisti e governativi. E siccome la regia dell’accordo ha un nome e un cognome – il viceministro allo Sviluppo economico, Gilberto Pichetto Fratin, il senatore del nord che sussurra in ugual misura alle orecchie di Mariastella Gelmini e a quelle di Giancarlo Giorgetti, si può dire che il parziale della faida interna dà certamente una mano alla ministra degli Affari regionali reduce da settimane di fuoco e polemiche sulla linea del partito. Contro la deriva leghista e anti Nato che spunta qua e là nel centrodestra. La mediazione è arrivata intorno alle 13.

Non esclude il ricorso alla fiducia perché i tempi sono veramente stretti. Il ddl andrà in aula il 30 maggio e sarà votato nello stesso giorno. Così almeno ha deciso ieri pomeriggio la capigruppo. Di sicuro la Commissione Industria avrà fatto in tempo a votare almeno una grossa parte delle modifiche previste. Nell’accordo quadro è previsto di rinviare alla Camera dodici articoli, tra cui le concessioni taxi, in modo di dare ai deputati la possibilità di intervenire sul testo senza trovarselo già impacchettato. Sarà necessaria quindi una terza e definitiva lettura a palazzo Madama entro la metà di luglio. A quel punto probabilmente con la fiducia. “Saremo puntuali e rispettosi delle scadenze” spiega il viceministro alla fine della seduta pomeridiana della Commissione Industria. “La vera scadenza sono i decreti delegati che devono essere approvati entro la fine dell’anno. Ma il governo può già iniziare a scriverli adesso e portarsi avanti col lavoro” assicura il viceministro.

Il merito, si diceva, accontenta un po’ tutti. “Il problema alla fine sarà solo mio – scherza il viceministro – tra una cosa e l’altra quest’estate non potrò andare in spiaggia, né in taxi, e anche con i gestori di luce e gas… speriamo che me la cavo. Pensate che stanotte mi sono svegliato con il pensiero dei manufatti sul suolo demaniale, come sono la maggior parte degli stabilimenti balneari che negli anni hanno costruito un capanno e poi il monolocale, talvolta la villetta… E insomma, sono andato a studiarmi il codice della navigazione”. Lettura utile, a quanto pare, visto che , gli immobili abusivi che insistono su terreno demaniale e che saranno messi a gara potranno essere abbattuti. Il contestato articolo 2 (concessioni balneari) che ha tenuto fermo il ddl concorrenza per sei mesi in Commissione viene corretto e integrato con gli articoli 2bis e 2 ter. Si tratta di due nodi decisivi. Il primo riguarda i tempi: se la sentenza del Consiglio di Stato dice che le concessioni muoiono il 31 dicembre 2023 e da quel momento devono essere messe a gara, la mediazione aggiunge che deve essere concesso un ulteriore anno di tempo in caso di ritardi dell’amministrazione (nel fare i bandi di gara, eventualità più che probabile) e per dare il tempo di risolvere eventuali ricorsi.

Il senatore Mallegni, nonostante la mascherina, esce con la faccia del gatto col sorcio in bocca. Se l’obiettivo era scavallare il 2023 e scommettere sull’arrivo di una nuova maggioranza al governo che saprà correggere in un secondo tempo, è stato raggiunto. Dice il senatore Gasparri (Fi): “Eh figuriamoci se i comuni fanno in tempo a indire tutte le gare e se non c’è qualche ricorso incagliato d qualche parte così da giustificare la proroga. Perché poi a quel punto saremo al governo e sapremo trovare la norma, il rinvio, l’emendamento che darà ai balneari il tempo di cui hanno bisogno”. Tutto dipende da come saranno scritti i decreti attuativi. Di sicuro i ricorsi avranno margini rigidi. La seconda modifica, ancora da affinare, riguarda gli indennizzi per i titolari delle concessioni nel caso dovessero perdere la concessione una volta messa a gara: ci saranno indennizzi più alti a seconda, ovviamente, del fatturato; e ci sarà anche una valutazione del valore residuo (e non effettivo) dei beni immobili oggetto di investimenti per l’esercizio dell’impresa. Su questo specifico punto Forza Italia e Lega potrebbero essere costretti alla fine a fare un passo indietro. Da Bruxelles hanno già fatto obiezioni. “Hanno ottenuto nei fatti l’anno di proroga, non si può avere tutto” osserva un senatore Pd alludendo al nodo indennizzi.

Dunque i passi avanti ci sono, qualche dubbio resta (le associazioni dei consumatori parlano di “teatrino avvilente” delle forze politiche). Quello che conta è che la maggioranza dialoga e che il testo vada in aula entro la fine di maggio. Come aveva chiesto Draghi. Non solo: la Commissione ha iniziato a votare gli altri articoli del ddl Concorrenza tutelando così il lavoro del Parlamento, e le sue modifiche, qualora dovesse essere messa la fiducia. Uno scenario che ancora ieri mattina, prima della riunione di maggioranza, non era affatto scontato. Il timore era che la Lega bloccasse tutto il provvedimento finché non si fosse chiuso l’accordo sui balneari. “È andata bene” si commenta tra i dem. Antonio Misiani, responsabile economico Pd, mostra ottimismo anche sul nodo balneari: “Ci siamo quasi”. Dopo le barricate dei giorni scorsi, anche Forza Italia e Lega parlano di “accordo vicino”.

Il governo Draghi non cadrà sul fisco e sui balneari. Se qualcuno ne voleva la riprova, eccola servita su un vassoio d’argento. Ai leader del centrodestra serve un governo stabile con cui poter giocare la campagna elettorale. Così come il governo Draghi non cadrà per mano dei 5 Stelle e del termovalorizzatore. Anche se ieri il Movimento ha scherzato col fuoco. La capogruppo Castellone, su imput di Conte, ha fatto mettere ai voti la richiesta di far venire Draghi in aula in vista del Consiglio straordinario europeo del 30-31 maggio. Il premier ha informato l’aula la scorsa settimana. Per i grillini sta diventando un’ossessione. La richiesta è stata respinta. Ma i 5 Stelle hanno votato con Fratelli d’Italia e Alternativa c’è. Con le opposizioni.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.