«Quello che in gergo si chiama panpenalismo è un problema italiano che da dieci o venti anni è ormai cresciuto. C’è la tendenza legislativa a vedere tutto in chiave di violazione penale, una visione assolutamente distorta e patologica della vita e dell’azione dei cittadini in un’ottica moralizzatrice in base alla quale il reato è peccato. È la tendenza a trasformare qualunque condotta che comporti la violazione di una norma in violazione di una norma penale», afferma Luigi Bobbio, magistrato presso il Tribunale di Nocera Inferiore, ex pm dell’Antimafia napoletana con un passato da senatore. La sua è spesso una voce fuori dal coro nel contesto della magistratura.

«Il panpenalismo ha anche alimentato lo strapotere dei pubblici ministeri sulla vita dei cittadini in tutte le sue possibili declinazioni, economia e mercato compresi», spiega Bobbio, sottolineando come «si sia trasformato un approccio sano al diritto e alle regole in un approccio malato perché – ragiona il magistrato – se tutto viene considerato reato vuol dire che qualcosa non va». Come spezzare questo circolo vizioso? Come riportare la giustizia nei limiti di un diritto più efficace e meno sovrabbondante? «Le azioni sono duplici – risponde – Innanzitutto è necessaria una depenalizzazione ampia. Occorre depenalizzare quanto più è possibile e per questo serve una politica forte, che si sottragga al ricatto e al gioco di sponda che Procura e una certa informazione fanno una a favore dell’altra. E poi serve che si smetta di vedere qualunque condotta in chiave di reato». Depenalizzare, quindi, ma anche potenziare la leva amministrativa.

«Parallelamente è necessario che il Legislatore abbia la capacità di rafforzare le risposte di altro tipo, come riportare al centro della scena le sanzioni amministrative. Sarebbe un enorme passo in avanti», spiega Bobbio. La sua esperienza professionale spazia dalla politica al diritto. «Oggi la giustizia penale è sovraccaricata da una miriade di reati». A voler ipotizzare sfere di depenalizzazione, Bobbio pensa, tra gli altri, ai reati di borsa e a quelli fallimentari.

«Ci sono imprenditori che vengono distrutti per accuse di bancarotta inesistenti o che sono condannati in nome di una assoluta discrezionalità interpretativa e creativa della giurisprudenza – dice Bobbio – Il sistema Giustizia non dà quasi più garanzie. Ci sono reati fiscali puniti con sanzioni penali che finiscono per essere vuote di contenuto perché, all’esito del giudizio penale, la sentenza definitiva non è mai tale da portare in carcere l’imputato. Per cui spesso tutto si riduce alla sola custodia cautelare. E quanti imprenditori hanno scontato solo una distruttiva custodia cautelare salvo poi essere assolti o condannati senza esecuzione della pena».

I nodi della giustizia, però, non sono tutti nel penale. Ci sono altri settori critici. «Diventa non più rinviabile il tema della riforma profonda della giustizia contabile e della giustizia amministrativa – precisa Luigi Bobbio, spiegando il perché – A proposito di giustizia contabile, se si fa uno screening delle sentenze della Corte dei Conti, della loro qualità giuridica e della valutazione in termini di rigorosa considerazione di elementi di accusa si nota una tendenza dei giudici a condannare per recuperare denaro all’Erario con il rischio che da una funzione giurisdizionale si passi a una funzione di esattori, di gabellieri».

Critica, secondo il magistrato, anche la situazione della giustizia amministrativa: «Peggio che andar di notte – sostiene – I tempi sono biblici e le pronunce talvolta fantasiose. È un sistema che va rivisto». Perché tutte queste criticità? «Perché troppi giudici, sia nel settore della giustizia amministrativa sia in quella contabile, hanno il permesso di ricevere un numero indefinito di incarichi estranei alla loro funzione, quindi incarichi retribuiti, e questo significa sottrarre tempo al loro lavoro. Una sottrazione di risorse di lavoro c’è anche nella giustizia tributaria». Per cui, a voler tirar le somme, il sistema Giustizia così com’è non funziona.

«Fa acqua da tutte le parti – conclude Bobbio – Partendo da una indispensabile depenalizzazione, la riforma della giustizia non può non passare quindi per la rivisitazione completa di tutti i settori».