Le cose certe sono due. Prima: Bruno Contrada non era colpevole. Seconda: Bruno Contrada ha passato quattro anni e mezzo in cella e altri tre e mezzo ai domiciliari (in tutto otto anni). Per un errore – anzi per diversi errori – molto gravi della magistratura.

La sua non colpevolezza, a più di vent’anni dall’arresto, è stata accertata prima dalla Corte di Strasburgo e poi dalla nostra Cassazione. E su questa base la Corte d’appello di Palermo aveva quantificato in quasi 700mila euro il risarcimento dovuto. Non sono neanche tanti 700mila euro per una vita distrutta.
Bruno Contrada è un importantissimo ex poliziotto, che operava in Sicilia, combatteva la mafia, e poi è stato anche il numero 2 dei servizi segreti. Fu condannato per “concorso esterno in associazione mafiosa” per fatti degli anni Ottanta. Contrada fece notare che quel reato non esiste nel codice penale italiano (e non esiste in nessun codice penale, in tutto il mondo). In genere viene usato quando gli inquirenti non trovano nessun reato specifico da imputare a una persona che però vogliono che sia condannata. Concorso esterno ha questo vantaggio: non devi provare né che l’imputato è mafioso né che abbia commesso delitti precisi. È una categoria dello spirito.

La Corte Europea stabilì che in ogni caso questo reato, ”italianissimo”, prima del 1992 non esisteva né nel codice penale né in nessun aspetto della giurisprudenza, e dunque non poteva assolutamente essere contestato. Contrada non andava arrestato, non andava processato, non andava condannato, non doveva scontare nessunissima pena.

La Procura e l’avvocatura dello Stato però hanno fatto ricorso contro la decisione della Corte d’Appello. Non vogliono che Contrada riceva una lira. Un caso limpido di accanimento. Dovuto a che cosa? Forse solo al fetido spirito dei tempi.

E la Corte di Cassazione ieri ha deciso di sospendere il risarcimento e di chiedere alla Corte di Appello di Palermo di riesaminare il caso. Non si conoscono ancora i dettagli di questa sentenza. Però si sa che con i tempi della giustizia italiana, visto che Contrada ha quasi 90 anni, è probabile che non vedrà mai il risarcimento. È stato perseguitato, ingiustamente incarcerato, ridotto in miseria, e ora gli si dice: vabbè son cose che succedono. E dicendogli così si decide di trasgredire in modo clamoroso e sfacciato una sentenza della Corte Europea.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.