C’è un pezzo di Napoli e della Campania che è sempre stato nell’ombra, quella nera del lavoro sommerso. È una parte di popolazione consistente, il 60% dei lavoratori secondo l’ultimo bilancio stilato all’esito di un anno di controlli ad opera delle forze dell’ordine. Qualcosa come il 10% del pil della nostra regione se lo si vuole rapportare alle stime degli economisti. Cosa ne sarà di questi lavoratori dopo la pandemia da Coronavirus? Quali scenari per la vita di queste persone e quali effetti sull’economia del territorio?

Il decreto “Salva Italia” ha predisposto misure per dare sostegno al reddito di famiglie e imprese in questo momento di grande crisi, ma è ovvio che non ci si poteva aspettare un intervento che mettesse in campo risorse anche per i lavoratori in nero, per quelli irregolari, per i lavoratori invisibili. Quanto tutto questo peserà sulla tenuta e sulla ripresa dell’economia campana è uno degli interrogativi del momento. Il nuovo decreto non ha previsto misure per colf e badanti e per chi come loro percepisce un reddito legato alle ore di lavoro effettivamente svolte, lavoratori saltuari seppure non irregolari.

Ci sarà un aumento di richieste di reddito di cittadinanza? È uno scenario possibile, secondo l’economista Tullio Jappelli, professore di Economia politica dell’Università di Napoli Federico II. “Il reddito di cittadinanza soprattutto in Campania è uno strumento di sostegno alla povertà, non uno strumento per inserire persone nel mondo del lavoro. Data l’eccezionalità della crisi determinata da questa pandemia si potrebbe verificare un aumento di richieste, anche perché ci sono state a margine persone che non avevano richiesto il sussidio ma adesso, private del lavoro, non avranno più motivo di non chiederlo”.

Il riferimento è proprio ai lavoratori del sommerso, quelli che non hanno voluto rinunciare a impieghi saltuari in cambio del reddito di cittadinanza e che nel prossimo futuro si troveranno a fare i conti con la crisi che li sta costringendo a casa. Il riferimento è a non solo a quei lavoratori che hanno scelto fino ad ora di rimanere nell’ombra dell’irregolarità ma anche a quei lavoratori regolari, seppure precari come collaboratori e badanti. “C’è un buco nel piano del governo”, spiega il professor Jappelli commentando il decreto Salva Italia che per il momento non ha previsto aiuti per questa seconda categoria di lavoratori. Si rischia che diventino i poveri di domani. E non solo loro. Il rischio esiste anche per tutti i lavoratori che fino a febbraio avevano un reddito che non li faceva rientrare tra i beneficiari del sussidio pubblico.

“Finora il reddito di cittadinanza è stato tarato sul reddito percepito nell’anno precedente ma bisognerà prevedere delle modifiche perché chi fino a febbraio aveva un certo reddito, dopo questa crisi, non averlo più e non può certo aspettare il 2021 per beneficiare del sussidio. Il vantaggio del reddito di cittadinanza sta inoltre nel fatto che si tratta di un sostegno durato e non una tantum, per cui consentirebbe di fronteggiare meglio un simile momento di crisi”, precisa il professor Jappelli. Quali gli scenari possibili? Ci saranno nuovi poveri, il che vuol dire nuove necessità di aiuti.

E qui entra in gioco il terzo settore: “Diventa un settore ancora più importante – commenta Jappelli – Le associazioni di volontari andrebbero sostenute, sono il vero punto di contatto con territorio”. Per il resto, valgono le regole generali dell’economia: ci si aspetta una forte recessione, il cui impatto sarà proporzionalmente collegato alla durata della pandemia e dalla quale si potrà uscire in due modi, attuando politiche monetarie che prevedano maggiore liquidità per sostenere le imprese e aiutarle a risollevarsi dagli effetti negativi subiti in questi mesi, e approvando politiche fiscali con strumenti che, come i sussidi, aumentano il debito pubblico ma riescono a sostenere il reddito delle famiglie.