È passata una settimana dalla lettera che ha messo in subbuglio Palazzo Partanna e dopo giorni di silenzio (pare sia diventato il gioco preferito degli industriali di Roma e di Napoli!) ci sono alcune domande alle quali non c’è ancora una risposta. Dicevamo, ha fatto molto rumore la lettera del Collegio arbitrale d’appello di Probiviri di Confindustria rivolta alla Commissione Designazione dell’Unione industriali partenopea. Tanto rumore per nulla. La vicenda è facile da riassumere e per sommi capi è questa. Da Confindustria nazionale (difficile pensare che il presidente Carlo Bonomi non ne fosse al corrente, ma questa è un’altra storia) parte una missiva in cui si legge che l’associazione nazionale degli imprenditori, per bocca dei suoi Probiviri, ha ritenuto necessario rappresentare alla commissione di Palazzo Partanna l’opportunità (anzi la necessità) di “mettere un definitivo punto fermo” sulle motivazioni che hanno portato alla costituzione di Est (ra) Moenia, l’associazione presieduta da Ambrogio Prezioso, evento all’origine di scontri (con i vertici dell’Unione di Napoli) e polemiche “anche sui quotidiani locali”.

Siccome tra questi ultimi ci siamo anche noi del Riformista, corre l’obbligo di segnalare alla Commissione di Probiviri locali e nazionali alcune questioni delle quale si dovrebbero occupare, compatibilmente con i loro impegni. Ebbene, da parte dell’ Unione industriali di Napoli è stato segnalato ai media che la lettera dei Probiviri fosse “un falso”. È successo anche a noi. Ma sta di fatto che tutto era, salvo che una fake news, come si sono affrettati a sostenere da Palazzo Partanna. Ecco, quindi, che la domanda sorge spontanea: quali provvedimenti si intende prendere su questo tentato discredito dell’operato del Collegio medesimo? È stato inoltre segnalato – solo da questo giornale, a oggi – un altro fatto incontestabile (e facilmente verificabile). Vale a dire che da mesi la rassegna stampa dell’Unione industriali di Napoli omette, con piena consapevolezza, di inserire articoli che riguardano le motivazioni per le quali numerosi imprenditori sono usciti dall’associazione. Chi sbattendo la porta e chi no (Moschini, Tavassi, De Felice, Prezioso, Lettieri). Quale provvedimento intendono prendere i Probiviri, locali e nazionali, per sanzionare questo reiterato tentativo di censura? Queste sono per così dire le questioni palesi, ma andiamo oltre e parliamo di quelle che invece sono meno palesi, ma non per questo meno importanti. Anzi.

Mentre tutti continuano a guardare il dito (la lettera dei Probiviri), c’è qualcuno lì, sulla luna, che sta lavorando a fari spenti con una Fondazione privata (la Fondazione Mezzogiorno) che nei fatti inficia il ruolo dell’Unione industriali di Napoli. E quindi di Confindustria medesima. Ci riferiamo a quanto ha scritto Tiziana Cozzi su Repubblica Napoli il 25 gennaio scorso. Un sasso che invece di cadere nello stagno, si è immerso nel vuoto. Dobbiamo pensare che a Roma, evidentemente, c’è chi non vuole disturbare il manovratore?? Fuor di metafora, la domanda è legittima: qual è il giudizio politico (se non disciplinare) che i Probiviri di Roma e di Napoli esprimono in relazione al fatto che Antonio D’Amato, past president di Confindustria e cavaliere del lavoro, trasforma una Fondazione in un “organismo intermedio”, ossia in uno strumento legittimato a interloquire direttamente con il Governo sulla delicatissima tematica del Pnrr, esautorando in sostanza il ruolo di Confindustria (e bypassando quello dell’istituzione territoriale più prossima: la Regione Campania)?

Ancora: qual è il giudizio degli organismi disciplinari, che la scorsa settimana hanno considerato “valore aggiunto” Est (ra) Moenia, sulla possibilità che la Fondazione Mezzogiorno deprivi di valore l’iscrizione alla stessa Unione di Napoli visto che non è in grado di occuparsi di Pnrr se non per delega? E non si può non guardare a come si è comportata Confindustria Campania nei confronti della gestione degli stessi fondi. Il presidente degli industriali campani Luigi Traettino, infatti, ha firmato un protocollo d’intesa con la Regione e uno con le sette università campane per gestire i fondi in arrivo dell’Europa. Tutt’altro approccio, quindi, rispetto all’atteggiamento di Confindustria Napoli. Ma anche qui vige la regola del silenzio: il presidente Traettino nulla ha da dire ai colleghi napoletani. Eppure le divergenze sono evidentissime: mentre lui fa accordi con De Luca, il presidente dell’Unione Industriali di Napoli Maurizio Manfellotto lo attacca apertamente e il past president D’Amato (che non ha risposto alle nostre telefonate e ai nostri messaggi, ci sarebbe piaciuto ascoltare la sua opinione) si affretta a cambiare lo statuto della sua Fondazione per gestire il Pnrr. Ma nessuno dice nulla. E quindi, sull’evenienza, ancora più grave, di determinare un conflitto di interessi tra chi aderisce alla Fondazione e chi no, cosa hanno da dire sul fatto che si è originata una evidente disparità di trattamento tra chi ha una sola iscrizione e chi viceversa – investendo 30mila euro tra il 2021 e il 2023 – accanto alla adesione a Unindustria Napoli, si dota di un salvacondotto valido per agganciare i fondi del Pnrr? Si attendono risposte, magari non tramite lettere segrete.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.