Anno 2022. Campania. Ci sono ancora carceri dove l’acqua calda manca o viene erogata a intermittenza e dove usufruire di docce e bidet non è poi così scontato, sebbene nell’ultimo anno circa il 43% degli spazi detentivi sia stato oggetto di lavori come manutenzione delle celle, installazione di sistemi di riscaldamento, riparazione di impianti idraulici. E ciò, qualora ve ne fosse bisogno, conferma il livello della fatiscenza delle strutture e della inadeguatezza degli spazi della pena. A questo dato vanno poi sommati i numeri della detenzione. Ieri il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, con la collaborazione dell’Osservatorio regionale sulla detenzione, ha fornito quelli più attuali. Sono numeri che raccontano casi e vite umane, drammi, solitudini, malattie, criticità, vuoti culturali e istituzionali.

Un inferno sul quale ancora prevalgono indifferenza e populismo giustizialista, inerzia della politica, proclami a cui non seguono azioni concrete. «È sotto gli occhi di tutti che, anche a causa dell’emergenza Covid, la situazione in cui versano gli istituti penitenziari italiani, salvo poche eccezioni, si discosti in maniera rilevante dai principi che regolano l’ordinamento penitenziario e da quella che viene considerata la “normalità istituzionale”». Esordisce così il garante regionale Ciambriello nel presentare la relazione annuale sullo stato del sistema penitenziario in Campania. «Alle ataviche problematiche – sottolinea – , come il sovraffollamento e la carenza di personale, si è aggiunta negli ultimi due anni l’emergenza dettata dalla pandemia compromettendo la funzione rieducativa e risocializzante che si pone alla base del trattamento penitenziario». Il garante nazionale Mauro Palma, arrivato a Napoli per la presentazione del report sulla Campania, spiega che «la situazione delle carceri campane non è un caso isolato, un certo malessere c’è in tutte le regioni d’Italia, Campania e Lombardia sono le due regioni maggiormente produttrici di ingressi in carcere e, quindi, richiedono un notevole numero di strutture».

E questo non per dire che mal comune mezzo gaudio, ma per attirare l’attenzione sulle emergenze più grandi. «Farò in modo che una seduta del consiglio sia dedicata a questo tema», promette quindi il presidente del Consiglio regionale della Campania, Gennaro Oliviero, aggiungendo che «la relazione annuale del garante è molto dettagliata ed è uno strumento utile e necessario alla politica per compiere scelte inderogabili per migliorare le condizioni di detenuti e agenti penitenziari, e anche uno strumento che mette in risalto quali sono le competenze della Regione: sanità e formazione». Due nodi cruciali. La sanità in carcere vive molte criticità, una delle più annose riguarda i detenuti con problemi psichici, molti dei quali continuano a essere reclusi in carceri ordinarie perché in Campania sono attive soltanto due delle cinque Rems previste dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Quanto alla formazione è limitata: le attività culturali e rieducative risentono della carenza di spazi e soprattutto di educatori.

Basti pensare che il numero di volontari del terzo settore nelle carceri della Campania è passato dai 1.161 del 2019 ai 330 del 2021. Per il resto, la situazione della detenzione nella nostra regione è l’inferno di sempre. Il sovraffollamento continua a essere il principale problema, un terzo dei detenuti in cella è in attesa di giudizio e tra i detenuti definitivi soltanto il 3% è ammesso al regime di semilibertà. Al 31 marzo scorso la popolazione detenuta nella regione ha toccato quota 6.708 detenuti a fronte di una capienza di 6.113 posti: ci sono quindi circa 600 reclusi in più, costretti a stare in otto in celle nate magari per ospitare quattro persone. È una popolazione composta per lo più da diplomati e cinquantenni, e con una forte componente di detenuti stranieri che sono in aumento (891 in Campania secondo il bilancio più attuale) a fronte di mediatori linguistici e culturali che invece sono in numero sempre più ridotto (i ministri di culto, per esempio, erano 70 nel 2019 e solo 29 nel 2021).

Se nell’ultimo anno, poi, i suicidi sono calati lievemente (6 casi a fronte dei 9 del 2020), gli eventi critici sono sempre troppi: 1.189 atti di autolesionismo, 829 scioperi della fame o della sete, 3.425 infrazioni disciplinari, 155 tentativi di suicidio. Capitolo a parte quello relativo ai minori, in una regione come la Campania dove povertà educativa e disagio sociale sono sempre più diffusi tra bambini e adolescenti. Nel 2021 sono stati 6.569 i ragazzi presi in carico dalla giustizia minorile (il 47,6% del dato nazionale) e si sono registrati 6 ingressi in centri di prima accoglienza, 69 in comunità (5 ministeriali e 65 private), 17 nel carcere minorile di Nisida, 29 a Santa Maria Capua Vetere. «Nel corso di questi anni – afferma Ciambriello a corredo della sua relazione annuale – mi sono convinto sempre di più che quella dei garanti è prioritariamente una battaglia culturale e che, in quanto tale, occorre insistere su un punto importante: la pena è un diritto della società che però presuppone un diritto delle persone detenute a essere trattate senza discriminazione».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).