Il giornalista Saverio Lodato, storica firma del quotidiano l’Unità, ha citato in sede civile l’avvocato Stefano Giordano, storico legale di Bruno Contrada. L’azione risarcitoria, preceduta dalla mediazione obbligatoria, punta a un risarcimento di 140 mila euro. Lodato si è risentito per alcune dichiarazioni rilasciate da Giordano al nostro quotidiano il 22 maggio e al quotidiano online “Giustiziacaffè” il 6 luglio. Nell’intervista rilasciata a Giorgio Mannino sul Riformista, l’avvocato Giordano aveva definito la trasmissione Atlantide di La7 dedicata alla strage di Capaci «uno squallido esempio di giornalismo». Il motivo? Saverio Lodato, intervistato da Andrea Purgatori, aveva fatto il nome di Contrada come una delle “menti raffinatissime” che avrebbero organizzato il fallito attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone. Un “sospetto” – così si legge nella richiesta di mediazione – che Lodato non avrebbe mai dovuto rendere pubblico, come gli chiese lo stesso Falcone.

«Tuttavia – leggiamo sempre nella richiesta di risarcimento danno per diffamazione a mezzo stampa – per superare l’ormai vuota retorica degli anniversari che nulla aggiungono alla ricerca della verità […] Lodato ha rivelato il nome fattogli da Falcone». Allora l’avvocato Giordano aveva commentato con noi così questa presunta rivelazione: «Perché Lodato dice solo ora queste cose? Perché non gli sta a genio il fatto che Contrada sia stato liquidato dallo Stato per ingiusta detenzione. Ma non è questo il punto. L’interesse di Lodato era quello di diffamare Contrada». “Detta affermazione – scrivono i legali di Lodato – con la quale si attribuisce a Lodato un presunto e totalmente infondato interesse a diffamare il dottor Contrada è infondata e diffamante perché altamente lesiva della reputazione di Saverio Lodato». L’avvocato Giordano, successivamente, nell’intervista a “GiustiziaCaffè” aveva sostenuto che nel ‘92, in un libro di Lodato e altri, era riportata una intervista a Contrada seguita da giudizi lusinghieri di Falcone nei confronti di Contrada stesso e che ora Lodato avrebbe cambiato idea a causa di una ipotetica «sindrome schizofrenica dovuta all’età avanzata».

Commentiamo la notizia con l’avvocato Francesco Verri che assiste il collega Giordano insieme a Sabrina Peron e Salvatore Ferrara: «I giornalisti sono tradizionalmente vittime delle querele temerarie da parte di chi – come politici e uomini delle istituzioni – vuole limitare la libertà di stampa. È sorprendente che nel nostro caso un giornalista usi una querela temeraria contro un avvocato. Le dichiarazioni dell’avvocato Giordano non contengono nulla di diffamatorio: egli ha criticato con severità le contraddizioni che ha ritenuto di cogliere tra le vecchie posizioni di Lodato e quelle assunte adesso, che come minimo sono tardive. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non vengono considerate credibili quando sono rese a distanza di sei mesi dall’inizio delle collaborazioni; il racconto di un giornalista che arriva dopo 28 anni mi pare sia molto più intempestivo. Quindi questa iniziativa contro il mio assistito verrà contrastata in ogni sede.

L’avvocato Giordano non si lascia intimidire dalla querela temeraria e continuerà la sua battaglia di verità anche per Bruno Contrada. Ormai i processi si fanno anche in tv: perché il difensore non può intervenire come fa anche l’accusa? È legittimo e persino un dovere che l’avvocato intervenga per difendere il proprio assistito da una accusa lanciata in tv invece che nelle sedi opportune. Perché Lodato in questi anni non è mai andato in Procura a rivelare quello che sapeva anziché dirlo a La7?».