La vecchia politica è dura a morire. Così come sono dure a morire le sue espressioni peggiori. E quello che è accaduto a Napoli, a ridosso della scadenza del termine di presentazione delle liste elettorali, ne è la dimostrazione più evidente. A destra una coalizione divisa tra componente civica e partiti, con la prima quasi rassegnata a perdere la partita per il Comune e interessata alla spartizione delle Municipalità. A sinistra un’accozzaglia di 13 liste messe insieme nel disperato tentativo di centrare la vittoria al primo turno e di rendere irrilevante l’outsider Antonio Bassolino. Sia a destra sia a sinistra, infine, la “transumanza” dei candidati da uno schieramento all’altro, pronti a rinnegare storie personali e trascorsi politici pur di assicurarsi uno strapuntino nella Sala dei Baroni. Eppure la presentazione delle liste restituisce ai napoletani una speranza. E questo per almeno due motivi.

Il primo: nell’esercito di candidati al Consiglio comunale spicca un manipolo di avvocati, ingegneri, notai, medici e insegnanti finalmente pronti a scendere in campo per la città mettendoci faccia e competenze. Non è scontato. Quante volte a molti professionisti è stata contestata la tendenza a sottrarsi al giudizio degli elettori? Quante volte è stata stigmatizzato l’impegno di tanti opinion leader e referenti di movimenti civici che, al momento opportuno, non si traduceva in una candidatura? Ora non è così. Dopo anni in cui la città è stata amministrata da una politica “artigianale”, improvvisata e superficiale, per certi versi amatoriale e di sicuro propensa alla facile demagogia, adesso è in campo una Napoli volenterosa, qualificata e pronta a sostituire il populismo inconcludente con conoscenze e competenze.

Il secondo motivo di speranza risiede nei giovani. Nelle liste figurano i nomi di tanti candidati poco più che trentenni e alla prima esperienza politica, pronti a sottoporsi al vaglio dei napoletani. E questo tanto a destra quanto a sinistra. Il che vuol dire che c’è una nuova generazione in campo che chiede spazio per rinnovare e alzare il livello tanto del Consiglio comunale quanto delle Municipalità. Complessivamente, dunque, all’orizzonte c’è un cambio di classe dirigente ma soprattutto di paradigma: dalla protesta si passa alla proposta, dall’inconcludenza si passa alle competenze. Difficile dire che cosa abbia determinato questa svolta, al momento solo potenziale. Di sicuro il fallimento dell’esperienza politico-amministrativa del sindaco uscente Luigi de Magistris che per dieci anni ha creduto di poter amministrare una realtà complessa come Napoli a colpi di slogan o facendo leva sulla demagogia.

Le drammatiche condizioni della città e la fuga di quasi tutti gli assessori comunali verso schieramenti diversi da quello di Alessandra Clemente, candidata indicata da Dema, hanno chiarito quanto quella strategia fosse sterile se non addirittura deleteria. Altrettanto determinante il profilo degli aspiranti sindaci, tutti più o meno autorevoli e competenti nei rispettivi ambiti di attività. Ora resta da vedere se questi giovani e questi professionisti che reclamano spazio saranno capaci di raccogliere il necessario consenso. Certo è che Napoli si può salvare solo a patto di trovare una nuova classe dirigente, forte e preparata a raccogliere certe sfide. E ora, forse, questa prospettiva è finalmente concreta.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.