Le carceri cadono a pezzi. Se fino all’altra sera poteva sembrare una frase fatta o un modo per dire che l’edilizia penitenziaria va rimodernata, da martedì è una triste realtà. Perché martedì, in mezz’ora o poco più di pioggia, si è scatenato l’inferno in città e si è sbriciolato anche un pezzo di muro di recinzione del carcere femminile di Pozzuoli. Molto probabilmente, infatti, a causa di infiltrazioni d’acqua nel terrapieno, il muro perimetrale è crollato. Sono venuti giù dieci metri di mattoni sul versante di via Pergolesi, la lunga strada che taglia in due Pozzuoli arrivando fino al centro cittadino.

Come è potuto accadere? Viene da chiederselo pensando che un carcere debba essere sicuro sotto tutti i punti di vista e che più in generale non può bastare una giornata di pioggia per far cadere a pezzi una struttura. Ma che struttura è quella dove ha sede il carcere femminile della Campania? Si tratta di un edificio costruito nel XV secolo, dai larghi corridoi e dalle ampie stanze dove però vivono anche sei o otto detenute. All’esterno l’aspetto è più fatiscente, perché i lavori di ristrutturazione realizzati in questi anni, secondo i report di Antigone e del Garante, hanno riguardato più la manutenzione interna che quella esterna. In più, l’edificio di via Pergolesi era nato come convento per poi essere adibito alle esigenze detentive solo negli anni Novanta, prima come manicomio criminale e poi, dal 1980, come carcere femminile. È composto di tre sezioni, dislocate su tre piani. Al primo c’è l’articolazione psichiatrica, oltre che, come al terzo, le sezioni dove sono recluse le detenute con condanna definitiva, mentre al secondo le detenute in attesa di giudizio. Le celle sono ampie stanze con letti a castello e grandi finestre, con acqua calda e riscaldamento, ma questo non basta a rendere la struttura un luogo pienamente vivibile.

«Ogni volta che crolla un muro del carcere penso a come bisogna abbattere le mura dell’indifferenza della politica e dei singoli cittadini verso il carcere – commenta il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello –  È necessario attirare l’attenzione delle istituzioni a vari livelli sapendo che habitat, affettività, spazi integrativi, lavoro servono a reinserire le detenute nella società». Il crollo del muro del carcere femminile di Pozzuoli, dunque, pur non provocato feriti, riaccende i riflettori sulla necessità di un’edilizia penitenziaria adeguata. Il Governo ha istituito nei mesi scorsi due Commissioni: una per l’architettura penitenziaria, finalizzata a realizzare progetti per una diversa e più umana dimensione di carcere, orientati proprio sui luoghi dove i detenuti scontano la condanna; un’altra è invece proiettata all’innovazione del sistema penitenziario, cioè a un intervento più mirato alla formazione del personale penitenziario e all’efficienza dei percorsi rieducativi all’interno delle carceri.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).