Le parole, certo. Anche perché quelle di Mario Draghi sono state una volta di più ben selezionate, chiare e mai ridondati. I concetti chiave che quelle parole hanno espresso – fiducia, ripresa, progettualità, capacità di impresa, responsabilità, lavoro, giovani e sud senza dimenticare i poveri, l’ambiente e le riforme strutturali – e i numeri e le percentuali a supporto di quelle parole. Probabilmente non esiste il discorso perfetto. È un fatto però che anche Giorgia Meloni ieri ha fatto fatica a trovare qualcosa che non andasse nell’intervento del premier Draghi davanti all’assemblea di Confindustria. Ma quello del Presidente del Consiglio ieri, nel territorio amico dell’impresa e dell’economia, si è avvicinato molto alla perfezione. Come dimostrano gli applausi (due minuti solo il primo della serie), le lunghe standing ovation, il clima elettrico, di fiducia, quello che precede e avvolge i passaggi positivi dei popoli e delle nazioni.

Oltre a dare la fotografia delle condizioni economiche del paese in una fase ancora di pandemia, Draghi ieri ha ufficialmente aperto un nuovo scenario politico: governo Draghi anche dopo il 2023. Con una maggioranza parlamentare che lo appoggi. Una coalizione di migliori che abbia Draghi candidato premier. La proposta è stata lanciata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi ed è stata accolta dagli applausi della platea dove sedeva mezzo governo e i presidenti di Senato e Camera. Poi ha iniziato a camminare fuori dal palazzo di Confindustria. Non è una assoluta novità. Qualcosa serpeggia già da metà giugno. Ieri è diventato un’ipotesi del tavolo che comincia a raccogliere consensi. Ad esempio del senatore del Pd Andrea Marcucci e del leader di Coraggio Italia e presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Il discorso, dunque. Che è tante cose insieme: analisi del presente, progetti per il futuro, un Patto per l’Italia tra imprese e sindacati – in puro stile Ciampi boys -, criticità e passaggi stretti. Draghi ha rilanciato dal palco degli industriali “un patto per l’Italia da cui nessuno può chiamarsi fuori” , imprese, politica, lavoratori, sindacati, giovani, donne, il Sud. Ha chiesto di condividere “una prospettiva di sviluppo a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni” che sarà “una pagina di cui l’Italia andrà fiera”. In platea, dove sono ospitate 1200 persone, qualcuno ricorda che per ritrovare una simile accoglienza occorre andare ai primi governi Berlusconi. Il premier ha esortato ad “essere aperti ai suggerimenti anche al di fuori della sfera pubblica” e ha citato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando alle prese con la riforma degli ammortizzatori sociali e le politiche attive. Ha annunciato l’intervento nel Consiglio dei ministri di ieri per “eliminare per l’ultimo trimestre dell’anno gli oneri di sistema del gas per tutti e quelli dell’elettricità per le famiglie e le piccole imprese”. Ha chiesto di sostenere la riforma della concorrenza in arrivo a ottobre. Ha assicurato di non aver intenzione di alzare le tasse e ha ringraziato gli industriali e i sindacati “per la collaborazione sul green pass che è strumento di sicurezza e libertà perché il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure” e anzi si prepara ad ulteriori aperture se i conteggi saranno sotto controllo.

Ma più di tutto Draghi ha spiegato perché la ripresa economica in corso è “forte, robusta, migliore di altri paesi europei e ben oltre le aspettative” . La nota di aggiornamento al Def che il governo dovrebbe approvare la prossima settimana in un Cdm economico certificherà “una crescita intorno al 6% per quest’anno – a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera”. I numeri migliori di tutta Europa (anche perché la nostra economica ha perso il 9% nel 2020). Il mercato del lavoro è ripartito “ma ci sono ancora aspetti che destano preoccupazione visto che tre quarti dei nuovi occupati hanno un contratto a tempo determinato”. La sfida “per il Governo e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali” è rendere la ripresa “duratura e sostenibile” evitando “i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo”, mantenendo “buone relazioni industriali” e accelerando sugli investimenti.

Ancora una volta è il Pnrr e le riforme annesse la chiave per rendere strutturale la ripresa. Nel Cdm di ieri è stato presentato il quadro del monitoraggio degli interventi del Pnrr previsti per l’ultimo trimestre del 2021. “È un elenco un po’ arido ma certe volte per far funzionare una macchina bisogna fare delle cose così, quasi banali ma che non sono state fatte o sono state fatte male”. L’obiettivo è ridurre il divario con gli altri Paesi europei, “vogliamo favorire l’innovazione, la transizione ambientale” che “non è una scelta ma una necessità ”dei cui costi bisogna tenere conto, e quella digitale. E “portare l’Italia su un percorso di crescita inclusiva, che migliori la mobilità sociale e consenta la piena realizzazione professionale dei giovani e delle donne, soprattutto al Sud”.

L’Italia “si sta rimettendo in piedi dopo una crisi profonda”, una fase che “richiede una politica di bilancio equilibrata ed efficace”. Che “non chiede nuova tasse ma mette a disposizione risorse”. Parole d’oro per la platea leghista e il ministro Giorgetti in prima fila che ha rinunciato al suo intervento per lasciare spazio al premier. È il Draghi del “whatever it takes”. Bisogna vedere se sarà abbastanza.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.