Caro Riformista, ciò che è accaduto ieri è davvero fuori dalla grazie di Dio. Al termine della seduta del Consiglio comunale, gli Lsu, che comprensibilmente, attendono la stabilizzazione dei rispettivi posti di lavoro, hanno incontrato il sindaco che ha fatto passare un chiaro messaggio: «Se approvo il bilancio ho i fondi per risolvere il problema». Il confronto si è concluso con uno dei lavoratori che ha perentoriamente affermato: «Adesso lo facciamo capire noi all’opposizione». Subito dopo si è verificata una preoccupante escalation di proteste e “pressioni” su consiglieri di “minoranza”, costretti a uscire dall’aula scortati dalle forze dell’ordine, come segnalato dall’esponente del Partito democratico Federico Arienzo.

Siamo davvero al di fuori di ogni logica e sostenibile dialettica democratica. Le opposizioni, ora più che mai, hanno il dovere di andare avanti e di decretare, nel corso della seduta del Consiglio comunale già convocata per lunedì prossimo, la fine di un’esperienza che trascina sempre di più la città Napoli nel baratro. Ciò che non è ammissibile è che si soffi sul fuoco della disperazione sociale nel tentativo di salvare il proprio strapuntino. Si tratta di un calcolo cinico, spregiudicato e irrispettoso del ruolo e della funzione dei consiglieri comunali e dell’assemblea civica. C’è da augurarsi che il Pd e tutte le forze politiche, soprattutto quelle di rilievo nazionale, intervengano a Roma e a Napoli per difendere le prerogative e l’autonomia delle istituzioni locali e delle minoranze.

Si sono sprecati, in queste ore, dinanzi all’avanzata della pandemia, gli appelli alla coesione e al dialogo tra istituzioni. Tutti devono fare la loro parte. Gli egoismi e gli interessi di bottega devono lasciare il passo al senso di responsabilità e alla salvaguardia della salute pubblica. Per tali ragioni ritengo inammissibile provare a speculare sulle pur legittime aspirazioni di lavoratori che attendono la stabilizzazione per condizionare l’orientamento e la libera determinazione delle forze politiche su un atto dirimente come il bilancio di previsione del Comune da cui dipende la sopravvivenza (o l’interruzione) della decennale e – a parer mio – sciagurata esperienza di de Magistris al governo della città. Sono persuaso che le opposizioni avvertiranno la delicatezza e l’importanza della sfida.

L’ha detto con chiarezza il presidente del Pd napoletano, Paolo Mancuso, l’ha ribadito il mio amico Riccardo Realfonzo: «A questo punto, meglio un commissariamento, che affronti la drammatica emergenza della diffusione del contagio e del dissesto delle casse comunali, che un’amministrazione fragile, delegittimata, che ha perso la rotta ed è aggrappata a una pulsione da accanimento terapeutico». Il centrodestra, dal suo canto, dovrebbe comprendere che qui non si tratta di scegliere tra de Magistris e De Luca, ma di porre le condizioni affinché la politica cittadina recuperi dignità e credibilità. Su queste stesse colonne, Ciriaco Viggiano ha giustamente scritto che, se Forza Italia dovesse offrire una sponda e salvare il sindaco, il partito di Berlusconi scomparirebbe da Napoli. Il momento è grave, c’è da attendersi che prevalgano il buon senso e la preoccupazione per il futuro della nostra città.