L’annuncio è di quelli roboanti, nello stile di Luigi de Magistris: «Presto adotterò provvedimenti clamorosi», ha fatto sapere ieri il sindaco di Napoli lasciando presagire l’ennesimo scontro istituzionale con il governatore campano Vincenzo De Luca e con i vertici del Governo nazionale. A questo punto, però, la domanda nasce spontanea: che cos’ha fatto finora l’ex pm sul fronte della lotta al Covid? Ha colto le occasioni che la pandemia, come ogni crisi, ha offerto alle comunità che l’hanno affrontata e che dovranno continuare a farlo nei prossimi mesi? La risposta è no, ovviamente.

Eppure de Magistris era partito col piede giusto annunciando la volontà di trasferire la movida tra i grattacieli del Centro direzionale con l’obiettivo di decongestionare lungomare, Chiaia e centro storico. Dalle parole del sindaco traspariva, forse per la prima volta, un’idea nuova di città. Il proclama, però, non è stato seguito da iniziative concrete, con il risultato che il Centro direzionale è rimasto un monumento al degrado e il lungomare è ancora preso d’assalto da migliaia di persone in barba alle norme sul distanziamento sociale. Il primo cittadino avrebbe dovuto riorganizzare, in base alla legge 53 del 2000, gli orari di uffici, trasporti pubblici e altre attività. Niente di tutto ciò, nonostante il pressing di stampa e associazioni.

Il Comune non ha fatto altro che distribuire buoni spesa alle famiglie in difficoltà. Iniziativa lodevole, ma che non va nella giusta direzione: sfruttare la crisi per riscrivere le norme urbanistiche, ridistribuire i flussi di persone e le attività economiche tra le diverse aree urbane e ricucire lo strappo tra politica e cittadini. Altrove questo è stato fatto e il Riformista ha raccolto le esperienze più significative nella speranza – o, meglio, con la pia illusione – che Dema possa trarne ispirazione.

A Roma patto Raggi-albergatori per i Covid Hotel
Decongestionare gli ospedali, presi d’assalto da migliaia di malati, e sostenere il settore turistico, forse il più penalizzato dalla pandemia: è il duplice obiettivo dell’accordo tra Federalberghi e la città di Roma, dove il prestigioso Sheraton Parco de’ Medici è stato convertito in Covid hotel. Le 169 stanze del quattro stelle alla periferia sud della Capitale sono a disposizione delle persone colpite dal virus. A promuovere questa strategia è stata Virginia Raggi, sindaco di Roma. Lo stesso modello è stato adottato con successo in Emilia Romagna, Toscana e in altre località laziali. E a Napoli? Solo nelle ultime ore il Comune ha intavolato il discorso con gli albergatori. «Non abbiamo pensato alla conversione degli hotel fino a quando la pandemia non si è aggravata», ha ammesso l’assessore Francesca Menna in un’intervista rilasciata al Roma. Anche qui Napoli è in ritardo.

A Firenze in arrivo quartieri tematici e 20mila alberi
Le crisi sono anche opportunità. Ne è consapevole il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha raccolto l’assist servitogli dalla pandemia per disegnare la città del futuro. Come? Avviando l’iter di approvazione del nuovo regolamento urbanistico e del Piano Verde. Il primo prevede la realizzazione di quattro quartieri tematici post-Covid nelle zone di Castello, Mercafir, ex Officine Grandi Riparazioni e Lupi di Toscana. In quest’ultima area, per esempio, è prevista la nascita di un polo culturale denominato “Uffizi 2” con un obiettivo: delocalizzare i flussi di turisti che, in tempi normali, sono concentrati nel centro di Firenze. Il Piano Verde, invece, prevede il riutilizzo di aree abbandonate e la loro trasformazione in zone verdi: sono 20mila gli alberi che il Comune intende piantare. Gli obiettivi? Disegnare spazi più ampi dove si possa usufruire di tutti i servizi nel rispetto delle norme anti-Covid.

A Verona strade a senso unico anche per i pedoni
La movida va disciplinata, soprattutto in una fase in cui il Covid è protagonista di una pericolosa recrudescenza. Mentre a Napoli questa materia è terreno di scontro politico tra il governatore campano Vincenzo De Luca e il sindaco Luigi de Magistris, in altre città si pensa a soluzioni alternative per consentire alle persone di passeggiare in strada evitando, nello stesso tempo, pericolosi assembramenti. A Verona, per esempio, il sindaco Federico Sboarina ha firmato un provvedimento che impone la circolazione a senso unico lungo le strade del centro solitamente più affollate durante i fine settimana. Non si tratta di un modello sperimentato per la prima volta nella fase 2 della pandemia da Covid. Già nel 2019, infatti, il Comune scaligero aveva adottato il sistema del senso unico pedonale per evitare la congestione delle strade e delle piazze più frequentate durante il periodo natalizio. E non è detto che questa strategia non possa essere replicata altrove e in futuro.

A Ragusa una telefonata per aggiornare i residenti
La pandemia ha imposto agli amministratori pubblici di intensificare i contatti con i cittadini. C’è chi ha deciso di girare per le strade e utilizzare il megafono, come il sindaco di Silea, nel Trevigiano, e chi ha invece attivato la piattaforma Sindaci in contatto 2.0, come il primo cittadino di Ragusa (nella foto a destra, ndr). Nella città siciliana il sindaco Giuseppe Cassì avverte telefonicamente tutti i residenti, in caso di emergenza o di comunicazione istituzionale di particolare rilievo, attraverso una chiamata sui rispettivi numeri di telefono. Nel caso in cui la comunicazione sia circoscritta a determinati quartieri o strade di Ragusa, la chiamata arriva solo agli abitanti delle zone interessate. Sindaci in contatto 2.0 si basa su un’applicazione installata sul telefono del primo cittadino e su una piattaforma in cloud, realizzata in collaborazione con Google, che gli permettono di registrare un messaggio vocale e di inviarlo a tutti i residenti.