Caro Riformista, ho molto apprezzato l’editoriale firmato ieri da Ciriaco Viggiano. Anch’io rimasi colpito quando, il 30 agosto scorso, il sindaco Luigi de Magistris ha annunciato un piano per il rilancio della città. Ricordiamone qualche punto: la riorganizzazione dei trasporti urbani, la messa in sicurezza dei parchi pubblici, il riordino della macchina comunale. Difficile realizzare in pochi mesi i “miracoli” promessi vanamente per nove anni: chi ricorda la raccolta differenziata” al 70% in tre mesi? Un minimo di rinnovato vigore nell’azione amministrativa, però, era lecito sperarlo. Invece si continua a procedere stancamente con una sciatta, abulica e inconsistente azione di governo.

L’amministrazione si preparerebbe a farsi approvare il prossimo bilancio di previsione in un Consiglio Comunale che si svolgerebbe a distanza e, con ogni probabilità, in seconda convocazione, dove basterebbe un manipolo di consiglieri per far passare il più importante atto amministrativo dell’ente. Sarebbe la definitiva “consacrazione” di un sindaco ormai senza maggioranza, salvato nelle ultime occasioni dal “soccorso” di “consiglieri d’opposizione” come Guangi e Palmieri. In presenza di un quadro politico amministrativo così precario e sfilacciato de Magistris, come da consuetudine consolidata, cambia lo scenario e ridefinisce le “priorità”: individuare il nuovo simbolo del suo movimento in vista delle elezioni del 2023. Il tutto mentre la città sprofonda in una drammatica crisi sociale ed economica ed è costretta ad affrontare la seconda ondata del Covid-19. Il primo cittadino vorrebbe preparare la sua scalata nazionale, non si sa se al ruolo di premier o di ministro, con le sue residue e malmesse truppe.

Quindi al “nuovo” movimento di de Magistris dovrebbe, in qualche mese, riuscire ciò che si è sempre rivelato un’illusione per dieci lunghi anni, cioè un apprezzabile radicamento nazionale. Nell’editoriale di Ciriaco Viggiano si ricordava la performance di Marika Cassimatis, coordinatrice di Dema a Genova, in occasione delle regionali: lo 0,2%. Un movimento con un appeal nazionale avrebbe dovuto testare il proprio “radicamento” alle regionali campane. La gran parte dei consiglieri comunali napoletani, invece, si è candidata a sostegno dell’acerrimo avversario del sindaco, il governatore Vincenzo De Luca, mentre qualche suo attuale adepto ha raccolto un risultato desolante nelle liste della sinistra estrema. Altri precedenti? La “cavalcata trionfale” di Rivoluzione Civile, con Antonio Ingroia mandato allo sbaraglio, o le “imprese” del movimento arancione e di Dema, le più recenti declinazioni organizzative del verbo demagistrisiano.

Credo sia interessante capire, al di là delle contorsioni politico organizzative del sindaco, quale sia il possibile scenario che precede le oramai vicine amministrative. Il Riformista si è già occupato delle contraddizioni e dei nodi irrisolti del movimento dei Ricostituenti per Napoli, segnato dalla presenza di tante personalità vicine all’ex pm. Io vorrei sommessamente evidenziare come l’ex assessore Nino Daniele (oggi componente del forum del Partito Democratico per il programma per le comunali di Napoli) abbia rivolto un appello ai democrat partenopei a «non demonizzare il laboratorio de Magistris». Finalmente il partito di Nicola Zingaretti ha annunciato la sua uscita dal governo della Città metropolitana, accompagnandola con un giudizio molto severo sugli ultimi dieci anni di amministrazione del Comune! Singolare, però, che il sindaco di Meta Giuseppe Tito mantenga le deleghe e che il segretario partenopeo dei dem Marco Sarracino non abbia preso provvedimenti in proposito.

Insomma, credo che il tempo dell’incertezza, delle ambiguità e delle zone d’ombra debba finire per sempre. Il Pd di Napoli chiarisca: la linea è quella proposta da Daniele che, senza farne mistero, pensa a un’alleanza strategica con l’attuale amministrazione cittadina? Oppure è quella, sbandierata ma poco praticata, di un’autentica discontinuità con gli ultimi dieci anni di “disamministrazione” di Napoli? Si vuole replicare in città l’intesa nazionale (mai così in affanno, per la verità) con il Movimento 5 Stelle o si pensa addirittura a un accordo con segmenti di Forza Italia, come farebbe presagire il confronto con il coordinatore cittadino degli azzurri Stanislao Lanzotti? Napoli ha bisogno di ripartire con una classe dirigente forte, autorevole, in grado di interloquire con gli altri livelli istituzionali.

È indispensabile un piano per riqualificare e mettere a reddito il suo importante patrimonio immobiliare, recuperare le periferie, restituire ai cittadini parchi e spazi pubblici, riorganizzare una moderna rete di trasporti, affrontare la tragedia delle nuove povertà acuite dalla pandemia. Una sfida epocale che la città non può permettersi di perdere. Per tale ragione è indispensabile diradare le nebbie, superare il balbettio di questi mesi e indicare una chiara e intellegibile direzione di marcia che chiami alla mobilitazione e all’impegno le migliori risorse civiche, sociali e intellettuali di cui la nostra Napoli è ricca.