Blindata nel silenzio imposto dai legali, la coppia Grillo-Tadjik prova a stare lontana dai social, a non fare video, a non inveire contro nessuno. Si chiude in una pausa di riflessione che corrisponde a quella del collegio per le indagini preliminari di Tempio Pausania, che in questi giorni decide per il rinvio a giudizio. Sul Blog delle Stelle, house organ del Movimento, Grillo non compare più. Campeggia Di Maio con una campagna istituzionale. Poi due donne: la viceministra Alessandra Todde e la ministra Fabiana Dadone.

Volti giovani di donne brillanti e sorridenti, l’immagine opposta a quella di Beppe Grillo che urla scomposto i suoi fendenti misogini. La strategia della comunicazione è quella delle armi di distrazione di massa, ma la base è smarrita, tra i deputati e i senatori si moltiplicano le defezioni e i mal di pancia. Se da un lato Conte ha provato a tenersi equidistante e a non dispiacere troppo il comico, la cesura c’è stata e la strada è destinata a biforcarsi. «I parlamentari sono imbestialiti con Conte», ci dice una fonte interna. «Molti si sentono abbandonati alla prima occasione», ci dicono alla Camera dagli uffici pentastellati.

Dal Senato una voce influente del gruppo invece lo esorta a rincarare: “Il video di Grillo danneggia l’immagine del Movimento e forse anche di Conte. Dovrebbe dire qualcosa di forte, visto che è il leader”. Ma non è leader se non di se stesso, al momento. Proprio oggi è scaduto l’ultimatum di Davide Casaleggio ai gruppi parlamentari e su Rousseau compare il preannuncio di una scure: “Non abbiamo più modo di tutelarvi”, viene detto. Se Casaleggio non c’è più e Conte non c’è ancora, il primo partito politico italiano rimane tutto nelle mani di un comico in crisi di nervi. Lo statuto proprietario del M5S ne conferisce tutto il controllo nelle mani di Beppe Grillo, che è anche unico titolare del simbolo e dunque del nome del partito. Se Grillo decidesse di uscire dal campo tra i fischi, non è da escludersi che possa portarsi via il pallone.

Marialucia Lorefice, presidente della XII commissione affari sociali della Camera, è preoccupata. Parla con il Riformista: «Si tratta di una vicenda molto dolorosa, che coinvolge diverse famiglie e posso comprendere lo stato di sofferenza che stanno affrontando. Detto questo però, sono fermamente convinta che spetti alla giustizia fare il suo corso e stabilire la verità sull’accaduto. Il tema della violenza sulle donne è un argomento su cui sono molto sensibile». Dalla giustizia, a 24 ore dall’ipotesi da noi sollevata circa il coinvolgimento di Beppe Grillo nelle intercettazioni, nessuna smentita. Gli interrogativi, legittimamente, crescono: se Grillo è stato intercettato, in quale arco temporale, con quale perimetro? Alla Procura abbiamo chiesto se ci sono brogliacci nella lista dei documenti allegati agli atti della chiusura indagini; in attesa dell’annuncio del rinvio a giudizio dobbiamo aspettare.

Il M5s intanto appare sempre più come una bad bank densa di crediti deteriorati e inesigibili. Conte lo sa e sembra ragionare con la cerchia ristretta di mettere in campo un’alternativa alla guida del vecchio Movimento. Fondarne uno nuovo, per esempio. Non ha dubbi De Magistris: «Credo che Conte farà a breve il capo di un nuovo movimento, non saranno più i 5 Stelle come li abbiamo conosciuti fino ad ora e su cui molti avevano riposto speranze di cambiamento che hanno totalmente tradito. Sarà un movimento che cercherà un accordo con Letta per provare a costruire un nuovo centrosinistra». Il senatore De Falco, fuori ormai dal Movimento, boccia un po’ tutti: «Dopo lunghe ore di silenzio imbarazzato ed imbarazzante, Giuseppe Conte – autonominatosi leader politico, ma che continua a tenere lezione all’università – ha manifestato qualche timido distinguo rispetto alle ingiuriose urla vergognosamente pronunciate da chi rappresenta il partito di maggioranza relativa del Governo in carica».

Raffaella Andreola, componente del Collegio dei probiviri M5s, interviene sulla bufera del caso Ciro: “come membro del Collegio dei probiviri posso dire che mi sono sentita in imbarazzo per quanto ho visto in quel video. Se sono chiamata a far rispettare regolamento e statuto dovrei in questo caso chiedermi se il rispetto dell’individuo e l’indipendenza degli organi giudicanti sono valori da rispettare per il Movimento. Dal mio punto di vista sì”. E aggiunge: “Come donna chiedo rispetto per ogni donna, per la sua libertà e per la sua dignità. Come cittadina chiedo che la giustizia faccia il suo corso in modo libero ed autonomo senza pressioni esterne”. Mentre si attende il verdetto di Tempio Pausania, i probiviri hanno già condannato Beppe. Domani è un altro giorno.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.