Cedere al giustizialismo ha un prezzo, spesso molto alto. Ne sa qualcosa Stefano Caldoro che contende la poltrona di presidente della Campania a Vincenzo De Luca. In un’intervista a Real Inside Magazine, il leader del centrodestra regionale si è scagliato contro i giudici che avrebbero condizionato la sua campagna elettorale: «Non c’è dubbio che la magistratura ha compiuto un’azione di una violenza inaudita nei confronti di Forza Italia e di gran parte del suo gruppo dirigente». Il riferimento è all’inchiesta condotta dalla Dda di Napoli che, a giugno, ha portato all’arresto dei tre fratelli del senatore Luigi Cesaro, uomo forte del centrodestra campano a sua volta indagato per la riqualificazione dell’ex Cirio di Castellammare. Queste vicende hanno spinto la Lega, alleata di Forza Italia, a pretendere la cancellazione degli indagati o di persone loro vicine dalle liste per le regionali. E così Armando Cesaro, figlio di Luigi e consigliere regionale uscente, ha confermato sì l’appoggio a Caldoro ma non si è ricandidato.

Tutto ciò rende necessaria una riflessione sugli effetti che l’azione della magistratura produce sulle vicende politiche locali. Le conseguenze determinate dalle inchieste giudiziarie sulla campagna elettorale del centrodestra sono state dirompenti soprattutto per la tempistica. La svolta nell’inchiesta sui Cesaro, relativa a fatti risalenti al 2016, è infatti arrivata proprio quando le forze politiche erano impegnate nella selezione dei candidati. Caldoro ha fatto bene a sottolinearlo, parlando dell’inchiesta come di un «terremoto» ed evidenziando come essa abbia «generato la scelta delle candidature, i passi indietro, i passi di lato». E non si può negare che le iniziative dei pm si siano finora rivelate assai più devastanti per il centrodestra che non per il centrosinistra, sebbene anche quest’ultimo sia diventato bersaglio di critiche feroci dopo che Repubblica ha annunciato il coinvolgimento del governatore De Luca in un’altra inchiesta della Procura di Napoli.

A “costringere” Cesaro jr. a farsi da parte è stato il leader leghista Matteo Salvini, espressione di quel giustizialismo becero che lo accomuna più agli avversari del Movimento Cinque Stelle che non agli alleati di Forza Italia. Caldoro sconta gli effetti della strategia salviniana, cioè della ricerca del consenso attraverso la crocifissione di chiunque sia coinvolto in vicende giudiziarie. Sarebbe cambiato qualcosa se Cesaro jr. avesse avuto la possibilità di candidarsi? Questo potremo dirlo dopo le votazioni del 20 e 21 settembre. Ma è innegabile che la presenza in lista di un punto di riferimento di Forza Italia come lui avrebbe rafforzato il partito e l’intera coalizione. Non bisogna dimenticare, infine, la stella sotto la quale è nata questa campagna elettorale. Ad aprirla, di fatto, sono state le false notizie circa il presunto commissariamento dell’Asl Napoli 1, diffuse dal M5S e da organi di informazione a quest’ultimo vicini.

È proseguita prima con la vicenda Cesaro e poi con l’inchiesta su De Luca, a quanto pare prossima all’archiviazione. Tutti polveroni che, a parte alimentare la voglia di manette di qualcuno, non hanno finora prodotto risultati apprezzabili, rivelandosi poco più di voci infondate o comunque non in linea con i fatti. Il risultato è presto detto. Lanciata come un coltello contro De Luca, la notizia del presunto commissariamento dell’Asl napoletana si è rivelata un boomerang per i grillini. Rischia di sortire lo stesso effetto la notizia dell’inchiesta sullo staff del governatore che, se dovesse essere archiviata, minerebbe la credibilità di chi l’ha usata per speculare politicamente, cioè della Lega. In entrambi i casi, a uscirne rafforzato sarebbe De Luca. Visto? Il giustizialismo è un’arma da maneggiare con cura.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.