C’è un evidente paradosso nella gestione dell’emergenza sanitaria ed economica in atto. I 21 indicatori numerici che il governo Conte ha adottato per legittimare le misure anti-Covid in modo oggettivo e senza polemiche hanno fallito. Anzi, l’ormai famoso algoritmo, sulla base del quale il Ministero della Salute inserisce una regione in zona gialla arancione o rossa, ha alimentato il marasma, le polemiche e i sospetti che avrebbe dovuto prevenire. Vincenzo De Luca ha riproposto questo tema nel corso del suo consueto videomessaggio del venerdì.

Il governatore campano ha avanzato dubbi sui criteri con i quali viene definito l’indice Rt, cioè il tasso di contagiosità del Covid. Poi ha evidenziato la mancata corrispondenza tra quello stesso indice e il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva. Tutto ciò si aggiunge al passaggio della Campania dalla zona gialla, caratterizzata da un moderato rischio di contagio, alla zona rossa, dove la diffusione del Covid è tale da giustificare misure più restrittive. Molti hanno sospettato che il doppio salto della nostra regione sia stato frutto di valutazioni politiche più che aritmetiche. Insomma, le immagini del lungomare di Napoli gremito di persone nel fine settimana, il video dell’anziano morto in un bagno dell’ospedale Cardarelli, le richieste di lockdown avanzate dal ministro Luigi Di Maio e da Walter Ricciardi, consulente del ministro Roberto Speranza, avrebbero potuto più di quel 27% di occupazione delle terapie intensive e del relativamente basso numero di vittime del Covid fatti registrare dalla Campania.

Ecco perché sorgono dubbi sull’attendibilità dell’algoritmo. E, se quest’ultimo viene messo in discussione, l’azione del governo Conte – e, più in generale, delle istituzioni – risulta delegittimata. E allora fa bene De Luca a sfidare quanti sollevano dubbi e perplessità sulla reale situazione della sanità campana. Il governatore propone un dibattito pubblico in diretta televisiva ai suoi detrattori, a cominciare dai ministri Spadafora, Di Maio e Bonafede che ritiene responsabili di uno sciacallaggio ai danni della Campania. Potrebbe essere l’idea giusta per fare chiarezza su tutti gli aspetti controversi della gestione della pandemia da parte delle istituzioni, dai Comuni al Governo passando per le Regioni. Esiste un dovere di trasparenza che va rispettato, a maggior ragione nelle fasi emergenziali come quella che stiamo vivendo, e la cui osservanza non può essere lasciata a una serie di indicatori numerici che vengono pur sempre selezionati e valutati da esseri umani. In questa prospettiva, un confronto dati alla mano può essere senz’altro utile.

De Luca ha aggiunto che «la Campania seguirà la strada della trasparenza» e che la Regione «è e resta una casa di vetro». Bene, ma il governatore dovrebbe ricordare come il dovere di trasparenza di cui abbiamo appena parlato comprenda anche la possibilità, per i giornalisti, di rivolgere domande agli amministratori pubblici. Ragion per cui sarebbe ora che De Luca accantonasse il format del videomessaggio “a reti unificate” e cominciasse a ripristinare la vecchia pratica della conferenza stampa. Perché la trasparenza non va soltanto urlata per sfidare gli avversari a singolar tenzone, ma innanzitutto praticata.