Wundt avrebbe parlato di eterogenesi dei fini. D’altra parte a chi non è mai successo di compiere «azioni intenzionali che producono conseguenze non intenzionali»? Di sicuro è capitato a Luigi de Magistris, sindaco di Napoli ancora per qualche giorno ma da diversi mesi candidato presidente della Calabria. Anzi, nel suo caso gli effetti di certe dichiarazioni si trasformano in un boomerang. Non appena le agenzie hanno battuto la notizia dell’indagine a carico di Luca Morisi, il “guru” della comunicazione della Lega, de Magistris non si è lasciato sfuggire l’occasione di sparare ad alzo zero.

Non solo contro lo stesso Morisi, ma anche contro il leader del Carroccio Matteo Salvini. E così, commentando l’inchiesta aperta dalla Procura di Verona, il sindaco arancione ha detto: «Morisi è indagato per gravi fatti di droga. Un motivo in più per stare lontano da un politico che si è costruito fondando le sue idee sul rancore e sull’odio nei confronti dei diversi, meridionali per primi, e che in Calabria va a braccetto con persone dalle quali sarebbe necessario rimanere a distanza». Il fatto che de Magistris si unisca alla canea giustizialista che vorrebbe sbranare Morisi e Salvini non meraviglia. Lo ha già fatto in passato. Nel caso del processo per la presunta trattativa Stato-mafia andò addirittura oltre e, il 10 luglio 2015, organizzò la proiezione del film La trattativa in piazza Municipio. Titolo dello show: “Portiamo in piazza la trattativa”. Poi sappiamo com’è andata. Dell’Utri, Mori, De Donno e Subranni, imputati nel processo per il presunto accordo con i boss, sono stati assolti. E Dema, dopo aver cavalcato l’onda mediatica di una delle vicende più surreali della storia d’Italia, è rimasto in silenzio. Scuse? Macché. Nemmeno una frase di circostanza, nemmeno un classico intramontabile come «le sentenze si rispettano».

Con Morisi va in scena un copione pressoché identico. Per Dema, come per molti forcaioli di casa nostra, lo spin doctor di Salvini è già colpevole sebbene, al momento, risulti semplicemente indagato. E la presa di posizione del sindaco è discutibile per almeno tre motivi. Il primo: bollandolo come «un motivo in più per stare lontano» dalla Lega, de Magistris condanna Morisi prima che venga processato. E questo è un fatto grave per un ex magistrato che dovrebbe astenersi da qualsiasi giudizio prima della sentenza definitiva, visto che la presunzione d’innocenza è un principio costituzionale che si applica a tutti, incluso Morisi. Condannando quest’ultimo col chiaro obiettivo di colpire Salvini, poi, de Magistris piega una vicenda giudiziaria al proprio tornaconto politico.

L’obiettivo? Forse raggranellare qualche voto in quella Calabria che, di qui a pochi giorni, potrebbe estrometterlo definitivamente dalla scena politica. Infine, alimentando il clima di odio nei confronti dell’avversario politico, Dema utilizza gli stessi metodi di Morisi e Salvini: è qui che l’eterogenesi dei fini delle sue dichiarazioni diventa lampante. Insomma, il sindaco non fa bella figura nell’attaccare Morisi. Meglio sarebbe stato, per lui, chiedere scusa agli imputati assolti nel processo per la trattativa Stato-mafia. O almeno astenersi, una volta tanto, dal massacrare mediaticamente e politicamente qualche indagato.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.