Ha una spiegazione all’atto di violenza ingiustificata l’uomo che, nella notte tra sabato e domenica, raggiunto da una trentina di partecipanti alla manifestazione No Pass, ha aggredito tre infermieri e due poliziotti ingenerando l’assalto al pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma.

L’aggressore, un 50enne, si sarebbe rifiutato alle cure dei sanitari che, racconta a Repubblica, lo avrebbero deriso e preso a calci. “In ambulanza mi hanno iniettato un liquido senza dirmi cos’era, in ospedale mi hanno chiuso in una stanza video sorvegliata, mi hanno deriso e preso a calci. Si sono rifiutati di visitarmi solo perché non volevo sottopormi al tampone e avevo chiesto che mi fosse fatto un test sierologico. Ho le prove di tutto questo“.

Il 50enne è stato denunciato per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Ma chi è l’aggressore che ha dato il via all’attacco al più importante nosocomio di Roma?

Si chiama Paolo, è un disoccupato incensurato originario della provincia di Agrigento ma ora risiede in un piccolo borgo sulla valle del Treja in provincia di Viterbo, a 50 chilometri da Roma.

Sostiene di non essere un militante politico, ma solo un attivista No Pass che si oppone all’introduzione del certificato verde. Prima dell’arrivo della pandemia era un titolare di un’impresa di trasporti, costretta a chiudere a causa del Covid.

Per questo sabato ha deciso di scendere in piazza a Roma. E non lo ha fatto da solo: con lui c’erano la moglie e i figli.

Il motivo per cui ha deciso di manifestare non è quindi politico, tiene a ribadire l’uomo. E’ sceso in piazza “perché stanno privatizzando tutto, ci affamano favorendo le multinazionali. Ci vogliono schiavi – insiste – io non ci sto. Non mi rispecchio in quest’Italia, più che italiano mi sento cittadino del mondo“.

L’uomo sostiene di essere stato aggredito dalla polizia in largo Chigi perché, racconta, avrebbe chiesto agli agenti di aprire le transenne e di far passare i manifestanti. In questa occasione, i poliziotti lo avrebbero “buttato in terra e quando hanno visto che non mi muovevo più hanno chiamato l’ambulanza“.

Ma per la Procura il racconto dell’uomo non corrisponde a quanto realmente accaduto. Le autorità, che in queste ore passano al setaccio le immagini delle telecamere, ritengono che il 50enne abbia “tenuto comportamenti provocatori, ostacolando le attività di polizia e opponendo resistenza alle operazioni di identificazione“.

Inoltre la Procura contraddice anche il racconto dell’uomo circa l’aggressione avvenuta in ospedale. Sulla porta del triage ci sono ancora i segni dei calci tirati dagli attivisti No Pass che hanno invaso i corridoi rendendo necessario l’intervento della polizia.

Ma lui si difende. “Io non sono affatto un violento come mi hanno dipinto i media, manifesto per cambiare le cose, per il futuro dei nostri figli. Sabato sono stato aggredito e umiliato, in piazza e al pronto soccorso. Io ero calmo, volevo solo essere visitato – afferma ancora Paolo – loro mi hanno istigato per farmi reagire“.