Lamberto Giannini è il nuovo capo della polizia. Il consiglio dei ministri l’ha nominato ieri al posto di Franco Gabrielli, diventato nel frattempo sottosegretario con delega ai servizi. Nato a Roma nel 1964, in polizia dal 1989, Giannini è un esperto di antiterrorismo, interno e internazionale. Ha coordinato tra l’altro gli arresti dei terroristi responsabili degli omicidi D’Antona e Biagi. Ma il suo predecessore, Franco Gabrielli, ha firmato nei giorni scorsi un “protocollo” con la guardia di finanza per la condivisione delle informazioni in materia di riciclaggio. È stato uno degli ultimi atti in qualità di capo della polizia e direttore del Dipartimento della pubblica sicurezza prima di essere nominato sottosegretario nel governo Draghi con delega ai Servizi segreti.

Nel protocollo è previsto che la guardia di finanza trasmetta ai vari uffici centrali della polizia di Stato, ad esempio la Stradale o la Postale, le Sos (segnalazioni di operazioni sospette) e il contenuto delle comunicazioni delle unità finanziarie estere di polizia. Lo Sco (Servizio centrale operativo della polizia), in particolare, potrà richiedere informazioni finanziarie relative alle proprie indagini direttamente al Nucleo valutario della finanza con una procedura semplificata. Le informazioni sono contenute nell’archivio centrale dei rapporti finanziari, gestito dall’Agenzia delle entrate, e dall’ufficio informazioni finanziarie (Uif), gestito dalla Banca d’Italia. L’Uif, in particolare, riceve e analizza tutte le Sos ricevute da banche, finanziarie, money transfer, gestori di carte di credito. L’Uif ha gestito lo scorso anno 105.789 segnalazioni.

Un volume di informazioni imponente in una società sempre più globalizzata. Tutto molto utile nell’ottica, dunque, del contrasto alle infiltrazioni della criminalità nel tessuto economico del Paese. Il problema, però, è che queste informazioni erano già disponibili ai poliziotti attraverso la Dia (Direzione investigativa antimafia), una Direzione centrale del Dipartimento della pubblica sicurezza di cui Gabrielli era fino all’altro giorno il numero uno. La Dia, tramite una sua articolazione, ha infatti già accesso alla banca dati delle Sos. Non era necessario, allora, fare protocolli particolari con la guardia di finanza in quanto sarebbe stato sufficiente chiedere al questore Maurizio Vallone, l’attuale direttore della Dia, un poliziotto come Gabrielli.

Come mai allora la necessità di approntare un simile protocollo per lo scambio di informazioni di cui si era già in possesso? I maligni ipotizzano che la Dia sia diventata da tempo una struttura troppo ingombrante. La Dia nacque nel 1991 grazie ad una intuizione di Giovanni Falcone, dopo l’esperienza del maxi processo di Palermo, per contrastare efficacemente il crimine organizzato. Per condurre le investigazioni più delicate e complesse, si disse, la magistratura aveva bisogno di uno polizia giudiziaria molto qualificata. Falcone, allora, decise di ottimizzare le esperienze operative delle forze di polizia in un’unica realtà investigativa, mettendo insieme il meglio di carabinieri, polizia e guardia di finanza.

I problemi sorsero nel corso degli anni e possono essere riassunti in una semplice parola: “gelosia”. Una costante degli apparati di sicurezza del nostro Paese dove ogni forza di polizia si occupa di tutto senza alcuna soluzione di continuità.
In tale contesto la Dia è un doppione di altri doppioni. E ciò è eccessivo. Il “boicottaggio” si manifesta, ad esempio, impedendo gli accessi alle banche dati gestite dalle altre forze di polizia oppure, da parte dai vari comandi di vertice, non assegnando personale alla Dia.

Attualmente, poi, in quello che dovrebbe essere un reparto di punta nel contrasto alla criminalità di stampo mafioso ci sono più ufficiali che soldati. La magistratura è al corrente di questa situazione molto particolare e, da tempo, non delega più la Dia per le investigazioni di spessore. Protocolli a parte, comunque, chi è stata tagliata fuori dalle indagini “top” è l’Arma dei carabinieri. Alla Benemerita, che pure disporrebbe di un reparto d’eccellenza come il Ros (Raggruppamento operativo speciale), le indagini sulla criminalità finanziaria dei colletti bianchi sembrano essere precluse.