E così dopo le dichiarazioni del Patriarca di Mosca Kirill, abbiamo scoperto che il mondo ortodosso ha delle sue specifiche varianti nazionaliste e ideologiche – con copertura religiosa – almeno tanto quanto le ha l’ampio e variegato settore dei tradizionalisti cattolici. E uno dei compiti dell’Occidente potrebbe consistere nell’appoggiare e sostenere quelle voci che si oppongono all’ideologia nazionalista-religiosa e dare spazio al dialogo, alla tolleranza, al riconoscimento delle diversità. Già perché una delle questioni irrisolte che il conflitto sta portando alla luce riguarda l’ecumenismo, il dialogo tra chiese cristiane che per il momento è naufragato.

Ancora non si è sentita la voce del Patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli – che sarebbe un primus inter pares – sebbene la sua leadership morale sia ampiamente contestata. Tuttavia si è sentita forte la voce del Patriarca Kirill di Mosca a sostegno delle tesi del governo. La continuità tra ortodossia e potere politico in Russia è una tradizione radicata, rinforzata da 70 anni di potere sovietico. Nel resto del mondo ortodosso dell’Est Europa, l’assetto delle chiese – che sono chiese autocefale, nazionali – è destinato a venire ridiscusso, nel medio periodo, proprio dal conflitto in corso. Eppure qualcosa si muove. Significativo in questo senso è un appello che viene dallo stesso mondo ortodosso ed è fortemente critico nei confronti del Patriarca Kirill. Si tratta della Dichiarazione sull’insegnamento del “mondo russo” (A Declaration on the “Russian world” teaching). È stata pubblicata sul sito della Accademia per gli studi teologici di Volos (Grecia) e sul Forum Public Orthodoxy del Centro studi cristiani ortodossi della Fordham University. Inizialmente sottoscritto da 65 teologi ortodossi, il testo registra oltre 500 firme di intellettuali e le adesioni sono destinate ad aumentare.

Il documento condanna senza appello l’ideologia del “mondo russo”. Definito così: «Il sostegno da parte di diversi gerarchi del Patriarcato di Mosca alla guerra del presidente Vladimir Putin contro l’Ucraina si è radicato in una forma di fondamentalismo religioso ortodosso etno-filetico, di carattere totalitario, chiamato Russkii mir o mondo russo, un falso insegnamento che sta affascinando molti dentro la Chiesa Ortodossa ed è stato anche ripreso dall’estrema destra e da fondamentalisti cattolici e protestanti». Da notare quest’ultima frase, cioè la saldatura tra i nazionalismi che prendono la religione a pretesto come copertura ideologica. L’ “etno-filetismo” cioè l’identificazione di chiesa e nazione su base etnica, è condannato dal Concilio di Costantinopoli del 1872 che lo qualificò allora come una “moderna eresia”. Risorge – come risorgono i nazionalismi a periodi alterni – e si avverte la necessità di avviare una profonda e diffusa operazione ecumenica e culturale per smantellare alle radici qualunque giustificazione della violenza e della sopraffazione.

Notano i firmatari che sia Putin sia Kirill sono i protagonisti dell’ideologia del “mondo russo”. «Nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea e ha iniziato una guerra per procura nella zona del Donbass in Ucraina, fino all’inizio della guerra vera e propria contro l’Ucraina, Putin e il patriarca Kirill hanno usato l’ideologia del mondo russo come principale giustificazione per l’invasione. Tale insegnamento afferma che esiste una sfera, o civiltà, russa di carattere transnazionale, chiamata «Santa Russia» o «Santa Rus’», che comprende la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia (e talvolta anche la Moldavia e il Kazakistan), così come tutti coloro di etnia russa e i russofoni di tutto il mondo». E Mosca ne sarebbe il centro politico, religioso, etnico, ideologico. “Tale insegnamento sostiene che questo «mondo russo» ha un centro politico comune (Mosca), un centro spirituale comune (Kiev quale «madre di tutte le Rus’»), una lingua comune (il russo), una Chiesa comune (la Chiesa ortodossa russa, il Patriarcato di Mosca), e un patriarca comune (il Patriarca di Mosca), che lavora in «sintonia» con un presidente/capo nazionale comune (Putin) per governare questo mondo russo, oltre che per sostenere una spiritualità, moralità e cultura comuni, distinte da quelle del mondo non russo”.

È un’ideologia nazionale che ha un nemico specifico: l’Occidente – per definizione corrotto – e che “avrebbe ceduto al «liberalismo», alla «globalizzazione», alla «cristianofobia», ai «diritti omosessuali» promossi nelle «parate gay», e al «secolarismo militante». Contro l’Occidente e gli ortodossi che sarebbero caduti nello scisma e nell’errore (come il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e altre Chiese ortodosse locali che lo sostengono) si erge il Patriarcato di Mosca, insieme a Vladimir Putin, come i veri difensori dell’insegnamento ortodosso, che vedono i termini di una moralità tradizionale, una comprensione rigorosa e inflessibile della tradizione, nonché la venerazione della Santa Russia”. A partire da questa premessa, il documento sviluppa le linee di una risposta teologica improntata al dialogo, alla chiarificazione dei reali valori alla base del Vangelo, a partire dalla precisa affermazione di Gesù: il mio Regno non è di questo mondo. Da qui proviene la denuncia di ogni ideologia politica che si voglia appropriare del messaggio cristiano; e della falsità intrinseca di ogni regime politico che intenda se stesso come interprete di un’unica e sola continuità con il Vangelo. Dicono precisamente gli estensori del documento: “Respingiamo qualsiasi divisione manichea e gnostica che elevi come «santa» la cultura orientale ortodossa e i popoli ortodossi al di sopra di un «Occidente» svilito e immorale.

È particolarmente malvagio condannare altre nazioni attraverso speciali petizioni liturgiche della Chiesa, elevando i membri della Chiesa ortodossa e le sue culture come spiritualmente santificati in confronto agli «eterodossi» carnali e secolarizzati”. Ed aggiungono, per maggiore chiarezza, la necessità di condannare la guerra e l’invasione russa dell’Ucraina: «un’invasione militare su larga scala che ha già provocato numerosi morti civili e militari, lo sconvolgimento violento della vita di oltre quarantaquattro milioni di persone, lo spostamento e l’esilio di oltre due milioni di persone (al 13 marzo 2022). Questa verità deve essere detta, per quanto dolorosa possa essere. Perciò condanniamo come non ortodosso e respingiamo qualsiasi insegnamento o azione che rifiuta di dire la verità, o sopprime attivamente la verità sui mali che vengono perpetrati contro il Vangelo di Cristo in Ucraina.

Cosa accadrà adesso? Occorre stare a vedere quale potrà essere l’effetto di questa dichiarazione e di una lenta presa di coscienza da parte dei settori più avvertiti dell’ortodossia, a partire dalla stessa Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca, che in questi giorni ha dichiarato la sua avversione verso la guerra voluta dal Cremlino. Una spaccatura significativa. Sarà però necessaria un’azione coordinata da parte degli altri attori dell’ecumenismo: le altre chiese cristiane (protestanti), la stessa Chiesa cattolica, per incoraggiare tutta l’ortodossia a fare un passo avanti. Insomma un effetto a lungo termine della guerra potrebbe essere il venir meno delle chiese nazionali (autocefale, come si dice con termine tecnico) e dare una spinta decisa al ristagnante ecumenismo di questi anni. Infatti una delle differenze profonde tra le Chiese riguarda la giustizia sociale. Mentre l’ortodossia preferisce (finora) un messaggio spirituale slegato dalle concrete condizioni di vita, è risaputo che il mondo cattolico ha uno dei suoi perni sul legame indissolubile tra evangelizzazione e opere di carità, sul connubio tra Vangelo e Dottrina sociale che da questo prende linfa ed origine. Nel mondo ortodosso non è così. Forse siamo ad un punto di svolta, vedendo quanto estremismo può generare un Vangelo scollegato dalla realtà e collegato al potere politico.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).