«Ci sono diversi magistrati che stanno seriamente valutando di lasciare l’Associazione nazionale magistrati. Molti di loro, ed è più che comprensibile, sono titubanti perché la scelta è lacerante e c’è il timore di sentirsi abbandonati a se stessi. Io vorrei tranquillizzare questi colleghi: se decidono di lasciare l’Anm non resteranno soli. Ci sono tante brave persone che in questo momento sono disposte ad accoglierli in una nuova casa». Paolo Itri, pm attualmente in forza al pool Antimafia di Napoli, spiega le ragioni del distacco suo e di alcuni colleghi dall’Associazione.

Anche se è presto per pensare alla nascita di una nuova associazione che possa accogliere gli indignati del metodo Palamara, sembra che un progetto ci sia già: «Si può pensare a un’associazione di natura culturale che abbia una duplice condizione per potersi iscrivere: l’appartenenza all’ordine giudiziario, quindi si tratterebbe di un’associazione di magistrati, e il non essere iscritti all’Associazione nazionale magistrati. Un’associazione culturale con valori ideali nei quali ci si possa riconoscere, con il totale e definitivo superamento della logica correntizia che è una logica vecchia, che ha dato pessima prova di sé e che, è inutile illudersi, non è capace di emendarsi da quelle che sono state le gravissime deviazioni a cui ha dato luogo». «La logica correntizia – ribadisce Itri – va semplicemente superata e basta».

Sarebbero una trentina i magistrati napoletani pronti ad andare via dall’Associazione nazionale magistrati, seguendo la scelta fatta nei giorni scorsi da Itri e da altri quattro colleghi (i giudici Dario Raffone, Federica Colucci, Michele Caccese, Giuseppe Sassone). Ed è, inoltre, notizia di questi giorni anche la decisione di Catello Maresca, attuale sostituto alla Procura generale di Napoli e ormai protagonista di un caso che si è creato attorno alla sua possibile candidatura a sindaco di Napoli, di abbandonare l’Anm. «Per quanto ne sappia, si tratta di motivazioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre argomentazioni – spiega Paolo Itri – anche se possono esserci punti di contatto nel ragionamento che fa lui e in quello che facciamo noi». Sta di fatto che l’Associazione nazionale magistrati continua a perdere pezzi, e potrà perdere con essi anche credibilità, rappresentatività, quindi potere.

«Noi siamo fortemente critici non solo nei confronti dell’attuale assetto dell’Anm, ma anche verso l’assoluta mancanza di autocritica che registriamo da parte dell’Associazione nazionale magistrati rispetto a determinate gravissime vicende che hanno visto coinvolti esponenti e rappresentanti dell’Associazione stessa, vicende rispetto alle quali né l’Associazione al proprio interno né la politica, e purtroppo dispiace dirlo, sta assumendo alcun genere di iniziativa atta a evitare il perpetuarsi di comportamenti che sono al di fuori di ogni regola e – commenta Itri – ai limiti dell’eversione». L’Anm appare come un’entità chiusa in se stessa e chiusa al dialogo. «Per dialogare bisogna essere in due, di fronte a chi non vuol dialogare non ci può essere alcun rapporto e per noi l’Ann non esiste più». Nelle parole di Itri c’è amarezza, ma anche voglia di guardare al futuro: «Per anni c’è stata una gestione clientelare e correntista delle nomine e delle questioni collegate, ora registriamo un’esigenza comune di totale e radicale cambiamento».

Quanto al caso Maresca, Itri preferisce non commentare le voci su una possibile candidatura a sindaco («Sono scelte personali del collega», precisa) ma commenta la posizione dell’Anm che a Maresca ha chiesto pubblicamente di fare chiarezza sulla decisione di accettare la candidatura facendo riferimento anche a esigenze di tutela dell’immagine dell’intera magistratura: «Penso che per poter criticare determinate scelte e comportamenti – chiosa Itri – bisogna avere la statura morale per poterlo fare. Prima di indicare agli altri quali linee di comportamento tenere e quali sono le più consone ai canoni etici e deontologici, occorre rendersi credibili e l’Associazione nazionale magistrati, a seguito delle ben note vicende che l’hanno riguardata, non ha fatto quello che doveva fare, tanto che determinati errori sembra che continuino a perpetuarsi».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).