Via Partenope definitivamente pedonalizzata e pronta a ospitare nuovamente centinaia di tavolini di bar e ristoranti: ecco il futuro del tratto di lungomare compreso tra piazza Vittoria e il Molosiglio. L’iniziativa è nero su bianco nel progetto esecutivo di restyling che il Comune di Napoli si appresta ad approvare: pavimentazione in pietra lavica al posto dell’asfalto, allargamento del marciapiede sul lato degli edifici, 36mila metri quadrati di territorio una volta per tutte «liberati dal traffico», per usare un’espressione cara al sindaco Luigi de Magistris.

Già, perché, a quanto pare, l’esperienza dell’ex pm alla guida di Palazzo San Giacomo sembra destinata a chiudersi esattamente come era cominciata. Nel 2013, sfruttando l’occasione offerta dalla America’s Cup che si disputava nelle acque napoletane, la giunta arancione decise di chiudere il lungomare ai veicoli, salvo poi essere costretta, a fine 2020, al clamoroso dietrofront legato al blocco della galleria Vittoria. Adesso che è giunto al termine del suo secondo mandato da sindaco, de Magistris fa esattamente la stessa cosa e si prepara a dare l’ok a un progetto da ben 13 milioni e mezzo di euro.

Tra la prima pedonalizzazione del lungomare e l’ultima iniziativa di Palazzo San Giacomo che cosa c’è? Poco o nulla. Basta guardarsi intorno. A Bagnoli non c’è traccia di un rilancio atteso da decenni, ma solo delle polemiche sulla possibile realizzazione di un carcere che comprometterebbe la riqualificazione dell’area in chiave turistica. A Scampia la demolizione delle Vele è ferma e il nuovo polo della Federico II non aprirà prima di settembre, ma nel frattempo crescono la disperazione sociale e il degrado, come conferma il caso dell’uomo linciato e gettato in un cassonetto dell’immondizia perché sospettato di violenza sui nipotini. Per non parlare dell’incuria che sfregia anche le zone centrali della città. Insomma, tutto ciò che de Magistris lascia ai napoletani è la retorica del lungomare liberato alla quale si aggiunge un buco nel bilancio che, secondo quanto denunciato dall’ex ministro Gaetano Manfredi, raggiunge addirittura i cinque miliardi di euro complessivi.

Né il sindaco ha sfruttato la crisi scatenata dal Covid per immaginare un futuro diverso per Napoli. Al termine del primo lockdown, a maggio 2020, de Magistris promise di rivitalizzare il Centro direzionale in modo tale da decongestionare il lungomare e stimolare lo sviluppo di un’area periferica da tempo vittima del degrado. Risultato? Zero più zero. Niente. A distanza di un anno dalle roboanti promesse del primo cittadino, il Centro direzionale resta il solito “cimitero dei vivi”, di tanto in tanto “rianimato” da episodi di criminalità come la raffica di colpi di pistola che due sere fa ha scosso piazza Salerno. Un destino migliore non è toccato agli altri quartieri periferici che, nell’arco di dieci anni, de Magistris avrebbe dovuto “riavvicinare” al centro della città.

Il ciclo di de Magistris, dunque, si era aperto all’insegna della retorica inconcludente e allo stesso modo è destinato a concludersi. Ciononostante, ieri mattina, attraverso i microfoni di Radio Crc, il sindaco ha fatto sapere che, se fosse possibile, si ricandiderebbe alla guida di quella che ritiene «la città più bella al mondo». Minaccia o promessa? Chissà. Nel dubbio, ringraziamo la legge che, vietando ai sindaci di rimanere in carica per più di due mandati consecutivi, risparmia a Napoli questo ennesimo strazio.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.