Pasquale Zagaria è un uomo libero: è stato scarcerato ieri per fine pena. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Napoli, dottor Antonio Baldassarre, che ha rideterminato la pena in 19 anni e due mesi. Nel momento in cui scriviamo l’uomo ha già lasciato il carcere milanese di Opera, dove era rinchiuso dallo scorso 22 settembre in regime di 41 bis.

Come ci spiega l’avvocato Andrea Imperato, che fa parte del collegio difensivo insieme a Angelo Raucci, Lisa Vaira e Sergio Cola, «Zagaria, in base alla rideterminazione della pena stabilita dal gip, avrebbe dovuto finire di scontare la pena oramai ad ottobre 2020. Noi avevamo presentato già da tempo incidenti di esecuzione per rideterminare la pena ma il primo gip aveva stabilito che il cumulo totale di pene dovesse corrispondere a 22 anni complessivi, tenuto conto di un’altra condanna. Abbiamo presentato un primo ricorso per Cassazione che è stato rigettato. A seguito del deposito della sentenza, abbiamo proposto ricorso straordinario e questa volta la Corte di Cassazione ha annullato la precedente sentenza degli ermellini, disponendo il rinvio ad altro gip per rideterminare la pena. Cosa che è accaduta».

Il primo gip non aveva infatti tenuto in considerazione che due sentenze erano state emesse all’esito di giudizi abbreviati per cui la pena avrebbe dovuto essere diminuita di un terzo. Per la scarcerazione è stato necessario il Provvedimento del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli che ha preso atto del provvedimento del gip, e ha verificato che la nuova determinazione della pena risultava già ampiamente espiata.

Il fratello del capoclan dei Casalesi aveva lasciato a fine aprile il carcere di Sassari, dove era rinchiuso dal 2007 sempre al 41 bis, per andare in detenzione domiciliare a Pontevico, in provincia di Brescia, dopo che il Tribunale di Sorveglianza di Sassari gli aveva concesso la detenzione per motivi di salute, essendo l’uomo affetto da tumore alla vescica, e non essendo riuscito il Dap ad individuare una struttura idonea per le cure. Il provvedimento del 23 aprile prevedeva cinque mesi di detenzione domiciliare al termine dei quali sarebbe dovuta essere fatta una rivalutazione dello stato clinico. La richiesta di proroga dei domiciliari era stata respinta dal magistrato di sorveglianza di Brescia che ne dispose a settembre il trasferimento ad Opera.

La concessione della detenzione domiciliare a Pasquale Zagaria suscitò tantissime polemiche, il caso divenne il pretesto per contestare moltissime scarcerazioni, sebbene concesse per motivi di salute durante la pandemia, e fu oggetto di tantissime puntate di “Non è l’Arena” il cui conduttore Massimo Giletti arrivò a dire: «Io mi vergogno come cittadino italiano, è un fatto inammissibile. Non si possono fare sconti ai boss in 41 bis, il mafioso libero dà l’immagine di uno Stato perdente».

Caro Giletti è stato invece inammissibile tutto questo rumore per un uomo che da quattro mesi non doveva stare più in carcere e che è stato posto al regime di carcere duro quando da lì a poco sarebbe tornato libero. E risultano incomprensibili maggiormente oggi tutte le polemiche nate sul Tribunale di Sorveglianza di Sassari che ha rispettato solo la Costituzione.