Avete presente il disegnino Gestalt? Delle due l’una: o vedi un vaso oppure due profili contrapposti. Ma se vedi il vaso non vedi i profili. Quel disegnino rappresenta l’ottusa sintesi dei pregiudizi cui ci riconduce anche la politica. L’invasione russa dell’Ucraina, senza ragione, senza preavviso e con un dispiegamento delle armi più disumane messe al bando dalla comunità internazionale perché non servono a vincere un nemico ma a macellare un popolo con le bombe a grappolo e le mine anti-bambino: quello è il vaso.

Ma la politica, la parte che vive solo rispecchiandosi nei propri muti fantasmi, non vede il vaso, che è l’oggetto centrale – l’invasione, la perversa macellazione umana, il disprezzo per l’Occidente, il delirio e il rifiuto a sedere per trattare – ma vede il battibecco dei due profili che non hanno nulla da dire. Ieri l’altro Mario Draghi ha replicato a braccio dopo la discussione sulla sua relazione e ha dato atto alla Camera di aver dato il meglio, ha fatto gli inchini dovuti e ha parlato con quel lievissimo birignao romano che somiglia vagamente dall’understatement degli inglesi. Siete tutti graziosi, utili, deliziosi, ma – signori! – questo è il vaso al centro della Storia, in cui la Federazione Russa ha ficcato tutto il mondo e dunque anche noi, e questa è la retorica dei due profili chattanti, chiacchieranti, contendenti, rumorosi.

Mi ricordo di quando Bernardo Bertolucci nel 1979, dunque in pieno post-sessantottismo, girò “Luna”, e vi incluse la famosa e subito contestata (autoritarismo! autoritarismo!) scena del meritatissimo schiaffo al figlio. Quello schiaffo suscitò clamore nei benpensanti di sinistra e ne scaturì un ampio e inutile dibattito in cui si confermò che in quel meritato schiaffo ad un figlio era raccolto il principio di realtà, che si fonda appunto sulla realtà e non sulle invenzioni finto-ideologiche dei due profili ciarlanti e alternativi alla centralità del reale: questi sono i fatti, questo il responsabile, questa la cronologia, questo il bene e questo il male, l’aggressore e l’aggredito, ciò che è possibile chiamare pace auspicabile e ciò che non può e non deve essere considerato bene né pace perché consegnerebbe la vittoria ai mostri.

Draghi, quando parla, pensa in inglese e dunque sa che le sue parole sono straniere in patria, perché nascono da una logica binaria, ovvero aristotelica, che è sempre una buona logica benché ne esistano anche di contorte. E per questo si esprime con una voluta bonomia, quel sottotono che al tempo stesso è una prova di forza. Ne consegue che l’Italia segue la pratica politica delle conseguenze di fronte ad atti di altri che non possono e non devono essere accettati per quanta violenza li sostenga, se non nella misura in cui gli aggrediti non desidereranno farlo. Il che è probabilmente impossibile perché gli ucraini stanno dando una lezione di dignità, decoro, spirito della nazione proprio nel momento in cui i russofoni delle zone russe in massa resistono alla russificazione dei russi.

Draghi non è sceso di nuovo nei dettagli ma ha ribadito la fermezza dei punti che sono dettati dai fatti e dalla cronologia e non dalle ideologie. Ha detto cioè che tanta guerra ci sarà quanta i russi ne decideranno di mettere in giro. Ma che si scordino, i russi e i loro svagolanti supporters, che debba essere la prepotenza e la violenza a vincere per puro spirito di adattamento di chi non riceve missili in cucina ma vive lontano dall’inferno. E di conseguenza l’Ucraina si deve difendere e per difendersi ha bisogno di armi che non sono difensive perché diverse da quelle degli invasori, ma sono difensive perché usate da chi si difende e non da chi offende. Draghi ha parlato di coloro i quali, invece – le creature del profilo nella figurina gestalt – seppellirebbero volentieri sotto la sabbia ogni cacca di dinosauro e ogni cadavere martoriato pur di seguitare a far affari, condannare le sanzioni, e sonoramente condannare dei mascalzoni che non si arrendono neppure di fronte all’evidente superiorità dell’invasore.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.