L’altro ieri un medico trentenne dell’Idf è stato l’ennesima vittima di un drone di Hezbollah. Trump ha bloccato l’attacco israeliano, ormai dato per sicuro, a Beirut, con una telefonata poco amichevole tra Netanyahu e il presidente americano. Si parla di uno scambio di parole grosse tra i due, ma ci sono versioni contrastanti in merito: un funzionario dello staff del primo ministro nega che Trump abbia usato toni offensivi nei confronti di Netanyahu. Dopodiché Trump ha annunciato l’ennesimo cessate il fuoco e che Hezbollah, per bocca del presidente del Parlamento libanese sciita, Nabih Berri, avrebbe accettato di non colpire Israele se l’Idf non attaccherà Dahieh, il quartiere sciita di Beirut.

I fatti diranno se ci sarà un cessate il fuoco reale tra l’Idf ed Hezbollah. Questa situazione, nella quale appare al pubblico israeliano, ma non solo, che Bibi sia in qualche modo costretto a eseguire gli ordini di Trump, mette in serio imbarazzo la politica israeliana. Ma c’è anche chi, come Ben-Gvir, può trarne vantaggio e approfittarne. Dopo essere andato al compleanno del capo della polizia ed essere stato accusato da Yair Lapid e dal resto dell’opposizione di utilizzare la polizia israeliana per motivi elettorali e di cercare di ricattare la coalizione di governo, Ben-Gvir continua a essere al centro delle polemiche. Tradizionalmente, in Israele il corpo della polizia è sempre stato autonomo dalla politica e indipendente, nella sua operatività, dal ministro competente. Con l’attuale governo si è inaugurata, con Ben-Gvir, la nuova figura del ministro della Sicurezza interna, che lentamente, ma inesorabilmente, ha cambiato la fisionomia del corpo di polizia israeliano, legandolo direttamente agli ordini del ministro.

Elezioni Israele, il voto entro il prossimo ottobre

Ieri, in questo clima di tensione, è stato comunque approvato in prima lettura lo scioglimento del Parlamento israeliano, che permetterà il voto entro il prossimo ottobre e non il 1° settembre, come avrebbero voluto i partiti religiosi ortodossi. Dopo la sceneggiata di Ben-Gvir nei confronti dell’equipaggio della Flotilla, il ministro è intervenuto nuovamente su un nervo scoperto dell’opinione pubblica israeliana, soprattutto di quella che abita nel nord del Paese e che da tre anni vive in modo drammatico la propria esistenza quotidiana. Ben-Gvir tenta di cavalcare lo scontento, e i sondaggi gli danno ragione riguardo a quello che molti definiscono come l’appeasement di Bibi nei confronti dell’amico Trump.

Ben-Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe dire no a Trump e colpire duramente Hezbollah anche a Beirut, con esiti diplomatici tra Israele e Stati Uniti facilmente intuibili. Questa operazione propagandistica potrebbe avere effetto, spostando elettori di destra che oggi votano Likud, cioè il partito di Netanyahu, verso una destra estremista e populista. I sondaggi generalmente sono veritieri. Ma, per loro stessa ammissione, hanno il difetto di avere un margine di errore del 4%, e una percentuale simile, in un Parlamento dove uno o due seggi possono essere decisivi a favore di uno o dell’altro schieramento, può fare tutta la differenza del mondo. È impossibile fare previsioni sul futuro politico dello Stato ebraico, ma forse l’amico Trump potrebbe di fatto decretare la fine politica di Netanyahu.