Un gravissimo caso di attivismo giudiziario si è verificato mercoledì negli Stati Uniti, quando la Corte Suprema ha pubblicato la sentenza relativa al caso Louisiana v. Callais. La sentenza sostiene che il seggio LA-6 della House, detenuto ad oggi dalla democratica Cleo Fields, è stato costruito basandosi eccessivamente sulla razza, creando una forma eccessivamente distorta. La sentenza invalida quindi le mappe disegnate dalla Louisiana nel 2020, rispetto alle quali una Corte locale aveva decretato la necessità di creare un secondo distretto majority-minority, ovvero un distretto la cui popolazione prevalente è una minoranza, nel caso specifico quella afroamericana.

Ecco, la Corte ha usato proprio questo elemento per definire la scelta come incostituzionale, dichiarando che la mappa fosse stata costruita con dei criteri razziali, contrari alla Seconda Sezione dello storico Voting Rights Act, il capolavoro politico del Presidente Lyndon Johnson. La Seconda Sezione è storicamente stata utilizzata per favorire l’utilizzo dei dati sulla composizione razziale dei distretti, al fine di poter garantire un’equa rappresentanza alle minoranze, e soprattutto per evitare che il loro voto potesse essere diluito.

La decisione della Corte Suprema ribalta completamente il concetto della disposizione: piuttosto che considerare la possibilità di tutelare le minoranze nella costruzione della rappresentanza nazionale, il principio viene completamente ribaltato, in favore di un’interpretazione secondo cui i distretti majority-minority sono una scelta razzista, e quindi anticostituzionale, giustificandoli solo nella remota ipotesi di una discriminazione intenzionale di una minoranza, una casistica ovviamente molto più difficile da sostenere in tribunale, trattandosi di intenzioni.

Si limita fortemente, quindi, la rappresentanza delle minoranze, in contraddizione con la stessa Corte Suprema, che solo tre anni fa, nella sentenza Allen v. Milligan, aveva deliberato in senso esattamente contrario alla Callais, affermando, nel caso specifico, l’obbligo per lo Stato dell’Alabama di dover costruire un ulteriore seggio majorityminority, in virtù della crescita della percentuale della popolazione afroamericana nello Stato. Viene da pensare, anche alla luce del fatto che la sentenza arriva solo qualche giorno dopo il referendum nella Virginia, che garantirebbe quattro seggi extra ai democratici, nonostante la Corte Suprema statale abbia temporaneamente bloccato la certificazione dei risultati della consultazione popolare.

Il Partito repubblicano e i suoi esponenti in diversi Stati sono partiti alla carica, lodando il merito della sentenza, con la Louisiana, il Tennessee, la Florida che si apprestano a portare nei rispettivi parlamenti statali delle nuove mappe che garantirebbero ai repubblicani ben sette nuovi seggi. Se tutti gli Stati del Sud, dove la Black Belt (la fascia di territorio dove si concentra la popolazione afroamericana) giustificava la presenza di diversi seggi sicuri per i democratici, approvassero nuove mappe, il totale dei seggi extra ottenibili dai repubblicani salirebbe a dodici. Una cifra importantissima, soprattutto in vista delle midterm di novembre, che il partito di Donald Trump era quasi sicuro di perdere, almeno per quanto riguarda la House of Representatives. Fino all’intervento degli ormai amici della Corte Suprema, che rinforza la sua immagine di braccio giudiziario del GOP, dopo la disastrosa sentenza sull’immunità presidenziale.

Michele Luppi

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