La realtà la fotografano perfettamente i numeri. Tra gennaio e novembre 2021 sono stati documentati quasi 12mila respingimenti da parte di polizia di frontiera, forze dell’ordine o altre autorità degli Stati membri dell’Ue. Si tratta di uomini, donne e bambini che spesso hanno subito violenza fisica e sessuale, molestie, estorsioni, distruzione di proprietà, furto, separazione forzata di famiglie e alla fine la negazione del diritto di chiedere asilo. C’è tutto nel rapporto «Human dignity lost at EU’s borders», curato da Protecting Rights at Borders (Prab), un’iniziativa che riunisce 6 organizzazioni della società civile in 6 paesi lungo la rotta balcanica e 3 diversi uffici del Danish Refugee Council.

Tra le pagine si legge di “respingimenti illegali, ma apparentemente tollerati e continui” che sono «una perdita dei valori fondamentali europei della dignità umana e del rispetto dei diritti fondamentali delle persone». Il rapporto mostra che finora i più alti tassi di respingimenti sono stati registrati al confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina. In generale, i cittadini afgani sono la popolazione che denuncia maggiormente i respingimenti (sempre a proposito dell’aiuto all’Afghanistan che tutto il mondo aveva finto di promettere): il 32% dei respingimenti riguarda persone provenienti dall’Afghanistan, il 60% di loro si sono visti negare il diritto di chiedere asilo. Nel 10% degli episodi di respingimento sono stati coinvolti dei bambini. «Stiamo parlando di persone in una posizione estremamente vulnerabile. Rubare o distruggere i loro pochissimi oggetti di valore, non ultimi i loro telefoni che per molti sono un’ancora di salvezza essenziale, è una vergogna assoluta.

Il fatto che questa appaia una pratica diffusa e persino normale è estremamente preoccupante e richiede indagini per garantire che i colpevoli siano assicurati alla giustizia», ha dichiarato alla presentazione del rapporto Charlotte Slente, Segretario Generale del Consiglio danese per i rifugiati, aggiungendo: «che avvengano al confine dell’UE con la Bielorussia, in Croazia o nel Mediterraneo, i respingimenti sono illegali. I funzionari delle forze dell’ordine hanno il diritto di proteggere i confini degli Stati, tuttavia, i diritti umani devono essere rispettati. Le violazioni dei diritti alle frontiere dell’Ue sono una macchia nera sulla reputazione dell’Ue come sostenitrice della dignità umana e del rispetto dei diritti fondamentali delle persone». Con l’arrivo dell’inverno inevitabilmente la situazione è peggiorata: al confine tra Ungheria e Serbia i migranti “vivono senza accesso ai servizi di base e senza assistenza sanitaria”, al confine tra Bosnia-Erzegovina e Croazia le persone «rimangono principalmente in edifici abbandonati, in rovina o in accampamenti di fortuna, senza acqua, elettricità o mezzi per farli per procurarsi un riparo resistente alle intemperie».

Ma nel report si racconta anche di condizioni disumane nei confini interni dell’Ue come a Ventimiglia (dove mancano “cibo, acqua e servizi sanitari, strutture umanitarie” e le donne sono spesso vittima di violenze) o a Oulx dove i migranti sono rimasti bloccati per giorni nei pressi di un rifugio. «Con l’inverno alle porte – si legge nel rapporto – temperature che scendono sotto lo zero e neve, i bisogni delle persone aumenteranno mentre l’accesso all’assistenza umanitaria è spesso ostruito. L’accesso umanitario non dovrebbe essere politicizzato né compromesso. Assistenza salvavita e aiuti umanitari dovrebbero essere messi a disposizione di tutti coloro che sono bloccati alle frontiere dell’Ue, indipendentemente da giochi di potere politico che potrebbero essere in corso. La limitazione dell’accesso ai servizi di base provocherà problemi di protezione e le persone non avranno altra scelta che rivolgersi ai contrabbandieri e a percorsi più pericolosi».

Sulle violazioni sistematiche dei diritti umani dei migranti tunisini c’è anche l’importante racconto del documentario La via del ritorno firmato da Giovanni Culmone, Youssef Hassan Holgado e Matteo Garavoglia, finalista del Premio Morrione 2021: racconta di giovani disillusi dal proprio Paese che vengono respinti per il semplice fatto di provenire dalla Tunisia. “Merito” degli accordi che Italia e Tunisia hanno firmato nell’agosto del 2020 che hanno accelerato la procedura di rimpatrio e incrementato le intercettazioni nelle acque tunisine. Da allora circa 1700 persone sono state rimpatriate senza poter nemmeno presentare domanda d’asilo, in violazione alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati che prevede una valutazione della storia individuale per stabilire se la persona che presenta richiesta di asilo rischia una forma di persecuzione nel paese di origine. La stessa Convenzione vieta di discriminare “in base alla razza, alla religione o al paese d’origine” ma i trattati evidentemente qui da noi non valgono quando diventano un impiccio al razzismo di Stato. Del resto il 2021 non è stato un buon anno per il Diritto e per i diritti.

Milano, 26 giugno 1977 è un attore, drammaturgo, scrittore, regista teatrale e politico italiano.