Dal gran cuore dei napoletani alla solidarietà “organizzata” dalla camorra. Nel giro di un paio di giorni la storia del rider rapinato e pestato da un gruppo di sei ragazzini, tutti fermati dalla polizia in poche ore, e destinatario di una raccolta fondi che in 120 minuti ha racimolato oltre 11mila euro (grazie alle 822 donazioni) viene macchiata dal fango mediatico e social.

Poco importa se Gianni Lanciato, il 52enne fattorino vittima della brutale aggressione, e Vincenzo Perrella, promotore della raccolta e titolare di un’agenzia di viaggi a Casalnuovo (Napoli), hanno deciso di comune accordo di destinare parte della somma raccolta alla Fondazione Cannavaro-Ferrara.

Passa tutto in secondo piano perché a fare notizia è la presenza all’incontro tra le parti, documentato dal Riformista, di Giorgio Mascitelli, produttore discografico e manager di alcuni artisti del panorama neomelodico napoletano (tra cui Tony Colombo e Luciano Caldore) ma soprattutto (questa la “condanna” che si porta dietro) figlio di un camorrista, Bruno Mascitelli, detto ‘o canotto, in carcere dal 2017 e destinatario poche settimana fa di un’altra ordinanza sempre per spaccio di droga.

Giorgio ha 33 anni, è incensurato ed è amico dei promotori della raccolta fondi nata “istintivamente” nei minuti successivi alla diffusione del video dell’aggressione a Lanciato. Viene spesso chiamato in causa dai media solo per il suo rapporto di parentela con un genitore che non può certo rinnegare ma con il quale dice di non avere rapporti da tempo, addirittura prima del suo arresto avvenuto nel 2017.

Un imprenditore dalla fedina penale immacolata ma “pregiudicato” dai media e dai giustizialisti di turno solo per il cognome che porta e per la vicinanza al cantante neomelodico Tony Colombo e alla moglie Tina Rispoli, vedova di Gaetano Marino, ucciso in un agguato di camorra nell’agosto del 2012 a Terracina. Ad oggi sia Mascitelli che i coniugi Colombo sono incensurati e non si capisce perché debbano finire a prescindere nel tritacarne mediatico senza elementi concreti.

Dopo il video dell’incontro tra il rider Lanciato e i promotori della raccolta, e le relative polemiche sulla presenza di Mascitelli e sulle ipotetiche pressioni che avrebbe ricevuto lo stesso rider per devolvere parte della somma in beneficenza, la piattaforma GoFundme ha chiesto a Perrella ulteriori spiegazioni su come verranno utilizzati i fondi perché “dalla stampa si evince che Gianni ha rinunciato alla sua parte, quindi l’obiettivo iniziale della raccolta fondi è cambiato”. 

Pressioni smentite allo stesso Riformista dai parenti di Lanciato che si dicono sorpresi della gogna mediatica che stanno subendo gli autori della raccolta. Una fake news che lo stesso ideatore della raccolta ha provato a smontare inviando una serie di documenti alla piattaforma, aggiungendo, con tanto di video dell’incontro, che “dopo essermi accordato con Gianni e con chi ne fa le veci, telefonicamente, siamo giunti alla conclusione che il 50% del ricavato sarebbe comunque stato donato a lui, che intanto aveva ritrovato il mezzo, ed in virtù di questo si decideva di elargire la restante somma di denaro a un ente benefico certificato, nello specifico la Fondazione Cannavaro e Ferrara”.

I soldi sarebbero arrivati sul conto di Perrella che avrebbe poi girato, “pubblicando tutte le ricevute”, la metà al rider Lanciato e l’altra metà alla Fondazione.

Degli 11.068 euro raccolti (frutto di oltre 800 donazioni), tolte le tasse da pagare alla piattaforma (circa il 7%), restano 10.539 euro di cui 2.439 ancora in fase di elaborazione.

Sulla vicenda è intervenuta la Procura di Napoli che vuole approfondire la questione. Al momento al Riformista non è arrivata nessuna richiesta di acquisizione dei video girati da parte degli investigatori. Tuttavia nelle prossime ore potrebbero essere ascoltati i protagonisti della raccolta fondi e lo stesso Lanciato.

“Sono quattro giorni da incubo, non pensavo di vivere tutto questo” commenta amareggiato Perrella. “Ho avviato su GoFundme la raccolta in modo istintivo perché colpito dalla brutalità dell’aggressione. Se avessi avuto altre intenzioni non l’avrei certo fermata a 11mila euro. Sono molto deluso, forse era meglio non organizzare nulla visto quello che poi si è generato. Non m’interessa che i soldi vadano tutti a Gianni o una metà alla Fondazione o tutti indietro ai donatori, voglio solo che finisca presto quest’incubo” conclude.