Si sono conclusi pochi minuti dopo le 13 con ‘The Last Post’, l’omaggio ai caduti, due minuti di silenzio e l’inno ‘God save the King’, i funerali della Regina Elisabetta II, scomparsa lo scorso 8 settembre all’età di 96 anni, di cui 70 alla guida del Regno Unito.

Un Paese che si è fermato per dare l’ultimo omaggio alla sua sovrana, un rito funebre della durata di 13 ore: inaugurato alle 6,30 ora locale (le 7,30 in Italia) dalla chiusura al pubblico del feretro esposto a Westminter Hall, si chiuderà per la ristretta cerchia della Royal Family con la sepoltura nell’abbazia del castello di Windsor, nella cappella di San Giorgio dove sono sepolti il principe Filippo, re Giorgio VI e la regina madre.

Dopo aver messo in campo un imponente schieramento di forze dell’ordine, con misure di sicurezza eccezionali preparate da anni per questo evento, gli occhi del mondo si sono concentrati sull’abbazia di Westminster, dove il feretro della sovrana è arrivato in processione accolto dai 2mila invitati, tra cui 500 tra reali e leader mondiali in rappresentanza di circa 200 Paesi.

Funerali in cui è emersa la commozione della Royal Family, in particolare di re Carlo III, che a fatica ha trattenuto le lacrime all’arrivo del feretro e al termine della funzione. Carlo che ha lasciato anche un biglietto nella corona di fiori posta sulla bara della Regina. Un messaggio che recita così: “In ricordo amorevole e devoto. Charles R”. È una lunga tradizione della monarchia britannica di mettere la R., a significare “Rex” o “Regina” in latino, dopo il nome per le firme dei documenti ufficiali. Ci sono delle eccezioni, come la Regina Vittoria che si firmava Victoria RI, “Regina Imperator” dopo la sua nomina ad imperatrice dell’India.

Elisabetta II “ha dedicato la sua vita a servire la nazione e il Commonwealth“, come aveva promesso nella trasmissione radiofonica fatta per il suo 21esimo compleanno. Sono state queste le parole dell’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Chiesa d’Inghilterra, nel suo sermone durante la liturgia solenne.

Welby ha anche ricordato il “We’ll Meet Again” (Ci incontreremo di nuovo) che la sovrana indirizzò in un messaggio ai sudditi nel pieno del lockdown per la pandemia di Covid, ribadendolo ora in nome della fede nell’aldilà. Una sovrana “gioiosa. Presente a tanti, e ha toccato tantissime vite”, l’ha ricordata l’arcivescovo.

Redazione