Nel momento in cui il rapporto tra Italia e Stati Uniti attraversa una fase di divergenze sul piano politico, è la dimensione economica e industriale a restituire l’immagine più solida e concreta della profondità strategica della relazione transatlantica. La missione a Washington del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si inserisce in questo contesto e ne chiarisce il senso: tra alleati possono emergere differenze di vedute, ma la profondità del rapporto non viene meno. “Come in ogni relazione, esistono momenti di maggiore allineamento e fasi in cui le prospettive non coincidono pienamente. È proprio la capacità di gestire queste fasi che ha rafforzato nel tempo la nostra partnership”, ha osservato il ministro.

Un esempio concreto della dimensione operativa del rapporto in evoluzione arriva dall’evento organizzato da Decode39 al Wilson Center, a pochi passi dalla Casa Bianca, che ha riunito rappresentanti istituzionali, mondo politico e attori chiave dell’industria transatlantica. Tra gli ospiti, oltre al ministro Giorgetti, erano presenti aziende italiane attive negli Stati Uniti e una componente parlamentare che ha accompagnato la missione, a conferma di un dialogo politico a supporto di quello economico. È nei contenuti emersi da questo confronto che si coglie la direzione della relazione. L’evento ha visto protagoniste alcune tra le realtà più rappresentative del tessuto produttivo italiano a stelle e strisce. Roberto Scaramella, general manager Transportation and International di Almaviva, ha tracciato una visione chiara del passo successivo: «Co-investire in tecnologie critiche: semiconduttori, IA, comunicazioni sicure e infrastrutture intelligenti». Una ricetta che trova già applicazione operativa, con tecnologie sviluppate negli Stati Uniti e implementate anche in Italia.

Marco Pistoia, CEO di IonQ Italia, ha portato al tavolo l’urgenza della sfida quantistica, sottolineando come restare indietro significhi «sviluppare e utilizzare algoritmi presto obsoleti», mentre ritardi nella sicurezza esporrebbero «dati aziendali, industriali e governativi sensibili ad avversari dotati di capacità tecnologiche superiori». Michele Poggipolini, CEO del Poggipolini Group, ha evidenziato come l’industria italiana stia «trasformando una grande sfida industriale in una piattaforma globale, innovativa e focalizzata nel modernizzare l’attuale supply chain delle componenti aeronautiche». A completare il quadro, la presenza di Kenneth Braithwaite, chairman di Fincantieri Marinette Marine (la controllata americana del gruppo triestino), e di Rita Balogh di Google, in rappresentanza del mondo big tech. «Nel corso degli ultimi 165 anni, la nostra relazione ha attraversato fasi di diversa intensità», ha affermato Giorgetti in chiusura, ma «la profondità e la solidità dei nostri legami affondano le radici in valori condivisi».

In questo quadro, infrastrutture digitali e sistemi intelligenti sono decisivi per l’efficienza delle reti, mentre l’intelligenza artificiale abilita modelli predittivi nella gestione delle supply chain, da ricostruire tra Paesi “like-minded” e rendere meno esposte a dinamiche ostili; in un contesto di frammentazione geopolitica e competizione tecnologica, la cooperazione industriale tra alleati diventa un pilastro della sicurezza economica, ed è su questo terreno che il rapporto tra Italia e Stati Uniti mostra oggi la sua maggiore solidità. Ne deriva una dinamica chiara: mentre la politica può attraversare fasi di minore sintonia, gli apparati economici e industriali continuano a lavorare in modo integrato, confermando — al di là delle divergenze — che l’alleanza transatlantica resta solida dove oggi conta di più: imprese, innovazione e catene del valore.

Emanuele Rossi

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