Dobbiamo riconoscere il merito all’Europa, grazie all’opera del nostro governo, di non avere voltato le spalle all’Italia in questa fase post covid. Sul tema delle risorse è dei giorni recenti l’attivazione del Sure che metterà a disposizione del nostro Paese la parte di gran lunga più consistente dell’intero stanziamento europeo, oltre 27 miliardi di euro su un totale di 81. Queste risorse (sono prestiti) potranno essere attivate anche per provvedimenti già adottati nei mesi precedenti con un contenimento sia della consistenza delle manovre in deficit sia dei relativi di interessi passivi pagati al mercato. Nella attesa di conoscere se anche il Mes verrà attivato (circa 36 miliardi) la attivazione del Sure deve essere letta di concerto con le previsioni del Recovery Plan che, ricordiamo, potrebbero mettere a disposizione del nostro Paese circa 209 miliardi (82 a fondo perduto e 127 come prestiti) purché destinati ad investimenti. Il sostegno erogato è condizionato al raggiungimento di obiettivi intermedi, le risorse debbono essere impegnate entro il 2023, impiegate entro il 2026 con il 70% da spendere nei prossimi 2 anni e la restituzione dei prestiti ricevuti avverrà dopo il 2026. È prevista una anticipazione pari al 10% che porterebbe risorse disponibili a brevissimo per circa 20 miliardi; potranno essere computate nel conteggio dei finanziamenti anche le spese (già) effettuate da febbraio 2020 purché coerenti con la strategia di fondo del Recovery.

A ottobre tutte le varie nazioni presenteranno un “programma lavori” e all’esito di quel vaglio verranno stabilite definitivamente le risorse attribuite a ogni singolo paese. Circa 70 miliardi sembrerebbero destinati alle infrastrutture e all’edilizia. È evidente che dovremmo presentarci con un programma lavori puntuale e concreto che consenta di rispettare le condizioni temporali stabilite dalla Europa.
Per intenderci, esattamente il contrario di quanto previsto nel “piano Colao” o quanto andato in onda durante la passerella degli “Stati Generali” che avevano il solo fine di comperare tempo senza alcuna attinenza con la drammatica realtà quotidiana. La gran parte delle previsioni del “Piano Italia veloce” sono anche esse di difficile attuazione, mancano progetti avanzati, se traguardate ai prossimi 12/18 mesi. Sicuramente potranno trovare attuazione non solo le tratte ferroviarie Napoli/Bari e Brescia/Verona e il nodo ferroviario di Firenze ma anche un lotto della SS 106 Jonica come pure le linee metropolitane M4 di Milano e la linea C di Roma. Troveranno completamento anche i lavori del nodo ferroviario di Genova ed il collegamento dell’ultimo miglio tra il Terzo Valico dei Giovi ed il Porto di Genova. In aggiunta a questi interventi la vera opera strategica che serve al nostro Paese è la messa in sicurezza del territorio e la realizzazione di un piano pluriennale di manutenzione ordinaria e straordinaria che, come evidenziato da Renzo Piano, riguarderà più generazioni.

Abbiamo un Paese che cade letteralmente a pezzi con infrastrutture obsolete prive di un programma di manutenzione da decenni, di molte opere non si conosce neppure chi sia il “proprietario”, figuriamoci lo stato conservativo in cui versano. L’intero patrimonio pubblico è al collasso. La viabilità stradale, i viadotti, le gallerie, le scuole, gli ospedali, le università, le condutture idriche, il sistema fognante, i corsi d’acqua, gli edifici pubblici sia abitativi che produttivi, le caserme, gli impianti sportivi e così via necessitano di attenzione e risorse dopo anni di abbandono. Questo piano, per Ance, deve trovare attuazione attraverso gli Enti Locali che per la loro capillare presenza sul territorio sono gli unici in grado di poter fare atterrare risorse in maniera diffusa senza che si ingenerino perniciosi conflitti di competenza (titolo V) presso la Corte Costituzionale. L’attuale disciplina dei Llpp contempla un percorso facilitatorio per mandare in gara i lavori di manutenzione. Questi progetti riguarderebbero per la grande maggioranza opere già realizzate facendoci conseguire economie in termini di autorizzazioni come la vicenda Polcevera ci ha insegnato. Ance ha presentato il “Piano Italia” che prevede il coinvolgimento degli Enti locali nella realizzazione di queste opere attraverso un meccanismo gratificante (più opere realizzi e maggiori saranno i finanziamenti su cui potrai contare) che spingerà gli Enti locali ad avviare cantieri.

Vi sono già circa 39 miliardi previsti nelle ultime tre leggi di bilancio che abbracciano un arco temporale dei prossimi 15 anni con risorse contemplate in ben 11 programmi di spesa che necessitano solo di essere attivati con il coinvolgimento del ruolo istituzionale di Cdp e della Bei. Non solo infrastrutture materiali ma anche un adeguato cablaggio delle città atteso che il lavoro da remoto diverrà sempre più centrale nella nostra vita professionale e privata. La (necessaria) infrastrutturazione del Paese passa attraverso la fruibilità con decoro e in sicurezza del patrimonio esistente; Ance da anni sostiene la necessità che accanto ad opere strategiche quale, ad esempio, la alta velocità ferroviaria venga riconosciuto il ruolo di strategicità anche alla manutenzione dell’esistente.

Al Paese servono tutte e due le tipologie di opere ed è ora di registrare dalla politica un salto di qualità in questi termini senza però confondere la manutenzione e messa in sicurezza con la sostituzione degli infissi e delle caldaie. Il lockdown, per i cantieri è terminato a fine aprile ma troppo tempo è trascorso infruttuosamente, sia prima che dopo, perché accanto ai sacrosanti provvedimenti di politica sociale della prima ora seguissero le necessarie misure di politica economica; con i bonus a pioggia non si va da nessuna parte. La mancanza di risorse ha vanificato i contenuti del DL Scuola di aprile che aveva attribuito ampi poteri ai Sindaci in materia di messa in sicurezza ed agibilità dei vari plessi scolastici; tra pochi giorni inizierà l’anno scolastico e nulla è stato fatto. Serve trasferire ingenti risorse agli Enti Locali purché destinate ad investimenti.

È necessario, come proposto da Ance, raschiare il fondo del barile e indirizzare le poche risorse disponibili, non certo gli inesistenti 130 miliardi di euro sbandierati, per arrivare a metà 2021 quando saranno disponibili le prime risorse del Recovery. Ora basta; pensare di continuare a galleggiare in questo stato di incertezza non ci porterà da nessuna parte, il Paese ha bisogno di avvertire fermezza di intenti, unità sulla direzione di marcia, per le tutte le classi dirigenti è arrivato il momento della verità. Rammentiamo l’insegnamento di Aldo Moro quanto mai attuale: «Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà». Ance è pronta come sempre a offrire il proprio contributo.